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Moschea e kalashnikov, il falso pentimento del combattente Kujtim

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Con un amico tentò di andare a Kabul e poi in Siria ma venne arrestato. “Ho fatto un grosso errore”, disse ai giudici e ottenne la scarcerazione dopo una condanna a 22 mesi
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VIENNA - Nella sua ultima immagine da vivo, ha la faccia risoluta di chi sta accarezzando un kalashnikov, e la cosa gli piace. Da morto non sappiamo come fosse, se stupito dal colpo che lo ha abbattuto, o felice, in quanto finalmente eroe, o martire, il sogno di alcuni. Ma solo pochi mesi fa aveva indossato la maschera della pecora smarrita, "era uno buono, innocuo", lo ricorda infatti l'avvocato Rast. Al giudice il ragazzo aveva detto "sono pentito, ho fatto un grosso errore. Non era mia intenzione andare in Siria". Il giudice aveva creduto a Fejzulai Kujtim, che l'altra sera a Vienna è salito su un vagone della metro U2 con un tascapane a tracolla e un borsone, dentro aveva un AK 47, un machete, una pistola, che ha poi variamente usato lasciando così una traccia di sé nel mondo.

Un giovane di periferia, delle molte che ha attraversato nei suoi appena vent'anni di vita. Moedling, dove è nato, Simmering, e Donaustadt, dove i…
VIENNA - Nella sua ultima immagine da vivo, ha la faccia risoluta di chi sta accarezzando un kalashnikov, e la cosa gli piace. Da morto non sappiamo come fosse, se stupito dal colpo che lo ha abbattuto, o felice, in quanto finalmente eroe, o martire, il sogno di alcuni. Ma solo pochi mesi fa aveva indossato la maschera della pecora smarrita, "era uno buono, innocuo", lo ricorda infatti l'avvocato Rast. Al giudice il ragazzo aveva detto "sono pentito, ho fatto un grosso errore. Non era mia intenzione andare in Siria". Il giudice aveva creduto a Fejzulai Kujtim, che l'altra sera a Vienna è salito su un vagone della metro U2 con un tascapane a tracolla e un borsone, dentro aveva un AK 47, un machete, una pistola, che ha poi variamente usato lasciando così una traccia di sé nel mondo.

Un giovane di periferia, delle molte che ha attraversato nei suoi appena vent'anni di vita. Moedling, dove è nato, Simmering, e Donaustadt, dove i gruppi d'assalto hanno individuato l'appartamento della casa popolare dove viveva, hanno fatto saltare la porta con l'esplosivo, e un vicino di casa perbene ha subito chiamato la polizia: "C'è stata un'esplosione, venite". Tra quelle pareti sbrecciate dalla carica, se ne è andato il sogno di rivoluzione di uno prima con la barbetta e poi con il barbone, che qualche giorno fa si era fatto un ritratto via Instagram, annunciando di fatto la sua molto audace azione. Il kalashnikov, la pistola e il coltellaccio che forse avrebbe voluto usare per sgozzare e decapitare, l'hanno ucciso prima. L'anello nero al dito, e sembra proprio quello con le spade incrociate simbolo dell'Isis. Insomma, il ragazzo quel giorno del video aveva scollinato, nessuno però se ne era accorto. Il resto è venuto da sé, la fretta di concludere l'impresa per via dell'imminente lockdown, non restava molto tempo se non lunedì sera, ultima occasione possibile per fare, agire, castigare il mondo peraltro già triste del centro città, la gente seduta ai tavolini per salutarsi, e poi buttarsi in una nuova clausura. Quel mondo non gli apparteneva, "lui cercava solo un suo posto nella vita", ricorda l'avvocato che lo ha seguito nel processo, "se avesse frequentato una palestra sarebbe diventato un pugile. Invece ha frequentato una moschea".

E per tornare indietro un attimo nella vita di Kujtim, bisogna sicuramente dire che la sua famiglia era invece a posto. Origini albanesi, originari di Celopek, frazione di Brvenica, Macedonia del Nord. Scappati forse dalla guerra, comunque approdati a Vienna, come tanti, e finiti nella banlieu della capitale, i quartieri che via via deperiscono a partire dal centro, e se si prende lo stradone che porta a Simmering, spariscono i viali alberati e i lampi d'oro sulle facciate dei palazzi, scorrono uffici e saloni di Mercedes usate, poi i negozietti di robe usate e i discount Tedi, appaiono ciminiere sullo sfondo, i Mc Donald's accanto ai Mr Quebab, i familienpizza, le case sempre più scrostate. Da queste parti Fejzulai è cresciuto tifando per l'Isis e frequentando a 16 anni una moschea che non è certo la famosa in Bruckhaufen, con la grande cupola verde, ma una di quelle dove si studiano le cose proibite. Combattere, ad esempio, e infatti da qualche parte Fejzulai ha imparato come si spara, come si dà il colpo di grazia.

Era "la moschea sbagliata", e lo dice lui stesso al giudice che deve decidere se scarcerarlo. Racconta anche "a scuola andavo sempre peggio, discutevo sempre con mia madre, volevo andarmene da casa". L'Isis, era una soluzione: "Il tuo appartamento, il tuo reddito...", ma l'Isis non è un ente benefico, forse lui non lo ha capito. Decide di andare in Afghanistan, a Kabul, assieme a un amico. Poi si accorge che serve un visto, che non ha. Vuole aderire allo Stato islamico, deve tornare indietro. Al processo, il viaggio mancato diventa un dato importante per il circuito delle polizie internazionali, nel 2018 la Germania lo inserisce nel Sistema informativo Schengen ex articolo 36, la riservata sorveglianza. Quell'anno, ed è settembre, compra un biglietto aereo per la Turchia. È solo, usa i soldi guadagnati con un lavoretto estivo. Vuole combattere in Siria, la polizia turca lo ferma al confine, in una tana, "un posto di m.", racconta Rast, senza acqua corrente, doccia, un posto per quelli che stanno per fare il grande salto. Arrestato, si fa quattro mesi di galera, poi viene rispedito in Austria, e processato, condannato a 22 mesi.

Nel frattempo, la madre aveva denunciato la scomparsa di un figlio che certamente voleva salvare. Ma lui era già perduto, postava i filmati della strage di Charlie Hebdo, e il suo amore per l'Isis, come ha fatto anche qualche giorno fa. Lo Stato lo aveva preso in carico, affidato agli esperti del programma Derad, che cerca di disinnescare almeno la voglia di uccidere, in questo caso fallendo. In ultimo, voleva forse colpire la sinagoga, finendo ucciso davanti a una chiesa cattolica, lui e il suo anello nero, e la cintura esplosiva, fasulla.