Scesi dalla cattedra
di Ilaria Venturi , Corrado ZuninoEcco "Dietro la lavagna", la newsletter di Repubblica che parla ai docenti e a chi ama la scuola. Oggi due storie su chi ha rinunciato al posto fisso ed è rimasto precario, quindi la battaglia sul vincolo quinquennale che il ministero vuole mantenere a tutti i costi (cosa ne pensate?, scrivi a dietrolalavagna@repubblica.it). E un'intervista alla professoressa Dell'Aria, punita nel 2019 perché i suoi studenti paragonarono Salvini a Hitler. Oggi è stata risarcita
Buongiorno, caro lettore e cara lettrice di Dietro la lavagna.
Sì, c’è chi ha davvero rinunciato a un posto di lavoro fisso. Chi ha rifiutato la cattedra da docente a tempo indeterminato. Abbiamo affrontato l’argomento sul giornale, qui l'articolo. Abbiamo, quindi, intervistato una diplomata magistrale, che ha preferito restare precaria a Bergamo per non essere licenziata e per riuscire, attraverso un concorso straordinario beffa voluto dal ministro Bussetti, a rientrare nella sua Sicilia. Qui l’intervista.
Ora vi proponiamo altre due storie che spiegano, ognuna con i suoi motivi, perché oggi, nel 2020 della pandemia, c’è chi preferisce la precarietà a un lavoro con le ferie pagate, la malattia retribuita, certezza di stipendio per tredici mensilità.
Un’insegnante ci ha raccontato che il motivo per cui ha preferito restare supplente è il vincolo quinquennale. Ecco, per capire i motivi ci …
Sì, c’è chi ha davvero rinunciato a un posto di lavoro fisso. Chi ha rifiutato la cattedra da docente a tempo indeterminato. Abbiamo affrontato l’argomento sul giornale, qui l'articolo. Abbiamo, quindi, intervistato una diplomata magistrale, che ha preferito restare precaria a Bergamo per non essere licenziata e per riuscire, attraverso un concorso straordinario beffa voluto dal ministro Bussetti, a rientrare nella sua Sicilia. Qui l’intervista.
Ora vi proponiamo altre due storie che spiegano, ognuna con i suoi motivi, perché oggi, nel 2020 della pandemia, c’è chi preferisce la precarietà a un lavoro con le ferie pagate, la malattia retribuita, certezza di stipendio per tredici mensilità.
Un’insegnante ci ha raccontato che il motivo per cui ha preferito restare supplente è il vincolo quinquennale. Ecco, per capire i motivi ci …
Buongiorno, caro lettore e cara lettrice di Dietro la lavagna.
Sì, c’è chi ha davvero rinunciato a un posto di lavoro fisso. Chi ha rifiutato la cattedra da docente a tempo indeterminato. Abbiamo affrontato l’argomento sul giornale, qui l'articolo. Abbiamo, quindi, intervistato una diplomata magistrale, che ha preferito restare precaria a Bergamo per non essere licenziata e per riuscire, attraverso un concorso straordinario beffa voluto dal ministro Bussetti, a rientrare nella sua Sicilia. Qui l’intervista.
Ora vi proponiamo altre due storie che spiegano, ognuna con i suoi motivi, perché oggi, nel 2020 della pandemia, c’è chi preferisce la precarietà a un lavoro con le ferie pagate, la malattia retribuita, certezza di stipendio per tredici mensilità.
Un’insegnante ci ha raccontato che il motivo per cui ha preferito restare supplente è il vincolo quinquennale. Ecco, per capire i motivi ci soffermiamo sull’opposizione del governo a chi chiede – nel caso, l’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti – di togliere il vincolo quinquennale sulla cattedra che i neoassunti devono coprire.
In questo numero intervistiamo la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, 64 anni, accusata di non aver censurato un lavoro dei suoi studenti che paragonava Hitler a Salvini. Era il 27 gennaio 2019, è stata punita per questo: negli scorsi giorni Il giudice del lavoro di Palermo ha annullato la sanzione disciplinare.
Gentile lettore, potrai ricevere la newsletter nella tua casella email ogni venerdì pomeriggio. Se non l’hai già fatto, puoi iscriverti a questo link. Per consigliarne la lettura ad amici, altri insegnanti, studenti basterà inoltrare loro questa mail.
Bentornati lettori e lettrici di Dietro la lavagna, la newsletter di Repubblica che parla dei docenti e ai docenti.
Potrai ricevere la newsletter nella tua casella email ogni venerdì pomeriggio. Se non l’hai già fatto, puoi iscriverti a questo link. Per consigliarne la lettura ad amici, altri insegnanti, studenti basterà inoltrare loro questa mail.
Grazie, e buona lettura.
“Due chilometri da casa
“Anche io - come altri- ho dovuto rinunciare ad agosto 2020 al ruolo perché mi veniva offerto su due sedi staccate a 200 chilometri da casa. Avrei forse potuto reggere per un anno, ma con il vincolo quinquennale e il rischio di dover restare lontano per molto più di cinque anni a causa dei pochi posti in provincia (io sono di Nuoro), ho deciso di non accettare. Mio marito rischiava e rischia di perdere il lavoro, paradossalmente non potevo permettermi di perdere il mio stipendio "intero" da precaria, perché accettare il ruolo avrebbe voluto dire o chiedere un part time oppure trasferirmi con conseguente dispendio per un’altra casa e viaggi e doppie bollette. In più ho una madre anziana, questi potrebbero essere gli ultimi anni che passo con lei. Insomma, tanti motivi mi hanno portato ad effettuare questa scelta, che ovviamente ha avuto come conseguenza quella di essere stata depennata dalla graduatoria (del concorso 2018)”.
Francesca Demontis
“Io ho rinunciato al ruolo, scuola primaria, insegnante di sostegno, perché era con la riserva. L’ho fatto su consiglio dei sindacati. Mi sono pentita l’anima mia”.
Debora Canala
Vincolo quinquennale eliminato?
L'ex ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti ha proposto, in Commissione Bilancio, un emendamento che eliminava il vincolo quinquennale per gli insegnanti: è stato respinto. Il motivo? Parere contrario del ministero dell'Istruzione.
"Mi dispiace che la maggioranza parlamentare non abbia fatto una scelta diversa e si sia adeguata alla decisione ministeriale - commenta Fioramonti -, soprattutto di fronte al fatto che il ministero ha bloccato non solo il mio emendamento (che qualcuno avrebbe potuto considerare "radicale"), ma anche un altro emendamento di compromesso che aveva ottenuto le firme di parlamentari del M5s".
Fioramonti non si dà per vinto: "Ho chiesto esplicitamente al Governo di suggerire una riformulazione, magari chiedendo una gradualità nella riduzione del vincolo. Io non mi sarei opposto, preferendo una convergenza trasversale su un tema molto sentito dagli operatori della scuola. Ma non mi arrendo. Proverò a ripresentare l'emendamento in Aula o almeno come ordine del giorno per chiedere al Governo un impegno formale. Chiedo aiuto a tutti gli insegnanti: scrivete agli altri parlamentari, ai partiti di maggioranza ed opposizione. Facciamo pressione adesso, perché forse ce la possiamo ancora fare con la richiesta di un emendamento ponte o governativo per sanare la situazione".
Dite la vostra scrivendo a dietrolalavagna@repubblica.it
La rivincita della prof Dell'Aria
di Salvo Intravaia
“Sono sollevata non soltanto per me, ma per la scuola in generale”. Finisce l’incubo della professoressa Rosa Maria Dell’Aria, 64 anni, accusata di avere paragonato Hitler a Salvini: il giudice del lavoro di Palermo annulla la sanzione disciplinare per un lavoro dei suoi studenti.
Come inizia il suo calvario?
“Il giorno della Memoria del 2019: il 27 gennaio. Quando in aula magna i miei studenti hanno presentato un loro lavoro sui diritti umani, occupandosi delle leggi raziali e dei decreti sicurezza che in quel momento tentavano di limitare gli sbarchi in Italia. Quella mattina erano presenti quattro classi e la discussione è stata molto democratica, con i ragazzi che hanno potuto esprimere le loro opinioni”.
Immaginava tutto quello che è successo dopo?
“Assolutamente no. Da quello che si è capito, una immagine estrapolata dal contesto è arrivata prima su internet e poi al ministero. E qualche settimana dopo, mi hanno avvertita che il giorno dopo a scuola il preside avrebbe voluto sentirmi”.
Come andò quella discussione?
“Ad accogliermi c’era invece un’ispettrice ministeriale che mi ha posto molte domande. Il clima era parecchio teso e io provavo un sentimento di stupore. Che cosa ho fatto? Perché sta succedendo questo?, mi chiedevo. L’intento dei ragazzi non era affatto quello di paragonare Hitler a Salvini, né di paragonare l’Olocausto al decreto sicurezza. La notizia che uscì all’esterno era una fake news”.
Poi a maggio arrivò la sanzione: 15 giorni di sospensione e stipendio dimezzato.
“All’inizio sono rimasta molto amareggiata. Ho basato tutto il mio lavoro sullo spirito critico, insegnando ai miei studenti a esprimere le proprie opinioni e per questo è venuta fuori una sanzione?”.
Ma l’opinione pubblica si è mobilitata in suo favore.
“Ho ricevuto solidarietà da parte di molti, non di tutti e non solo nella mia scuola. Perché c’è chi ha detto che me la sono andata a cercare”.
Non le è venuto in mente di mollare tutto?
“No. Perché l’invito al Senato delle senatrici Segre e Cattaneo mi ha fatto ritrovare la fiducia nelle istituzioni”.
Come ha accolto la sentenza del giudice del lavoro?
“Sono molto contenta, sollevata per me ma soprattutto perché sono state affermate ancora una volta le libertà sancite dalla Costituzione: d’insegnamento e d’opinione”.
DAL MONDO DELLA SCUOLAIl Consiglio di Stato conferma:
Anche il Consiglio di Stato conferma: per il concorso straordinario sono necessarie le prove suppletive. Il ministero dell'Istruzione, ancora battuto, ora dovrà inserirle nel 2021: il concorso è sospeso dallo scorso 4 novembre per la pandemia. Anche chi non ha potuto partecipare alle prove scritte per ragioni cliniche, innanzitutto il contagio da Covid o la quarantena obbligatoria per la positività di parenti o persone vicine, ha il diritto di affrontare il concorso dedicato ai supplenti di Terza fascia. E' questo il centro della sentenza.
Era stata una docente di Educazione fisica residente a Roma a proporre ricorso, sostenuta dalla Uil Scuola.
L'articolo completo.
Dite la vostra scrivendo a dietrolalavagna@repubblica.it
L'articolo completo.
Siete pronti a partire in anticipo per tornare a casa? Raccontate la vostra esperienza scrivendo a dietrolalavagna@repubblica.it
L'articolo di Sara Bernacchia.
La scuola a distanza non è stata per tutti, ma per i pochi che possedevano i mezzi e un adeguato supporto famigliare; non ha raggiunto coloro che, anche tra i banchi, faticavano a seguire; è stata un blando palliativo che ha consegnato solo nozioni dimenticando le relazioni, non contemplando quanto di più educativo ci sia dentro una classe, tra i corridoi, in una palestra o in un cortile scolastico: il rapporto umano. La privazione, subìta dai bambini, di una socialità indispensabile, del contatto diretto con compagni e docenti, non ha potuto, infatti, venir compensata dai dei, pur ingegnosi, tele–docenti.
Noi insegnanti, assai preoccupati vogliamo continuare, oggi più di ieri, a sollevare la mano per dire "no" a questo scempio di Dad; "no" alle arbitrarie disposizioni/imposizioni dei dirigenti scolastici; "no" a questa (proficua) operazione di mercato, che ha foraggiato sempre più il concetto di scuola-azienda.
"Sì", invece, agli articoli 33 e 34 della Costituzione.
“Sì” ai maestri e ai professori che lasciano un segno vivo nei loro discenti.
Davvero si è voluta persuadere l'opinione pubblica che i mali della nostra scuola derivassero dall'arretratezza tecnologica del corpo docente italiano? Davvero si è voluto far intendere che quei mali non fossero, al contrario, le classi pollaio, la soppressione di migliaia di plessi in nome del fare economia, le cattedre spezzatino, il precariato a vita, gli edifici mai del tutto a norma?
Qui non si tratta più solo del problema (serissimo) della pandemia causata dal Coronavirus, anche se è stato quest'ultimo, purtroppo, a evidenziare ulteriormente la situazione in cui versa la scuola italiana – resa ancor più insostenibile dalle ultime riforme (l. 107/2015, ad esempio) concepite dal legislatore con l’ausilio di commissioni di esperti: ma se gli esperti siamo noi che ci abitiamo a scuola, perché non ci si permette mai di collaborare alla ricerca di soluzioni concrete per migliorare questo nostro settore?
Basta, quindi, considerarci fannulloni soltanto perché non produciamo beni di consumo: noi “produciamo”, se così si può dire, menti pensanti in grado di vagliare in maniera critica la realtà circostante.
Solleviamo dunque la mano, ancora una volta, con la ferma volontà di non arrenderci, per chiedere, sostenuti in questo, dai Cobas Scuola Sardegna:
- che lo Stato garantisca a tutti le condizioni più sicure per tornare quanto prima tra i banchi;
- che la scuola italiana non venga ridotta ad un ufficio virtuale dove le dinamiche affettive tra insegnanti, alunni e altro personale siano equiparate a semplici atti formali;
- che si colga l’occasione fornita da quest’emergenza per abbattere il numero di alunni per classe, per fornire risorse, per un piano straordinario di edilizia, per garantire effettivamente il diritto allo studio e per assumere i precari.
Giovanna Magrini, Lourdes Ledda, Daniela Marras
Aiuto la scuola è scomparsa
di Viola Ardone
Lo psicologo Lancini: “L’educazione vale più della censura”
Treviso, la maestra negazionista
Concorso insegnanti di religione, è polemica
Caro lettore, se vuoi segnalare questa newsletter settimanale ad amici o colleghi, il link è questo. Ci vediamo la prossima settimana.
Sì, c’è chi ha davvero rinunciato a un posto di lavoro fisso. Chi ha rifiutato la cattedra da docente a tempo indeterminato. Abbiamo affrontato l’argomento sul giornale, qui l'articolo. Abbiamo, quindi, intervistato una diplomata magistrale, che ha preferito restare precaria a Bergamo per non essere licenziata e per riuscire, attraverso un concorso straordinario beffa voluto dal ministro Bussetti, a rientrare nella sua Sicilia. Qui l’intervista.
Ora vi proponiamo altre due storie che spiegano, ognuna con i suoi motivi, perché oggi, nel 2020 della pandemia, c’è chi preferisce la precarietà a un lavoro con le ferie pagate, la malattia retribuita, certezza di stipendio per tredici mensilità.
Un’insegnante ci ha raccontato che il motivo per cui ha preferito restare supplente è il vincolo quinquennale. Ecco, per capire i motivi ci soffermiamo sull’opposizione del governo a chi chiede – nel caso, l’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti – di togliere il vincolo quinquennale sulla cattedra che i neoassunti devono coprire.
In questo numero intervistiamo la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, 64 anni, accusata di non aver censurato un lavoro dei suoi studenti che paragonava Hitler a Salvini. Era il 27 gennaio 2019, è stata punita per questo: negli scorsi giorni Il giudice del lavoro di Palermo ha annullato la sanzione disciplinare.
Gentile lettore, potrai ricevere la newsletter nella tua casella email ogni venerdì pomeriggio. Se non l’hai già fatto, puoi iscriverti a questo link. Per consigliarne la lettura ad amici, altri insegnanti, studenti basterà inoltrare loro questa mail.
Bentornati lettori e lettrici di Dietro la lavagna, la newsletter di Repubblica che parla dei docenti e ai docenti.
Potrai ricevere la newsletter nella tua casella email ogni venerdì pomeriggio. Se non l’hai già fatto, puoi iscriverti a questo link. Per consigliarne la lettura ad amici, altri insegnanti, studenti basterà inoltrare loro questa mail.
Grazie, e buona lettura.
IN PRIMO PIANO
“Due chilometri da casa
avrei retto al massimo un anno”
“Anche io - come altri- ho dovuto rinunciare ad agosto 2020 al ruolo perché mi veniva offerto su due sedi staccate a 200 chilometri da casa. Avrei forse potuto reggere per un anno, ma con il vincolo quinquennale e il rischio di dover restare lontano per molto più di cinque anni a causa dei pochi posti in provincia (io sono di Nuoro), ho deciso di non accettare. Mio marito rischiava e rischia di perdere il lavoro, paradossalmente non potevo permettermi di perdere il mio stipendio "intero" da precaria, perché accettare il ruolo avrebbe voluto dire o chiedere un part time oppure trasferirmi con conseguente dispendio per un’altra casa e viaggi e doppie bollette. In più ho una madre anziana, questi potrebbero essere gli ultimi anni che passo con lei. Insomma, tanti motivi mi hanno portato ad effettuare questa scelta, che ovviamente ha avuto come conseguenza quella di essere stata depennata dalla graduatoria (del concorso 2018)”.Francesca Demontis
“Io ho rinunciato al ruolo, scuola primaria, insegnante di sostegno, perché era con la riserva. L’ho fatto su consiglio dei sindacati. Mi sono pentita l’anima mia”.
Debora Canala
IN PRIMO PIANO
Vincolo quinquennale eliminato?
Il Governo dice no
L'ex ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti ha proposto, in Commissione Bilancio, un emendamento che eliminava il vincolo quinquennale per gli insegnanti: è stato respinto. Il motivo? Parere contrario del ministero dell'Istruzione."Mi dispiace che la maggioranza parlamentare non abbia fatto una scelta diversa e si sia adeguata alla decisione ministeriale - commenta Fioramonti -, soprattutto di fronte al fatto che il ministero ha bloccato non solo il mio emendamento (che qualcuno avrebbe potuto considerare "radicale"), ma anche un altro emendamento di compromesso che aveva ottenuto le firme di parlamentari del M5s".
Fioramonti non si dà per vinto: "Ho chiesto esplicitamente al Governo di suggerire una riformulazione, magari chiedendo una gradualità nella riduzione del vincolo. Io non mi sarei opposto, preferendo una convergenza trasversale su un tema molto sentito dagli operatori della scuola. Ma non mi arrendo. Proverò a ripresentare l'emendamento in Aula o almeno come ordine del giorno per chiedere al Governo un impegno formale. Chiedo aiuto a tutti gli insegnanti: scrivete agli altri parlamentari, ai partiti di maggioranza ed opposizione. Facciamo pressione adesso, perché forse ce la possiamo ancora fare con la richiesta di un emendamento ponte o governativo per sanare la situazione".
Dite la vostra scrivendo a dietrolalavagna@repubblica.it
L'INTERVISTA
La rivincita della prof Dell'Aria
sospensione annullata: "Sono sollevata"
di Salvo Intravaia“Sono sollevata non soltanto per me, ma per la scuola in generale”. Finisce l’incubo della professoressa Rosa Maria Dell’Aria, 64 anni, accusata di avere paragonato Hitler a Salvini: il giudice del lavoro di Palermo annulla la sanzione disciplinare per un lavoro dei suoi studenti.
Come inizia il suo calvario?
“Il giorno della Memoria del 2019: il 27 gennaio. Quando in aula magna i miei studenti hanno presentato un loro lavoro sui diritti umani, occupandosi delle leggi raziali e dei decreti sicurezza che in quel momento tentavano di limitare gli sbarchi in Italia. Quella mattina erano presenti quattro classi e la discussione è stata molto democratica, con i ragazzi che hanno potuto esprimere le loro opinioni”.
Immaginava tutto quello che è successo dopo?
“Assolutamente no. Da quello che si è capito, una immagine estrapolata dal contesto è arrivata prima su internet e poi al ministero. E qualche settimana dopo, mi hanno avvertita che il giorno dopo a scuola il preside avrebbe voluto sentirmi”.
Come andò quella discussione?
“Ad accogliermi c’era invece un’ispettrice ministeriale che mi ha posto molte domande. Il clima era parecchio teso e io provavo un sentimento di stupore. Che cosa ho fatto? Perché sta succedendo questo?, mi chiedevo. L’intento dei ragazzi non era affatto quello di paragonare Hitler a Salvini, né di paragonare l’Olocausto al decreto sicurezza. La notizia che uscì all’esterno era una fake news”.
Poi a maggio arrivò la sanzione: 15 giorni di sospensione e stipendio dimezzato.
“All’inizio sono rimasta molto amareggiata. Ho basato tutto il mio lavoro sullo spirito critico, insegnando ai miei studenti a esprimere le proprie opinioni e per questo è venuta fuori una sanzione?”.
Ma l’opinione pubblica si è mobilitata in suo favore.
“Ho ricevuto solidarietà da parte di molti, non di tutti e non solo nella mia scuola. Perché c’è chi ha detto che me la sono andata a cercare”.
Non le è venuto in mente di mollare tutto?
“No. Perché l’invito al Senato delle senatrici Segre e Cattaneo mi ha fatto ritrovare la fiducia nelle istituzioni”.
Come ha accolto la sentenza del giudice del lavoro?
“Sono molto contenta, sollevata per me ma soprattutto perché sono state affermate ancora una volta le libertà sancite dalla Costituzione: d’insegnamento e d’opinione”.
DAL MONDO DELLA SCUOLA
Il Consiglio di Stato conferma:
prove suppletive per il concorso
Anche il Consiglio di Stato conferma: per il concorso straordinario sono necessarie le prove suppletive. Il ministero dell'Istruzione, ancora battuto, ora dovrà inserirle nel 2021: il concorso è sospeso dallo scorso 4 novembre per la pandemia. Anche chi non ha potuto partecipare alle prove scritte per ragioni cliniche, innanzitutto il contagio da Covid o la quarantena obbligatoria per la positività di parenti o persone vicine, ha il diritto di affrontare il concorso dedicato ai supplenti di Terza fascia. E' questo il centro della sentenza.Era stata una docente di Educazione fisica residente a Roma a proporre ricorso, sostenuta dalla Uil Scuola.
L'articolo completo.
Dite la vostra scrivendo a dietrolalavagna@repubblica.it
DAL MONDO DELLA SCUOLA
La fuga di Natale dei prof
In nove regioni (Lombardia, Piemonte, Lazio, Umbria, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sardegna) l'ultimo giorno di lezione sarà martedì 22, nelle altre undici mercoledì 23. Da lunedì 21 partirà il divieto di spostamento tra regioni e durerà fino a mercoledì 6 gennaio: il grande ponte del divieto rischia di far partire in anticipo i docenti meridionali in insegnamento al Nord, per esempio, togliendo altre ore a un'annata scolastica di inedita difficoltà.L'articolo completo.
Siete pronti a partire in anticipo per tornare a casa? Raccontate la vostra esperienza scrivendo a dietrolalavagna@repubblica.it
DAL MONDO DELLA SCUOLA
A Milano cattedre vuote nel 60% degli istituti
Il Coronavirus ha fatto aumentare il numero delle rinunce, così a mesi dall’inizio dell’anno scolastico in Lombardia mancano ancora insegnanti in oltre il 30 per cento della scuole, dato che a Milano sale quasi al 60 per cento. Una criticità in più tra le tante da gestire (come la mancanza di una rete efficiente per una famiglia su cinque con figli alle superiori) per consentire il ritorno in classe in presenza degli studenti delle superiori il 7 gennaio.L'articolo di Sara Bernacchia.
LA LETTERA
Le maestre: "Scuola sicura per tutti"
"Siamo tre maestre che insegnano in una scuola primaria statale: in seguito ad un aperto confronto tra di noi e con altri numerosi colleghi, abbiamo raccolto quelle che reputiamo essere le maggiori criticità inerenti la gestione ministeriale dell’ emergenza scolastica. Questo documento (che qui sintetizziamo, ndr) riporta una serie di considerazioni, dubbi ed esigenze (anche pregresse) che vorremmo portare all’attenzione del governo.La scuola a distanza non è stata per tutti, ma per i pochi che possedevano i mezzi e un adeguato supporto famigliare; non ha raggiunto coloro che, anche tra i banchi, faticavano a seguire; è stata un blando palliativo che ha consegnato solo nozioni dimenticando le relazioni, non contemplando quanto di più educativo ci sia dentro una classe, tra i corridoi, in una palestra o in un cortile scolastico: il rapporto umano. La privazione, subìta dai bambini, di una socialità indispensabile, del contatto diretto con compagni e docenti, non ha potuto, infatti, venir compensata dai dei, pur ingegnosi, tele–docenti.
Noi insegnanti, assai preoccupati vogliamo continuare, oggi più di ieri, a sollevare la mano per dire "no" a questo scempio di Dad; "no" alle arbitrarie disposizioni/imposizioni dei dirigenti scolastici; "no" a questa (proficua) operazione di mercato, che ha foraggiato sempre più il concetto di scuola-azienda.
"Sì", invece, agli articoli 33 e 34 della Costituzione.
“Sì” ai maestri e ai professori che lasciano un segno vivo nei loro discenti.
Davvero si è voluta persuadere l'opinione pubblica che i mali della nostra scuola derivassero dall'arretratezza tecnologica del corpo docente italiano? Davvero si è voluto far intendere che quei mali non fossero, al contrario, le classi pollaio, la soppressione di migliaia di plessi in nome del fare economia, le cattedre spezzatino, il precariato a vita, gli edifici mai del tutto a norma?
Qui non si tratta più solo del problema (serissimo) della pandemia causata dal Coronavirus, anche se è stato quest'ultimo, purtroppo, a evidenziare ulteriormente la situazione in cui versa la scuola italiana – resa ancor più insostenibile dalle ultime riforme (l. 107/2015, ad esempio) concepite dal legislatore con l’ausilio di commissioni di esperti: ma se gli esperti siamo noi che ci abitiamo a scuola, perché non ci si permette mai di collaborare alla ricerca di soluzioni concrete per migliorare questo nostro settore?
Basta, quindi, considerarci fannulloni soltanto perché non produciamo beni di consumo: noi “produciamo”, se così si può dire, menti pensanti in grado di vagliare in maniera critica la realtà circostante.
Solleviamo dunque la mano, ancora una volta, con la ferma volontà di non arrenderci, per chiedere, sostenuti in questo, dai Cobas Scuola Sardegna:
- che lo Stato garantisca a tutti le condizioni più sicure per tornare quanto prima tra i banchi;
- che la scuola italiana non venga ridotta ad un ufficio virtuale dove le dinamiche affettive tra insegnanti, alunni e altro personale siano equiparate a semplici atti formali;
- che si colga l’occasione fornita da quest’emergenza per abbattere il numero di alunni per classe, per fornire risorse, per un piano straordinario di edilizia, per garantire effettivamente il diritto allo studio e per assumere i precari.
Giovanna Magrini, Lourdes Ledda, Daniela Marras
RILEGGENDO
Questa settimana la scuola l’abbiamo raccontata così:Aiuto la scuola è scomparsa
di Viola Ardone
Lo psicologo Lancini: “L’educazione vale più della censura”
Treviso, la maestra negazionista
Concorso insegnanti di religione, è polemica
Caro lettore, se vuoi segnalare questa newsletter settimanale ad amici o colleghi, il link è questo. Ci vediamo la prossima settimana.