Le ragazze che studiano per diventare premier
di Viola Giannoli , di Viola GiannoliUna scuola per donne creata da quattro attiviste, otto sedi in tutta Italia e centinaia di iscritte tra i 14 e i 18 anni. Alessandra: "L'ho scelta perché le donne della politica italiana mi sembrano l’opposto di come vorrei essere"
“Proviamo con una donna“ scriveva Natalia Aspesi guardando a Palazzo Chigi. Poi è andata “male”, malissimo con sole 8 ministre su 23, e sarà magari per il prossimo giro. O tra due o tra tre. Nell’attesa, fuori campo, c’è chi si prepara, studia da politica e chissà se poi lo diventerà mai, ma intanto sogna da “prima ministra”. Centinaia, migliaia di ragazzine, tutte liceali, le stanze piene di peluche e di poster (“Never give up”, “Believe in yourself”) e in tasca il desiderio di affermarsi, di una possibilità da prendersi da sole, conquistare senza concessioni. Vogliono, o per ora meglio fantasticano di diventare parlamentari, ambasciatrici, dirigenti d’azienda, sfondare il soffitto di cristallo e salirci sopra a ballare con i loro diciott’anni.
Accanto a chi cresce nei collettivi o nelle giovanili di partito, da tutta Italia si sono candidate e iscritte a &ld…
Accanto a chi cresce nei collettivi o nelle giovanili di partito, da tutta Italia si sono candidate e iscritte a &ld…
“Proviamo con una donna“ scriveva Natalia Aspesi guardando a Palazzo Chigi. Poi è andata “male”, malissimo con sole 8 ministre su 23, e sarà magari per il prossimo giro. O tra due o tra tre. Nell’attesa, fuori campo, c’è chi si prepara, studia da politica e chissà se poi lo diventerà mai, ma intanto sogna da “prima ministra”. Centinaia, migliaia di ragazzine, tutte liceali, le stanze piene di peluche e di poster (“Never give up”, “Believe in yourself”) e in tasca il desiderio di affermarsi, di una possibilità da prendersi da sole, conquistare senza concessioni. Vogliono, o per ora meglio fantasticano di diventare parlamentari, ambasciatrici, dirigenti d’azienda, sfondare il soffitto di cristallo e salirci sopra a ballare con i loro diciott’anni.
Accanto a chi cresce nei collettivi o nelle giovanili di partito, da tutta Italia si sono candidate e iscritte a “Prime minister”, una scuola di politica “gratuita e apartitica”, che guarda al centrosinistra (o all’intergruppo, come si dice adesso), fatta da donne per altre donne (tranne qualche rara eccezione tra i promotori: per dirne uno, Alessandro Fusacchia, deputato del Gruppo misto). L’hanno fondata in quattro: Eva Vittoria Cammerino, attivista politica e capo segreteria di un deputato, Angela Laurenza, ingegnera dei materiali e attivista civica, Denise Di Dio, policy-maker e co-fondatrice di Movimenta, e Florinda Saieva, imprenditrice culturale e co-fondatrice di Farm Cultural Park. Proprio da Favara, Sicilia, sono partite due anni fa con venti iscritte. Ora sono otto le sedi: Napoli, Torino, Bari, Rovigo, Matera, Roma, Rieti e ancora Favara. Qui siamo lontani dai quadri della scuola di Frattocchie del fu Pci. Si studia l’empowerment femminile, la comunicazione social, i meccanismi del potere, le battaglie per i diritti e la cittadinanza, il sesso e i suoi stereotipi, gli esempi delle stem, della cultura, dello sport. “La politica ha bisogno di energie nuove, paradigmi nuovi, risorse giovani - spiega Cammerino - e vogliamo dare alle ragazze strumenti concreti per fare la differenza, guidare il loro futuro e quello della società in cui sono immerse”.
E allora eccole queste ragazzine che un sabato ogni tre invece di uscire fanno lezione con la vicepresidente dall’Emilia Romagna Elly Schlein, l’ex presidente di Emergency Cecilia Strada, la master inventor di Ibm Floriana Ferrara o l’atleta paraolimpica Martina Caironi. C’è Alessandra, coi suoi 15 anni e gli occhiali tondi, che a Roma fa volontariato e cerca un futuro da manager “perché le donne della politica italiana mi sembrano l’opposto di come vorrei essere”. Elisabetta, che di anni ne ha 18, e vorrebbe lavorare nelle politiche culturali, fianco a fianco con altre donne, “perché aiutarci tra noi non è banale né scontato”. Francesca, da Napoli, che non insegue l’equità a tutti i costi, “ma a parità di competenze perché vengono scelti solo uomini, dopo una crisi di governo fatta da altri uomini?”. Gemma che si lamenta “perché ai cortei van quasi tutti maschi e sono loro a gridare nel megafono”. Marika, da Palermo, convinta che “le donne siano meno corruttibili". Ester che vuol studiare diritto internazionale e ormai ride quando racconta che i suoi amici, appena apre bocca per parlare di società, le dicono "sei vecchia e noiosa". O Elena con la sue polaroid attaccate al muro: “Non so se voglio fare la politica, ma voglio sapere di poterlo fare”.
Sono ragazze del centro e della periferia, vengono da Scampia come da Trastevere. Guardano ad Alexandria Ocasio-Cortez, ad Angela Merkel, a Kamala Harris, a Malala. Di donne italiane ne citano poche, una per tutte Alda Merini, "perché è lontana dalle convenzioni, da quello che ci viene chiesto di sembrare”. O le loro insegnanti, come Francesca Cavallo, l'autrice del bestseller “Storie della buonanotte per bambine ribelli”: “Scrivo i miei libri perché son quelli che avrei voluto leggere da bambina, e così è per questa scuola - racconta alle ragazze - In un paese come quello in cui son cresciuta io, Lizzano, in provincia di Taranto, se andavi a una riunione la sera, eri ‘chiacchierata’. Qui proviamo a spalancarli i confini, a dire che noi donne possiamo occupare molto più spazio, a far emergere una leadership non solo femminile, ma femminista”.
Accanto a chi cresce nei collettivi o nelle giovanili di partito, da tutta Italia si sono candidate e iscritte a “Prime minister”, una scuola di politica “gratuita e apartitica”, che guarda al centrosinistra (o all’intergruppo, come si dice adesso), fatta da donne per altre donne (tranne qualche rara eccezione tra i promotori: per dirne uno, Alessandro Fusacchia, deputato del Gruppo misto). L’hanno fondata in quattro: Eva Vittoria Cammerino, attivista politica e capo segreteria di un deputato, Angela Laurenza, ingegnera dei materiali e attivista civica, Denise Di Dio, policy-maker e co-fondatrice di Movimenta, e Florinda Saieva, imprenditrice culturale e co-fondatrice di Farm Cultural Park. Proprio da Favara, Sicilia, sono partite due anni fa con venti iscritte. Ora sono otto le sedi: Napoli, Torino, Bari, Rovigo, Matera, Roma, Rieti e ancora Favara. Qui siamo lontani dai quadri della scuola di Frattocchie del fu Pci. Si studia l’empowerment femminile, la comunicazione social, i meccanismi del potere, le battaglie per i diritti e la cittadinanza, il sesso e i suoi stereotipi, gli esempi delle stem, della cultura, dello sport. “La politica ha bisogno di energie nuove, paradigmi nuovi, risorse giovani - spiega Cammerino - e vogliamo dare alle ragazze strumenti concreti per fare la differenza, guidare il loro futuro e quello della società in cui sono immerse”.
E allora eccole queste ragazzine che un sabato ogni tre invece di uscire fanno lezione con la vicepresidente dall’Emilia Romagna Elly Schlein, l’ex presidente di Emergency Cecilia Strada, la master inventor di Ibm Floriana Ferrara o l’atleta paraolimpica Martina Caironi. C’è Alessandra, coi suoi 15 anni e gli occhiali tondi, che a Roma fa volontariato e cerca un futuro da manager “perché le donne della politica italiana mi sembrano l’opposto di come vorrei essere”. Elisabetta, che di anni ne ha 18, e vorrebbe lavorare nelle politiche culturali, fianco a fianco con altre donne, “perché aiutarci tra noi non è banale né scontato”. Francesca, da Napoli, che non insegue l’equità a tutti i costi, “ma a parità di competenze perché vengono scelti solo uomini, dopo una crisi di governo fatta da altri uomini?”. Gemma che si lamenta “perché ai cortei van quasi tutti maschi e sono loro a gridare nel megafono”. Marika, da Palermo, convinta che “le donne siano meno corruttibili". Ester che vuol studiare diritto internazionale e ormai ride quando racconta che i suoi amici, appena apre bocca per parlare di società, le dicono "sei vecchia e noiosa". O Elena con la sue polaroid attaccate al muro: “Non so se voglio fare la politica, ma voglio sapere di poterlo fare”.
Sono ragazze del centro e della periferia, vengono da Scampia come da Trastevere. Guardano ad Alexandria Ocasio-Cortez, ad Angela Merkel, a Kamala Harris, a Malala. Di donne italiane ne citano poche, una per tutte Alda Merini, "perché è lontana dalle convenzioni, da quello che ci viene chiesto di sembrare”. O le loro insegnanti, come Francesca Cavallo, l'autrice del bestseller “Storie della buonanotte per bambine ribelli”: “Scrivo i miei libri perché son quelli che avrei voluto leggere da bambina, e così è per questa scuola - racconta alle ragazze - In un paese come quello in cui son cresciuta io, Lizzano, in provincia di Taranto, se andavi a una riunione la sera, eri ‘chiacchierata’. Qui proviamo a spalancarli i confini, a dire che noi donne possiamo occupare molto più spazio, a far emergere una leadership non solo femminile, ma femminista”.