Morto Sean Connery, il divo che rese sexy l'agente eroe firmato Ian Fleming
di
Giancarlo de Cataldo
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di Giancarlo de Cataldo
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Lo scrittore raccontò la spia, l'attore la fece diventare un mito
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“Mi fermai a un tavolo dove si giocava al baccarà. Tra i giocatori c’era una delle mie bestie nere, Bloch, un lituano dalla faccia anonima ma molto ricco e molto spavaldo. Non so che diavolo mi prese, forse perché dietro di me c’era Fleming, ma quando Bloch scandì 'banque ouverte!', puntai, freddo e distaccato, cinquantamila dollari”. Siamo in piena seconda guerra mondiale. L’autore della puntata esagerata si chiama Dusko Popov. E’ serbo, ha poco più di trent’anni, e i soldi che ha appena scaraventato sul tavolo glieli ha dati l’Abwehr, il servizio segreto di Hitler.
Il fatto è che Popov è un agente doppio: finge di stare coi nazisti, ma in realtà lavora per il Re d’Inghilterra. Così come colui che lo sta pedinando: Ian Fleming, giovane comandante di marina, incaricato di indagare su questo curioso personaggio. La nonchalance con la quale Dusko si gioca al tavolo verd…
“Mi fermai a un tavolo dove si giocava al baccarà. Tra i giocatori c’era una delle mie bestie nere, Bloch, un lituano dalla faccia anonima ma molto ricco e molto spavaldo. Non so che diavolo mi prese, forse perché dietro di me c’era Fleming, ma quando Bloch scandì 'banque ouverte!', puntai, freddo e distaccato, cinquantamila dollari”. Siamo in piena seconda guerra mondiale. L’autore della puntata esagerata si chiama Dusko Popov. E’ serbo, ha poco più di trent’anni, e i soldi che ha appena scaraventato sul tavolo glieli ha dati l’Abwehr, il servizio segreto di Hitler.
Il fatto è che Popov è un agente doppio: finge di stare coi nazisti, ma in realtà lavora per il Re d’Inghilterra. Così come colui che lo sta pedinando: Ian Fleming, giovane comandante di marina, incaricato di indagare su questo curioso personaggio. La nonchalance con la quale Dusko si gioca al tavolo verde un patrimonio - la stessa nonchalance con cui, da agente doppio si gioca la pelle al tavolo della vita - colpisce Fleming. Al punto che sarà proprio Dusko il modello al quale il futuro scrittore si ispirerà per inventare James Bond, l’agente 007.
Lo scrittore Ian Flemin g. In alto, Sean Connery nel ruolo di James Bond
La spia più amata di tutti i tempi ha dunque origini balcaniche. Il Bond letterario nasce nel 1953, e, dopo trascurabili tentativi, approda sul grande schermo dieci anni dopo. Ha il volto di Sean Connery. Ed è immediatamente leggenda. Dusko Popov era un uomo colto, raffinato, coraggioso, leale, temerario sino all’incoscienza, nonché, ovviamente, implacabile “tombeur de femmes”. Ma un agente destinato a incarnare la quintessenza del “british mood” uno se lo immagina algido, pallido, esangue ed estenuato, con l’aria sofferta di un Leslie Howard, o, per venire a tempi più recenti, con lo sguardo glacial- siberiano di un Daniel Craig, o per tornare al modello, di Dusko Popov stesso. Mentre Sean Connery è un animalone scuro, villoso, muscoloso e massiccio, un cocktail di sensualità e primitività che ti fa parteggiare istintivamente per lui di là da ogni preclusione ideologica- con buona pace dello storico marxista Ernest Mandel, che lo considerava un esempio di cinica mistificazione capitalista- ma che consegna alla storia un interprete molto diverso dal raffinato Guglielmo di Baskerville de Il nome della rosa.
Certo: anche il Bond letterario di Fleming è scozzese, come Connery, ed ha una mamma svizzera, come la Ursula Andress la cui uscita dalle acque in Licenza di uccidere ha devastato i sogni di un’intera generazione. Rimasto presto orfano, come altre legioni di eroi del mito di ogni tempo, studia a Eton, impara sei o sette lingue, e viene infine reclutato dall’MI6 con lo scopo di salvare, progressivamente, l’Inghilterra, l’Europa, l’Occidente, e ove possibile il mondo intero, da comunisti, scienziati pazzi, poteri criminali occulti. Un supereroe di massa, per dirla con Umberto Eco.
Il suo successo letterario si fa culto, e poi mito, grazie alle doti di vitalismo, irriverenza, ironia, leggerezza e alla carica erotica scatenata dall’irresistibile carisma di Sean Connery. Ma il mito segue strade spesso indecifrabili. Dietro l’inglese c’è il serbo, dietro un personaggio letterario “upper class” un interprete di origini proletarie, dietro uno spione fedele suddito della Regina un Connery strenuo indipendentista scozzese. In fondo, poco importa: lui è stato il primo. Ne sono venuti molti altri, dopo di lui, alcuni forse persino più convincenti nel ruolo. Ma ogni volta che da qualche parte nel mondo qualcuno ricorda la famosa battuta, “il mio nome è Bond, James Bond” l’immagine che viene alla mente è sempre e solo quella di Sean Connery.