MILANO - Pioniere del nutrizionismo e guru delle diete detox, Henry Chenot è morto oggi in una clinica di Lugano. Nato in Catalogna, naturalizzato francese grazie agli studi e trasferitosi poi in Italia, il santone dei vip aveva 77 anni. Dopo una lunga malattia, lascia la moglie Dominque di 68 anni anni, i figli Nicolas di 42 e Caroline di 37. Per oltre quattro decenni è stato il profeta della biontologia, la "scienza del vivere" che lui stesso aveva ideato. Dopo aver fondato il leggendario "Espace Henri Chenot" dentro l'ospedale di Cannes, nel 1980 era approdato a Solda, paesino di montagna ai piedi dell'Ortles, in Alto Adige. Giusto il tempo di imporre la dieta a Michael Jackson e di rimettere in forma Diego Armando Maradona, speditogli dal presidente del Napoli Corrado Ferlaino, e scende a valle fino a Merano, aprendo a Villa Eden una delle prime Spa europee a cinque stelle.
Considerato tra i massimi esperti mondiali di alimentazione, rivoluzionario delle diete, filosofo, antropologo, psicologo, biologo, profondo conoscitore della medicina tradizionale cinese e dell'agopuntura, in quarant'anni ha fondato un impero basato sulla promessa della bellezza, del restare in forma e del benessere fisico e mentale. Il salto di classe definitivo all'inizio degli anni Novanta con il trasferimento all'Hotel Palace, storica meta internazionale del turismo di lusso. Qui, per le sue "settimane rigeneranti", è accorsa la crema del capitalismo e della politica, seguita dalle star di sport, musica, cinema, cultura e giornalismo. Tra i clienti dell'Espace Henri Chenot, capi di stato e di governo, da Giulio Andreotti a Ciriaco De Mita, da Silvio Berlusconi a Romano Prodi, dal kazako Nursultan Nazarbaev all'azero Ilham Aliyev, dagli emiri del Qatar agli oligarchi russi al potere con Vladimir Putin. Infinita la lista di chi è stato disposto a spendere una fortuna per imparare il "metodo Chenot" dal suo carismatico inventore: tra questi Luciano Pavarotti e Lucio Dalla, Gianna Nannini e Giuliano Ferrara, Francesco Totti e Flavio Briatore.
Definito "il papa della salute", grazie ad una vignetta appesa nel suo studio, prometteva a chiunque un "invecchiamento attivo" e di "restare in forma a qualsiasi età". Grazie a questa assicurazione ha lanciato il turismo del benessere e fondato l'industria della dieta e della bellezza, arricchita con linee cosmetiche, tisane e un'ottantina di trattamenti per la "remise en forme". Oggi gli "Espace Vitalitè Chenot" sono dieci, ospitati in alcuni degli hotel più belli del pianeta da Mosca a Creta, da Marrakech ad Atene, dall'Azerbaijan alla Malaysia. In Italia spicca il suo centro dentro l'Albereta di Erbusco, ultimo presidio nazionale dopo il tempestoso addio al Palace di Merano, consumato a inizio 2020 dopo un quarto di secolo. Da allora Chenot, amareggiato dal licenziamento della moglie e da controversie finanziarie con la proprietà del Palace finite in tribunale, si era ritirato con la famiglia a Weggis, ai piedi delle Alpi svizzere, aprendo un nuovo Espace da sogno sul lago dei Quattro Cantoni. "Se esageri in una cosa - diceva ai clienti-pazienti - poi esageri in tutto". Lui però, questo è certo, non si è mai accontentato.
Considerato tra i massimi esperti mondiali di alimentazione, rivoluzionario delle diete, filosofo, antropologo, psicologo, biologo, profondo conoscitore della medicina tradizionale cinese e dell'agopuntura, in quarant'anni ha fondato un impero basato sulla promessa della bellezza, del restare in forma e del benessere fisico e mentale. Il salto di classe definitivo all'inizio degli anni Novanta con il trasferimento all'Hotel Palace, storica meta internazionale del turismo di lusso. Qui, per le sue "settimane rigeneranti", è accorsa la crema del capitalismo e della politica, seguita dalle star di sport, musica, cinema, cultura e giornalismo. Tra i clienti dell'Espace Henri Chenot, capi di stato e di governo, da Giulio Andreotti a Ciriaco De Mita, da Silvio Berlusconi a Romano Prodi, dal kazako Nursultan Nazarbaev all'azero Ilham Aliyev, dagli emiri del Qatar agli oligarchi russi al potere con Vladimir Putin. Infinita la lista di chi è stato disposto a spendere una fortuna per imparare il "metodo Chenot" dal suo carismatico inventore: tra questi Luciano Pavarotti e Lucio Dalla, Gianna Nannini e Giuliano Ferrara, Francesco Totti e Flavio Briatore.
Definito "il papa della salute", grazie ad una vignetta appesa nel suo studio, prometteva a chiunque un "invecchiamento attivo" e di "restare in forma a qualsiasi età". Grazie a questa assicurazione ha lanciato il turismo del benessere e fondato l'industria della dieta e della bellezza, arricchita con linee cosmetiche, tisane e un'ottantina di trattamenti per la "remise en forme". Oggi gli "Espace Vitalitè Chenot" sono dieci, ospitati in alcuni degli hotel più belli del pianeta da Mosca a Creta, da Marrakech ad Atene, dall'Azerbaijan alla Malaysia. In Italia spicca il suo centro dentro l'Albereta di Erbusco, ultimo presidio nazionale dopo il tempestoso addio al Palace di Merano, consumato a inizio 2020 dopo un quarto di secolo. Da allora Chenot, amareggiato dal licenziamento della moglie e da controversie finanziarie con la proprietà del Palace finite in tribunale, si era ritirato con la famiglia a Weggis, ai piedi delle Alpi svizzere, aprendo un nuovo Espace da sogno sul lago dei Quattro Cantoni. "Se esageri in una cosa - diceva ai clienti-pazienti - poi esageri in tutto". Lui però, questo è certo, non si è mai accontentato.