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Macerata, omelia choc su aborto: "Ancora nessuna condanna dalle istituzioni leghiste"

Lo striscione appeso fuori dalla chiesa dell'Immacolata a Macerata - foto collettivo Non una di meno Macerata 
Il 27 ottobre l’omelia choc del parroco di Macerata ha indignato l’Italia. Non Una di Meno Transterritoriale Marche denuncia: “Le sue parole ora che nelle Marche e a Macerata ha vinto la destra. Il silenzio delle istituzioni fa paura"
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“L’aborto è il più grande degli scempi. È peggio l’aborto o un atto di pedofilia?”. Sono passate quasi tre settimane da quando don Andrea Leonesi, vicario del Vescovo della diocesi che comprende anche Macerata, ha pronunciato queste parole durante un’omelia. Una frase che ha fatto il giro d'Italia, ma su cui ancora non si sono espressi né il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, né il nuovo governatore della Regione Marche Francesco Acquaroli, entrambi eletti a settembre 2020 con le ultime votazioni regionali e comunali. Il primo di Fratelli d'Italia, il secondo leghista.

"Un silenzio assordante, che a questo punto esprime già le loro posizioni", secondo Ylenia di Non Una di Meno Transterritoriale Marche, tra le associazioni organizzatrici del corteo che il 7 novembre è sceso nella piazza principale di Macerata per gridare "Nessuna omelia sul corpo delle donne".
"Il vicario…
“L’aborto è il più grande degli scempi. È peggio l’aborto o un atto di pedofilia?”. Sono passate quasi tre settimane da quando don Andrea Leonesi, vicario del Vescovo della diocesi che comprende anche Macerata, ha pronunciato queste parole durante un’omelia. Una frase che ha fatto il giro d'Italia, ma su cui ancora non si sono espressi né il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, né il nuovo governatore della Regione Marche Francesco Acquaroli, entrambi eletti a settembre 2020 con le ultime votazioni regionali e comunali. Il primo di Fratelli d'Italia, il secondo leghista.

"Un silenzio assordante, che a questo punto esprime già le loro posizioni", secondo Ylenia di Non Una di Meno Transterritoriale Marche, tra le associazioni organizzatrici del corteo che il 7 novembre è sceso nella piazza principale di Macerata per gridare "Nessuna omelia sul corpo delle donne".
"Il vicario - continua l'attivista - non ha solo paragonato un diritto a un reato, ma ha fatto un discorso politico vero e proprio. Ed è questo che preoccupa maggiormente".

Nel video diventato virale Don Leonesi dopo aver elogiato la decisione della Corte Costituzionale polacca di limitare ulteriormente l’accesso all’aborto e aver ricordato alle mogli il ruolo di sottomissione che devono avere rispetto al marito, chiede infatti di pregare affinché “come in Polonia magari anche in Italia, il Signore possa concedere una nuova generazione di cattolici, politici cattolici che possano pian piano invertire la tendenza”.

"Un discorso fatto proprio ora che al potere ci sono questi partiti - continua Ylenia - in un territorio in cui il diritto all’aborto ha già molti ostacoli e in cui, dopo il lockdown, abbiamo assistito alla chiusura di diversi consultori". 

Ivg in ospedale, in alcune province non si fa

Secondo i dati di Non Una di Meno Transterritoriale Marche, le strutture pubbliche in cui viene effettuata l’interruzione volontaria di gravidanza (Igv) non coprono tutte le province marchigiane: tra i principali ospedali c’è quello di Senigallia e quello di Civitanova Marche, ma in realtà come ad esempio quella di Ascoli Piceno il servizio è garantito dall’Associazione italiana per l’educazione demografica, che pratica l’Ivg all’interno della struttura con sanitari appartenenti alla sua rete. Si tratta quindi di una via ibrida, in cui le donne pagano le visite necessarie per accedere al servizio, ma possono ottenere l’Ivg gratuitamente. 

Una volta ricordato che in questa regione 8 medici su 10 sono obiettori di coscienza, si può allora comprendere meglio perché nelle Marche ci sia una tra le più alte percentuali di aborti volontari effettuati fuori dalla provincia di residenza e addirittura fuori regione.

Una situazione non semplice su cui ora gravano anche gli effetti della pandemia di Covid19, che, tra prima e seconda ondata, sta mettendo a dura prova l’intera rete nazionale della 194, con servizi ospedalieri ridotti o addirittura sospesi mentre la somministrazione della pillola Ru486, secondo le associazioni impegnate sul tema, è di fatto quasi inesistente in gran parte d’Italia. 

La possibilità di accedere all’aborto farmacologico attraverso i consultori e l’annullamento dell’obbligo di ricovero in ospedale sono pratiche che avrebbero potuto alleggerire il carico di lavoro sui nosocomi eppure non solo non sono entrate ovunque a regime, ma in regioni come il Piemonte - e prima ancora in Umbria - sono state osteggiate. In entrambi i casi con proposte, circolari o delibere partite da giunte leghiste.

Legge 194, "lotta continua per farla rispettare"

“Ed è per questo che siamo preoccupate - conclude l’attivista marchigiana - Noi siamo partite dall’omelia, ma siamo qui a rivendicare che il diritto all’aborto, il diritto alla scelta, sia garantito in tutta la regione e a tutt@ le donn@ transgender. Di certo la nostra lotta continua, per ora online data la pandemia, ma torneremo presto in piazza”.