Vaccini di massa, è pronto il primo polo per le somministrazioni: sarà gestito da Forze armate e Asl
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoLa nuova missione sono i vaccini e le forze armate si preparano a riconvertire le strutture create sul territorio dopo l'inizio della pandemia. I militari hanno un vantaggio: la flessibilità, elemento fondamentale della loro organizzazione, che permette di modificare in tempi rapidi lo schieramento sul campo. Ma hanno anche un limite: il personale qualificato per queste attività è limitato, perché i ranghi complessivi non sono più quelli della leva e la sanità con le stellette ha numeri ridotti. Ed ecco quindi il piano: allestire le postazioni per somministrare le dosi anti-Covid e gestirle insieme alle Asl.
Il prototipo dell'operazione "vaccini di massa" è stato allestito alla Cecchignola, la cittadella dell'Esercito alle porte della capitale, che confina con il quartiere dell'Eur. Lì in meno di tre settimane è stato costruito il primo polo per le somministrazioni: potranno essere iniettate 2500 dosi ogni giorno. Da lunedì prossimo comincerà a vaccinare i militari e il personale civile della Difesa, poi sarà aperto ai cittadini. Tutto in stretta collaborazione con la Asl Roma 2 e con l'ospedale Spallanzani.
Si tratta di un polo completamente autonomo con aree distinte per i controlli prima e dopo l'iniezione e due sale attrezzate per affrontare le emergenze. Un prefabbricato è riservato agli ultraottantenni e alle persone con difficoltà motorie mentre una tensostruttura è dedicata al resto dei cittadini. Sarà operativo ogni giorno dalle 7 alle 20.
Le forze armate sono disponibili a trasformare in centri per la vaccinazione parte dei 147 "drive through" aperti in tutta Italia per i tamponi, che oggi impegnano 386 sanitari con le stellette: una parte dei 1700 militari che ogni giorno si occupano dell'emergenza Covid. In teoria, entro marzo si potrebbe arrivare a creare una decina di centri, usando anche altre installazioni presenti nelle metropoli. Significherebbe la capacità di somministrare più di 700 mila dosi al mese.
Ma sta al ministero della Sanità e alla struttura guidata dal commissario Arcuri decidere la mobilitazione delle forze armate. Il ministro Lorenzo Guerini è stato chiaro: "Ogni risorsa disponibile deve essere mobilitata per superare l'attuale situazione e vincere la battaglia contro il Covid. La Difesa non mancherà anche in questa fase di fornire il proprio sostegno intervenendo pure, in ausilio alla sanità civile che ancora una volta ringrazio, per la somministrazione dei vaccini". Guerini ha visitato il polo della Cecchignola: "Questo è un ulteriore e doveroso contributo del sistema della Difesa alla battaglia che il Paese sta conducendo contro il Covid. Le forze armate sono impegnate in uno sforzo corale, con la passione, la competenza e le capacità che le contraddistinguono".
Nei prossimi giorni nell'aeroporto militare di Pratica di Mare arriverà una nuova ondata di antidoti: domani sono attese 547.200 dosi di AstraZeneca, altre 754.806 domenica 28 febbraio e 470.258 giovedì 4 marzo. L'anticipo delle consegne ancora più consistenti previste per fine marzo ed aprile, quando riprenderanno le forniture di Pfizer e - dopo il via libera delle autorità europee - del vaccino Johnson&Johnson. Anche sul fronte della distribuzione logistica, le forze armate sono in grado di potenziare il loro contributo. Ma sempre su richiesta e con il coordinamento del Ministero della Salute e del Commissario per l'emergenza.