Cronaca

Esa, la grande occasione perduta dell'Italia

 Josef Aschbacher 
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Comunque vada sarà un insuccesso. Spaziale. La convergenza sul nome dell'austriaco Josef Aschbacher come prossimo direttore generale dell'Agenzia spaziale europea rappresenta una sonora sconfitta per l'Italia. Ci si può anche consolare pensando che Aschbacher sia italiano di adozione, visto che da diversi anni dirige il Centro per l'osservazione della Terra di Frascati. O pensare che tocchi ora a noi a quella poltrona che lui lascerà libera alle porte di Roma per trasferirsi nel quartier generale dell''Esa, quasi fosse un premio di consolazione.

Resta il fatto che il nostro Paese ha perso una occasione clamorosa. L'Italia, che è il terzo Paese contributore dell'Agenzia spaziale europea, non ha un suo rappresentate al vertice dell'Agenzia dai tempi di Antonio Rodotà (1997-2003). Le altre due superpotenze europee dello spazio, Germania e Francia, erano entrambe fuori dai giochi, anche se per motivi diversi.

È infatti tedesco il direttore generale uscente Jan Woerner: avrebbe potuto aspirare a un secondo mandato, ma ha rinunciato. Difficile dunque per il suo Paese presentare un altro candidato. La Francia, invece, può già vantare il commissario europeo con delega allo spazio Thierry Breton: piazzare un francese all'Esa sarebbe stato un uno-due micidiale per i precari equilibri su cui si reggono le assegnazioni delle poltrone europee.

Sembrava dunque l'anno dell'Italia. E invece è andato tutto storto. Ora ci si potrà esercitare nel classico gioco del rimpallo di responsabilità. Ci sarà chi farà notare che la candidata ufficiale italiana Simonetta Di Pippo non aveva forse lasciato un buon ricordo nei suoi ultimi anni all'Esa, prima di andare a dirigere a Vienna l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari dello Spazio extra atmosferico (Unoosa). E chi, per contro, accuserà Roberto Battiston, scienziato di fama ed ex presidente dell'Agenzia spaziale italiana, di aver disturbato la strategia italiana candidandosi come "indipendente". Scelta tuttavia legittima, perché prevista dalle norme Esa e infatti sfruttata da più di 200 aspiranti direttori generali che hanno presentato domanda all'Agenzia spaziale europea. Ben più dunque delle 22 nazioni che aderiscono all'Esa.

Fatto sta che l'Italia si è ritrovata con due candidati, abbastanza autorevoli da superare le selezioni iniziali e arrivare nella "semifinale" dove erano rimasti solo i migliori otto. A quel punto i giochi sono però diventati politici: più dei curricula e delle competenze hanno cominciato a pesare la diplomazia e le alleanze tra le 22 delegazioni per far convergere la maggioranza dei voti sul proprio candidato. Evidentemente l'Italia non ci è riuscita con la Di Pippo e non ha ci ha nemmeno provato con Battiston.

Il risultato è che i piccoli paesi, il cui voto pesa quanto quello dei grandi finanziatori dell'Esa, sono riusciti a convergere sull'austriaco Aschbacher, probabilmente con la soddisfazione, se non con l'appoggio, della Germania.

Ne ha fatto le spese anche il candidato spagnolo, Pedro Duque, attualmente ministro della Scienza ed ex astronauta. Magra consolazione per Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo spazio, il vero regista della tentata scalata italiana all'Esa. E forse questo nuovo incidente dovrebbe indurre a una qualche riflessione su cosa sta accadendo all'aerospazio italiano da un paio di anni. Dal licenziamento in tronco nel novembre 2018 di Battiston come presidente Asi da parte dell'allora ministro della Ricerca, il leghista Marco Bussetti, alle dimissioni dell'astronauta Esa Samantha Cristoforetti dall'Aeronautica militare nel gennaio 2020.

Nella Ministeriale di Siviglia del novembre 2019 il governo italiano aveva staccato all'Esa per i prossimi quattro anni un assegno da 2,3 miliardi, il più alto di sempre. Così come da record sarà il budget complessivo dell'Agenzia spaziale europea: 14,4 miliardi di euro. Ora a gestirli sarà l'austriaco Josef Aschbacher.