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Covid, vaccini: il buco delle coperture che lascia fuori i 70enni

(ansa)
Fragili e con patologie solo 138.288 quelli che hanno avuto almeno una dose. Si tratta della fascia di età meno coperta
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Fragili perché anziani, e spesso portatori di patologie, ma poco vaccinati. Il colpo d’occhio sui dati delle somministrazioni di Pfizer, AstraZeneca e Moderna nel nostro Paese racconta di un buco nelle coperture. I settantenni che hanno avuto almeno una dose sono solo 138.288. Si tratta della fascia di età meno coperta. I ventenni, cioè soggetti che corrono pochissimi rischi se si ammalano, che hanno avuto la somministrazione sono 371.358 e i trentenni, anche loro difficilmente colpiti in modo serio dal coronavirus, sono 535.822. Da poco si sono iniziati a vaccinare gli over 80 e i dati per loro stanno salendo (487.775), come anche quelli di chi ha più di 90 anni (199.465). Sono già superiori a quelli di chi ha dieci anni meno di loro.

A vederla adesso, la campagna vaccinale appare sbilanciata. I settantenni del resto non lavorano e quindi non sono rientrati nella prima categoria vaccinata con Pfizer e Moderna, i lavoratori della sanità…

Fragili perché anziani, e spesso portatori di patologie, ma poco vaccinati. Il colpo d’occhio sui dati delle somministrazioni di Pfizer, AstraZeneca e Moderna nel nostro Paese racconta di un buco nelle coperture. I settantenni che hanno avuto almeno una dose sono solo 138.288. Si tratta della fascia di età meno coperta. I ventenni, cioè soggetti che corrono pochissimi rischi se si ammalano, che hanno avuto la somministrazione sono 371.358 e i trentenni, anche loro difficilmente colpiti in modo serio dal coronavirus, sono 535.822. Da poco si sono iniziati a vaccinare gli over 80 e i dati per loro stanno salendo (487.775), come anche quelli di chi ha più di 90 anni (199.465). Sono già superiori a quelli di chi ha dieci anni meno di loro.

A vederla adesso, la campagna vaccinale appare sbilanciata. I settantenni del resto non lavorano e quindi non sono rientrati nella prima categoria vaccinata con Pfizer e Moderna, i lavoratori della sanità. Non appartengono neanche alla seconda, quella degli ottantenni che è sempre coperta con i due medicinali basati sull’Rna messaggero, perché sono ancora troppo giovani. Per loro, infine, AstraZeneca non va bene, perché si è usato fin qui per chi ha tra 18 e 55 anni e da poco, grazie a una circolare del ministero alla Salute, per chi ne ha tra 56 e 65. Così sono fuori e purtroppo dovranno aspettare ancora un bel po’ prima di essere coinvolti, visto che vanno finiti gli over 80 e poi vaccinati i più fragili. Vedremo ancora a lungo un tale sbilanciamento tra le fasce di età.

C’è qualcosa che non funziona. Quando si è deciso di partire giustamente dal personale impegnato nel sistema sanitario non sono stati indicati come prioritari coloro che sono a stretto contatto con i pazienti o comunque svolgono un’attività a rischio perché incontrano tanta gente (magari perché lavorano in uno sportello di prenotazioni di visite ed esami). Fin dal primo giorno i vaccini sono stati dati anche ad amministrativi, a dipendenti Asl che lavorano nei centri di acquisto o addirittura a personale in smart working. Riguardo ai giovani, probabilmente si tratta di specializzandi, infermieri, magari personale dell’ambulanza. “Si poteva disegnare la campagna tenendo conto dei più esposti – spiega Silvio Garattini del Mario Negri -  So di parecchie persone, che magari lavorano in istituti scientifici ma non sono a diretto contatto con i pazienti o con la gente, che sono state vaccinate”. Adesso che la campagna è partita, almeno su queste priorità non si torna indietro.  “Il punto è che si fanno sempre le cose con ritardo. Per studiare bene questi problemi abbiamo avuto tanto tempo e bisognava organizzare prima. Manca in questo Paese un gruppo di persone che analizzino i problemi a tempo pieno e a tutte le complicazioni. Il vaccino prioritariamente andava a chi è esposto perché incontra i pazienti. Pensiamo agli amministrativi delle aziende sanitarie e ospedaliere. Non sono certo più esposti di chi lavora alla cassa di un supermarket. Pensiamo ai laboratoristi. Bisognava graduare anche il rischio dei dipendenti della sanità”. Garattini dice che proprio perché adesso i vaccini sono ancora pochi, bisogna sfruttarli al meglio. E lasciare fuori persone fragili. L’8,4 percento dei casi ha tra i 70 e i 79 anni ma il 24,2% dei decessi si registrano tra chi in questa fascia d’età.