Cronaca

L'Italia dei tre colori

La scelta cromatica per la mappa del Paese minacciato dal Covid 19 non era per nulla scontata. Perché manca il bianco? Perché il verde è diventato sinonimo di ordine costituito? Perché il giallo non significa allarme?
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Il verde non si è acceso. Quindi non si potrà avere via libera. Il verde del Covid free sulla cartina non c'è. L'Italia appare colorata di giallo nella maggior parte, con un po' di rosso al Nord e in fondo allo Stivale, e poi l'arancione in due regioni. La scelta dei colori con cui dipingere la mappa del Bel Paese minacciato dal Covid 19 non era per nulla scontata. Il rosso sì, perché oramai è il colore dell'allarme, del lì-non-si-passa, dello stop. Colore del sangue e anche dell'amore, è il più usato e amato, prima che il blu lo soppiantasse a partire negli ultimi secoli, almeno in Occidente. Nei primi semafori - il primo si inaugura a Londra nel 1868 - il verde non c'era, appare solo negli anni Trenta del XX secolo negli Stati Uniti, dove i semafori sono bicolori: rosso e verde. Ma perché non hanno scelto il bianco, che del rosso è il contrario?, si è chiesto Michel Pastoureau, medioevalista e studioso dei sistemi simbolici.

Il verde nel passato era colore del disordine, della trasgressione, di ciò che si oppone all'ordine costituito; oggi è il colore della Natura, dell'ecologia. Così è diventato il complementare del rosso, il suo opposto simbolico. Si è cominciato in mare nel Settecento con la formula: "dare luce verde", che vuol dire autorizzare il passaggio; perciò verde uguale a: lasciapassare, libertà. Niente verde sulla cartina proposta dal Governo.

C'è quel giallo che si spalma su gran parte della penisola. Anche il giallo è un colore dell'allarme, per quanto sia il colore che si identifica con la luce e la luminosità. Si tinge di giallo tutto ciò che si deve vedere bene. I bambini colorano così il sole: gioia, energia, bellezza. Soprattutto se è il giallo-oro, colore fondamentale nel mondo antico e medievale: tesori, monete, ricchezza, potere. Creso nel mito trasforma tutto in oro ciò che tocca. In realtà il giallo è un colore ambivalente, poiché è anche il colore della malattia e della morte. Giuda è vestito con una veste gialla, e col giallo sono marchiati gli ebrei a partire dal medioevo, anche se non si sa bene quando sia cominciato e perché, dal momento che per un lungo periodo si imponeva loro il nero o segni distintivi di tipo geometrico (losanga, stella, rotella eccetera). E non solo a loro, ma anche a tutti coloro che esercitano mestieri ritenuti disonesti o pericolosi come i chirurghi, i musicanti, i vagabondi, i mendicanti, le prostitute. Il giallo scompare dagli abiti delle classi alte a partire dal XIII secolo. Anche oggi è ben poco indossato e se si vuole una controprova si contino le automobili gialle in circolazione. Poche. Per quanto sia tornato di moda con la rivolta francese dei gillets jaunes, dove resta però un colore pericoloso. E poi c'è il "pericolo giallo", una formula inventata nel 1895 da Guglielmo II in Germania e rimasta a lungo nell'immaginario europeo, per indicare le popolazioni asiatiche: giapponesi e cinesi, per quanto il colore della loro pelle non sia affatto giallo. Nella scelta dei tre colori dell'Italia del nuovo piccolo lockdown di questi giorni la cosa più interessante è l'arancione, reputato un colore intermedio tra il rosso del massimo pericolo e il giallo del piccolo pericolo. Perché l'arancione? Nei sondaggi di opinione sul gradimento dei colori l'arancione si colloca tra i meno amati, quasi quanto il marrone, che è ancora più in basso nella classifica. Il fatto è che l'arancione viene oggi percepito come un rosso meno forte, più blando. Colore di forte visibilità - si pensi ai giubbotti indossati dagli automobilisti in caso di fermata dell'autovettura - è senza dubbio un colore naturale, ma molto difficile da rendere nelle colorazioni artificiali, tanto è vero che è abbastanza raro nella pittura medievale, perché si stinge e non possiede una forza pari a quella del rosso o del giallo. Kandinsky ha sostenuto che l'arancione appare come "un rosso avvicinato all'umanità dal giallo". Sono stati gli impressionisti a dare forza all'arancione quale parte della luce solare. Poi è diventato, in virtù della sua vicinanza, ma non sovrapposizione al rosso, il colore di vari movimenti politici, a partire dalla cosiddetta rivoluzione arancione in Ucraina, ma non sembra aver portato grande fortuna a chi lo ha scelto come proprio emblema. Adesso sta lì nella mappa del secondo lockdown a indicare le regioni né carne né pesce, a metà strada. Non guarite, perché verdi non lo è nessuna, ma neppure malate gravi, come indica la scelta alternativa del rosso per le regioni con maggior contagi e dati allarmanti. Forse a Palazzo Chigi conoscono un'altra affermazione di Kandinsky: "l'arancione è come un uomo che cerca disperatamente di convincere della sua forza". Forza o impotenza a metà strada. Insomma una via di mezzo, come le scelte che spesso si fanno dopo l'arrivo del Covid 19.