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(ansa)

L’Italia rischia di essere in ritardo anche nella corsa allo scudo anti Covid

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La macchina del ministero si è appena mossa sul piano per la distribuzione e la somministrazione del vaccino. Domani la firma tra la Ue e la Pfizer per la fornitura di 300 milioni di dosi, seguiranno quelle di altre case
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Stazioni vaccinali dove convocare le persone a rischio, un sistema di distribuzione sicuro e in grado di garantire bassissime temperature alla merce, un enorme programma di controllo per tutti coloro che si sottopongono all'iniezione. L'Italia si muove verso il vaccino non solo firmando accordi con altri Stati e contratti con le industrie ma anche preparando una campagna di salute pubblica senza precedenti. Perché riguarda milioni di cittadini, potenzialmente tutti gli abitanti, e perché viene svolta durante un'emergenza.

Ce n'è abbastanza per non far dormire tranquilli i tecnici e i politici. Al ministero alla Salute è stata incaricata una commissione di esperti che per ora si è riunita una sola volta, anche se un numero ridotto di dosi potrebbe arrivare a breve, a inizio 2021 se non prima. È quindi tardi e bisogna mettersi a correre. I problemi che sta avendo la campagna anti influenzale non sono un bel viatico.

I vaccini a …

Stazioni vaccinali dove convocare le persone a rischio, un sistema di distribuzione sicuro e in grado di garantire bassissime temperature alla merce, un enorme programma di controllo per tutti coloro che si sottopongono all'iniezione. L'Italia si muove verso il vaccino non solo firmando accordi con altri Stati e contratti con le industrie ma anche preparando una campagna di salute pubblica senza precedenti. Perché riguarda milioni di cittadini, potenzialmente tutti gli abitanti, e perché viene svolta durante un'emergenza.

Ce n'è abbastanza per non far dormire tranquilli i tecnici e i politici. Al ministero alla Salute è stata incaricata una commissione di esperti che per ora si è riunita una sola volta, anche se un numero ridotto di dosi potrebbe arrivare a breve, a inizio 2021 se non prima. È quindi tardi e bisogna mettersi a correre. I problemi che sta avendo la campagna anti influenzale non sono un bel viatico.

I vaccini a disposizione

Domani la Ue dovrebbe chiudere l'accordo con Pfizer-Biontech. La multinazionale fornirà 200 milioni di dosi (con l'opzione per altre 100). Intanto all'inizio del 2021 ne arriveranno circa 25 milioni. All'Italia, come anticipato da Repubblica, ne saranno consegnate 3,4 milioni, che serviranno per 1,7 milioni di persone perché va fatto un richiamo. Ma l'Europa ha da tempo chiuso l'accordo con AstraZeneca, che sempre a inizio dell'anno consegnerà 3 milioni di dosi al nostro Paese come prima tranche. Ognuna costa 2,5 euro a dose, molto meno di quelle di Pfizer. La Ue ha poi già chiuso accordi con Sanofi-Gsk e Janssen, che però metteranno più avanti a disposizione i loro prodotti, e sta trattando con Moderna e CuraVac.

La logistica

Consegnare velocemente milioni di dosi non sarà facile. Il vaccino Pfizer si conserva a -75 gradi e potrebbe essere necessario dislocare nelle Regioni grandi frigoriferi per i lotti. L'idea alternativa è quella di farsi spedire i lotti in "rack", contenitori per vaccini, molto grandi, da mantenere a temperatura con ghiaccio secco. Una volta scongelati, i vaccini resistono tre giorni e quindi vanno avvicinati velocemente ai luoghi dove verranno iniettati. Ci saranno meno problemi da questo punto di vista con gli altri vaccini, che non hanno tali temperature di conservazione.

Dove vaccinare

Almeno nella prima fase, quando le dosi non saranno molte, si pensa di usare uffici di igiene delle Asl e ospedali e non gli studi dei medici di famiglia. Questi ultimi potrebbero essere comunque coinvolti, insieme ai medici militari. Impiegare più professionisti in contemporanea servirà a essere più veloci. L'idea è quella di invitarli a lavorare in stazioni vaccinali, grandi dei centri dove fare ogni giorno centinaia di dosi. I militari potrebbero mettere a disposizione strutture mobili (come in Germania) per questo scopo.

I primi a farlo

I medici di famiglia probabilmente dovranno segnalare alle Asl i loro pazienti a rischio. Si vuole creare un grande database con i nomi di chi deve essere vaccinato subito. I malati cronici o comunque più fragili saranno convocati presto ma prima ancora si penserà al personale sanitario impegnato nei reparti più a rischio, e alla protezione civile. Il lavoro preparatorio è enorme e va considerato che dopo la prima campagna non finirà: andranno determinate le altre categorie prioritarie.


I controlli

Ai produttori potrebbe bastare l'approvazione dell'Ema, l'ente regolatorio europeo, per distribuire in Italia ma potrebbero chiamare in causa anche la nostra Aifa. Di certo l'Agenzia del farmaco dovrà occuparsi degli studi di fase 4, quelli successivi all'autorizzazione. Servono a verificare efficacia e sicurezza del vaccino alle reali condizioni d'uso. Visti i milioni di persone coinvolte da subito non sarà un lavoro facile.

Troppa scelta uguale problemi

I vaccini che arriveranno sul mercato sono tanti e si scoprirà certamente che non hanno la stessa efficacia e soprattutto che agiscono in modo diverso a seconda dei soggetti sui quali si usano (anziani, giovani, adulti, malati eccetera). Se uno dei primi vaccini non dovesse dare i risultati sperati cosa si farà a chi lo ha ricevuto? Dovrà essergli iniettato anche un altro prodotto? Ancora non c'è risposta a questa domanda. Anche questa indicazione spetta alla commissione ministeriale.