Il medico di base veneto: "Io i tamponi nel mio studio non li farò"
di Enrico Ferro , di Enrico FerroOsvaldo Buzzaccarini: "Io ho 64 anni, faccio il medico di base da 29. Interrompere la normale attività per fare questi tamponi produrrà problemi notevoli"
Con una ordinanza regionale il governatore del Veneto Luca Zaia ha precettato 3 mila medici di base, obbligandoli a eseguire tamponi rapidi ai loro pazienti. "Ora sono ufficiali di sanità pubblica, chi si esime sarà sanzionato", ha ricordato il presidente presentando il provvedimento, al momento unico in Italia. Il contesto in cui matura questa scelta è quello degli ospedali veneti oberati di lavoro e con la macchina dei tamponi che procede a ritmo incessante, drenando risorse notevoli. La strategia del Veneto, dunque, è quella di appaltare l'esecuzione dei test antigenici rapidi ai medici sul territorio. Con tutti i problemi che ne conseguono su vari fronti, non ultimo quello dell'attendibilità di questi test che consegnano un esito nel giro di un quarto d'ora. A sollevare dubbi di carattere logistico e organizzativo sono i diretti interessati, investiti da questo diktat senza possibilità di replica e pure co…
Con una ordinanza regionale il governatore del Veneto Luca Zaia ha precettato 3 mila medici di base, obbligandoli a eseguire tamponi rapidi ai loro pazienti. "Ora sono ufficiali di sanità pubblica, chi si esime sarà sanzionato", ha ricordato il presidente presentando il provvedimento, al momento unico in Italia. Il contesto in cui matura questa scelta è quello degli ospedali veneti oberati di lavoro e con la macchina dei tamponi che procede a ritmo incessante, drenando risorse notevoli. La strategia del Veneto, dunque, è quella di appaltare l'esecuzione dei test antigenici rapidi ai medici sul territorio. Con tutti i problemi che ne conseguono su vari fronti, non ultimo quello dell'attendibilità di questi test che consegnano un esito nel giro di un quarto d'ora. A sollevare dubbi di carattere logistico e organizzativo sono i diretti interessati, investiti da questo diktat senza possibilità di replica e pure con la minaccia di sanzioni disciplinari. Alcune sigle sindacali, come Snami del Veneto e Fimmg di Vicenza e Treviso, si sono rifiutate di firmare l'accordo. Osvaldo Buzzaccarini, medico di base della cintura urbana di Padova, non teme di esprimere la propria contrarietà. "Ho preso in affitto un appartamento di 70 metri quadrati che divido con un altro collega. Il problema fondamentale è questo: i nostri sono studi, non ambulatori. Come facciamo a garantire camere separate, percorsi separati, divisione tra soggetti sani e soggetti infetti?".
Quindi il problema è logistico?
"Non solo. Per eseguire un tampone mi devo bardare, poi devo svestirmi, sanificare gli ambienti. Con tre tamponi se ne va mezza giornata. E tutti gli altri pazienti a chi si rivolgeranno?".
Dunque lei proprio non condivide il provvedimento.
"La condivido nella teoria, perché la situazione è talmente critica che qualcosa bisogna fare. Ma non posso condividerla nella pratica. Interrompere la normale attività per fare questi tamponi produrrà problemi notevoli. Significa abbandonare pazienti anche fragili, anziani".
Il governatore Zaia ha sottolineato che sarete pagati per questo servizio.
"Non mi interessa che mi paghino, non è questo che fa la differenza. Io dico: mi diano la possibilità di farlo in un ambiente sicuro e di non trascurare tutti gli altri. Non è una questione di volersi sottrarre alle responsabilità. Io presto già servizio in una casa di riposo. Poi c'è un altro aspetto non indifferente".
Quale?
"Per poter fare questi tamponi in maniera fluida servono un infermiere e un assistente. E non tutti i medici di base possono contare su una simile struttura. In emergenza si fa di tutto ma una delle prime regole da rispettare è la sicurezza del soccorritore. Se muore il soccorritore non c'è più nessuno che soccorre".
Lei è iscritto a un sindacato?
"No, non più".
Il maggiore sindacato italiano, la Fimmg, ha firmato l'accordo. Il suo vicepresidente, Domenico Crisarà, dice che è giusto farlo.
"Crisarà è d'accordo? Lo faccia lui allora. Prima di siglare un accordo vanno sentiti i colleghi. Lui è d'accordo ma con gli impegni sindacali che ha in ambulatorio ci sta poco. Non vive sulla sua pelle le conseguenze delle decisioni prese".
Quanto è nutrito il fronte dei contrari?
"C'è un fronte ufficiale e siamo in pochi a esporci. Poi c'è un fronte sotterraneo ed è molto nutrito. Nessuno vuole esporsi. Io ho 64 anni, faccio il medico di base da 29. Ormai sono prossimo alla pensione e peccato non poterci andare subito".
Quindi non è proprio d'accordo con l'ordinanza di Zaia.
"Io Zaia l'ho anche votato. Condivido molte cose che fa ma stavolta l'hanno consigliato male. Le cose prima bisogna preoccuparsi di come farle e poi si dice sì, le facciamo.
Può essere che sia un provvedimento deciso per mascherare le carenze organizzative?
"In ambito sanitario c'è una carenza di organico da paura. Mancano medici e anche infermieri".
Lei come avrebbe risolto la situazione?
"Se lo sapevo facevo il ministro. Io mi limito a fare il mio mestiere".
Come conta di organizzarsi adesso?
"Se arriva la comunicazione ufficiale mi renderò disponibile a prestare servizio in una struttura pubblica, in sicurezza ma non certo nel mio studio".
E tutti gli altri suoi pazienti?
"Emergeranno le criticità".
Quindi il problema è logistico?
"Non solo. Per eseguire un tampone mi devo bardare, poi devo svestirmi, sanificare gli ambienti. Con tre tamponi se ne va mezza giornata. E tutti gli altri pazienti a chi si rivolgeranno?".
Dunque lei proprio non condivide il provvedimento.
"La condivido nella teoria, perché la situazione è talmente critica che qualcosa bisogna fare. Ma non posso condividerla nella pratica. Interrompere la normale attività per fare questi tamponi produrrà problemi notevoli. Significa abbandonare pazienti anche fragili, anziani".
Il governatore Zaia ha sottolineato che sarete pagati per questo servizio.
"Non mi interessa che mi paghino, non è questo che fa la differenza. Io dico: mi diano la possibilità di farlo in un ambiente sicuro e di non trascurare tutti gli altri. Non è una questione di volersi sottrarre alle responsabilità. Io presto già servizio in una casa di riposo. Poi c'è un altro aspetto non indifferente".
Quale?
"Per poter fare questi tamponi in maniera fluida servono un infermiere e un assistente. E non tutti i medici di base possono contare su una simile struttura. In emergenza si fa di tutto ma una delle prime regole da rispettare è la sicurezza del soccorritore. Se muore il soccorritore non c'è più nessuno che soccorre".
Lei è iscritto a un sindacato?
"No, non più".
Il maggiore sindacato italiano, la Fimmg, ha firmato l'accordo. Il suo vicepresidente, Domenico Crisarà, dice che è giusto farlo.
"Crisarà è d'accordo? Lo faccia lui allora. Prima di siglare un accordo vanno sentiti i colleghi. Lui è d'accordo ma con gli impegni sindacali che ha in ambulatorio ci sta poco. Non vive sulla sua pelle le conseguenze delle decisioni prese".
Quanto è nutrito il fronte dei contrari?
"C'è un fronte ufficiale e siamo in pochi a esporci. Poi c'è un fronte sotterraneo ed è molto nutrito. Nessuno vuole esporsi. Io ho 64 anni, faccio il medico di base da 29. Ormai sono prossimo alla pensione e peccato non poterci andare subito".
Quindi non è proprio d'accordo con l'ordinanza di Zaia.
"Io Zaia l'ho anche votato. Condivido molte cose che fa ma stavolta l'hanno consigliato male. Le cose prima bisogna preoccuparsi di come farle e poi si dice sì, le facciamo.
Può essere che sia un provvedimento deciso per mascherare le carenze organizzative?
"In ambito sanitario c'è una carenza di organico da paura. Mancano medici e anche infermieri".
Lei come avrebbe risolto la situazione?
"Se lo sapevo facevo il ministro. Io mi limito a fare il mio mestiere".
Come conta di organizzarsi adesso?
"Se arriva la comunicazione ufficiale mi renderò disponibile a prestare servizio in una struttura pubblica, in sicurezza ma non certo nel mio studio".
E tutti gli altri suoi pazienti?
"Emergeranno le criticità".