Finisce la latitanza di Rocco Graziano Delfino, elemento di spicco del clan Alvaro di Sinopoli. Il 34 enne è stato arrestato ieri notte dai Carabinieri della Compagnia di Palmi e dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria a Sant'Eufemia d'Aspromonte, a un passo dal feudo storico di famiglia. Con lui in manette sono finiti anche il fratello e un altro parente, sorpresi nel vecchio rudere in aperta campagna in cui l'uomo è stato scovato. È proprio studiando i movimenti dei familiari dell'uomo, che gli investigatori sono riusciti a chiudere il cerchio su Delfino. Un soldato certo, ma in grado di scalare progressivamente i ranghi dell'organizzazione fino a diventare responsabile delle innumerevoli piantagioni che il clan gestisce nella zona aspromontana.
Un incarico che negli anni gli è costato una collezione di inchieste e condanne per reati contro il patrimonio, rapina, traffico di sostanza stupefacente, porto abusivo di armi ed altri reati e un cumulo di pene definitive pari a 12 anni, 2 mesi e 25 giorni. Ma nel 2017, quando i carabinieri si sono presentati alla sua porta con l'ordine di esecuzione in mano, di lui non c'era più alcuna traccia. Per due anni, Delfino è diventato un'ombra, ma gli investigatori non hanno mai smesso di cercarlo. L'ipotesi è che non si sia mai allontanato troppo dal feudo di famiglia e che per i clan abbia continuato a gestire coltivazioni e traffico di marijuana. E nel clan ha fatto anche "carriera". Negli anni, si è compreso, è diventato anche una sorta di messaggero di fiducia di Domenico Laurendi, mandatario elettorale ed elemento di vertice del clan.
Un ruolo che a Delfino è costato un'accusa di associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta Eyphemos, che nel febbraio scorso ha fatto luce sugli affari, i contatti e i rapporti del clan di Sant'Eufemia, arrivando a travolgere il consigliere regionale di Fdi, appena eletto, Domenico Creazzo. Anche quell'ordinanza di custodia cautelare però è rimasta pendente, per mesi Delfino ha continuato ad essere irrintracciabile. E tale è stato fino a ieri sera. Sorpreso dagli uomini dello Squadrone Cacciatori insieme ai due familiari, l'uomo non ha tentato di fuggire né di negare la propria identità. Quasi rassegnato si è lasciato ammanettare.
Ma la cattura di ieri notte non rappresenta la fine di un'indagine, ma un nuovo punto di partenza. Nel casolare sono stati trovati una pistola cal. 6,35 con matricola abrasa munita di due caricatori e 11 colpi, alcune ricetrasmittenti, più una carta di identità e una patente di guida, entrambe falsificate. Segno che attorno a lui si muoveva una rete complessa di fiancheggiatori, che adesso gli investigatori sono determinati a individuare.
Un incarico che negli anni gli è costato una collezione di inchieste e condanne per reati contro il patrimonio, rapina, traffico di sostanza stupefacente, porto abusivo di armi ed altri reati e un cumulo di pene definitive pari a 12 anni, 2 mesi e 25 giorni. Ma nel 2017, quando i carabinieri si sono presentati alla sua porta con l'ordine di esecuzione in mano, di lui non c'era più alcuna traccia. Per due anni, Delfino è diventato un'ombra, ma gli investigatori non hanno mai smesso di cercarlo. L'ipotesi è che non si sia mai allontanato troppo dal feudo di famiglia e che per i clan abbia continuato a gestire coltivazioni e traffico di marijuana. E nel clan ha fatto anche "carriera". Negli anni, si è compreso, è diventato anche una sorta di messaggero di fiducia di Domenico Laurendi, mandatario elettorale ed elemento di vertice del clan.
Un ruolo che a Delfino è costato un'accusa di associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta Eyphemos, che nel febbraio scorso ha fatto luce sugli affari, i contatti e i rapporti del clan di Sant'Eufemia, arrivando a travolgere il consigliere regionale di Fdi, appena eletto, Domenico Creazzo. Anche quell'ordinanza di custodia cautelare però è rimasta pendente, per mesi Delfino ha continuato ad essere irrintracciabile. E tale è stato fino a ieri sera. Sorpreso dagli uomini dello Squadrone Cacciatori insieme ai due familiari, l'uomo non ha tentato di fuggire né di negare la propria identità. Quasi rassegnato si è lasciato ammanettare.
Ma la cattura di ieri notte non rappresenta la fine di un'indagine, ma un nuovo punto di partenza. Nel casolare sono stati trovati una pistola cal. 6,35 con matricola abrasa munita di due caricatori e 11 colpi, alcune ricetrasmittenti, più una carta di identità e una patente di guida, entrambe falsificate. Segno che attorno a lui si muoveva una rete complessa di fiancheggiatori, che adesso gli investigatori sono determinati a individuare.