Virus, l'Umbria, ostaggio delle varianti, vuole capire perché si è ammalata
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Antioco Fois
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di Antioco Fois
Perugia in zona rossa (fotogramma)
Sono in corso una serie di indagini su più fronti per capire come si comporta il covid-19 anche nelle sue mutazioni inglese e brasiliana
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PERUGIA - L'Umbria cerca di capire perché si è ammalata per prima di varianti inglese e brasiliana. La diagnosi inizia con lo studio di prevalenza avviato dalla task force Sanità regionale-Istituto superiore di sanità, su 300 tamponi prelevati in tutta la regione, per determinare quanto siano diffuse le mutazioni sul territorio e quanto sia l'indice di trasmissibilità della "brasiliana".
dalla nostra inviata Maria Novella De Luca, dalla nostra inviata Maria Novella De Luca
A questa si è affiancata un'analisi di sorveglianza su alcuni dei 42 casi di reinfezione di soggetti guariti dal Covid e su parte degli 98 soggetti risultati positivi dopo la seconda dose di vaccino. In questi ultimi, sanitari e ospiti delle rsa, a preoccupare sono soprattutto i 31 che hanno scoperto di avere l'infezione da otto a quattordici giorni dopo la seconda fiala, quando la protezione vaccinale dovrebbe toccare il 95 per cento. Si tratta dei casi spia che, già da inizio gennaio, hanno fatto intuire agli esperti della sanità umbra che il virus avesse cambiato abitudini. Che potesse avere imparato a eludere quelle misure di contenimento che a novembre frenavano l'avanzata del contagio al 70% e a gennaio solo dello 0,1.
Tutto è iniziato dopo Natale, quando la curva dei positivi iniziava un'impennata anomala tra i giovani e in alcuni territori, come il lago Trasimeno, mentre all'Ospedale di Perugia iniziavano a spuntare focolai nei reparti bianchi, con i primi due tamponi positivi alla "brasiliana" prelevati l'8 gennaio. Una palla di neve che al Santa Maria della Misericordia è diventata la valanga di un centinaio di infettati, circa 70 sanitari e 30 pazienti. Questi ultimi ricoverati nei reparti "puliti", no-Covid, entrati con primo tampone negativo e in seguito scoperti positivi. Il nodo da sciogliere è chi covasse già il virus, non rilevato dal test prima del ricovero, e chi invece si potrebbe essere contagiato in corsia.
Per capire perché anche l'ospedale più grande della regione si sia ammalato - soprattutto di "brasiliana" - all'interno sono in corso test sugli impianti di ricircolo dell'aria e sulle superfici. Verifiche che indagano su potenziali nuove forme di trasmissibilità del virus mutato, partendo dal presupposto che le varianti che tengono in ostaggio l'Umbria siano più contagiose e si possano trasmettere con una minore carica virale.
L'Umbria, nonostante un Rt a 1,2, il record di 523 ricoverati e il 59% di terapie intensive occupate da pazienti Covid, ieri è stata confermata "arancione" dalla Cabina di regia di Iss e Ministero. Per effetto di una nuova ordinanza della presidente Tesei, restano invece zona rossa "rafforzata", fino al 21 febbraio - con le scuole chiuse alla didattica in presenza - tutti i comuni della provincia di Perugia, mentre si riducono da sei a due i comuni "rossi" della provincia di Terni. Nei territori "arancioni", la Regione ha ordinato dad al 50% alle superiori e limitazioni alle attività sportive. Un risultato inatteso per l'ala pro-lockdown del Comitato tecnico scientifico umbro, che da almeno due settimane chiede la chiusura totale di tutta la regione, stile prima ondata, per bloccare il diffondersi delle varianti.
Mentre la presidente Donatella Tesei chiede al commissario Arcuri 50mila dosi di vaccino, il direttore regionale della Sanità, Claudio Dario, epidemiologo e cardiologo, veneto come il governatore Zaia che si è già mosso per rifornire la propria regione in autonomia, conferma "l'interesse a esplorare il mercato per trovare altri canali di approvvigionamento, certificati, riconosciuti, e autorizzati da Ema e Aifa. In due mesi i nostri medici di medicina generale - aggiunge - hanno vaccinato 240mila umbri, il problema non è la nostra forza di fuoco, ma le munizioni che scarseggiano". La strategia della Regione contro le varianti che assediano il territorio rimane proprio "accelerare con la campagna vaccinale, facendo il massimo sforzo per abbassare i contagi. In questo - prosegue Dario - i cittadini hanno il compito fondamentale di mantenere comportamenti corretti". Una corsa per evitare che il virus mutato si sostituisca a quello originario e impari a diventare resistente al vaccino.
Il bando per reclutare sanitari
Per tamponare l'altra emergenza regionale, quella del personale sanitario, l'Umbria ha aperto un bando lampo tramite la Protezione civile, per reclutare entro lunedì 496 unità, di cui 52 anestesisti e 45 pneumologi. Si lavora anche di diplomazia, attraverso "il rapporto con le altre regioni ora colpite meno di noi, alle quali - conclude il direttore Dario - abbiamo chiesto di verificare se abbiano la disponibilità di personale che possa venire un mese a esercitare da noi in Umbria".