PALERMO - Il primo lavoro della giornata contiene già un omissis, è blindato dal segreto. "Alle 7,30 si comincia con la pesatura delle vele". E quanto pesano le vele di Luna Rossa? "Per ora vorrei evitare di dirglielo". Dentro il grande hangar di Auckland assegnato all'imbarcazione italiana che sfiderà New Zealand in Coppa America dal 6 marzo, Michele Bella prepara l'arma che prima di ogni altra dovrà risultare decisiva. Perché nessun avveniristico scafo potrà mai navigare se non riceverà la spinta delle vele mosse dal vento. Michele è il velaio di Luna Rossa. Quarant'anni, un passato da atleta in mare, palermitano come lo skipper Checco Bruni, è lui che modifica, ripara, rende "più performanti" le vele della barca Prada. "Sento il peso della responsabilità ma anche la soddisfazione di fare il lavoro che amo, mi reputo una persona fortunata". Michele, per il…
PALERMO - Il primo lavoro della giornata contiene già un omissis, è blindato dal segreto. "Alle 7,30 si comincia con la pesatura delle vele". E quanto pesano le vele di Luna Rossa? "Per ora vorrei evitare di dirglielo". Dentro il grande hangar di Auckland assegnato all'imbarcazione italiana che sfiderà New Zealand in Coppa America dal 6 marzo, Michele Bella prepara l'arma che prima di ogni altra dovrà risultare decisiva. Perché nessun avveniristico scafo potrà mai navigare se non riceverà la spinta delle vele mosse dal vento. Michele è il velaio di Luna Rossa. Quarant'anni, un passato da atleta in mare, palermitano come lo skipper Checco Bruni, è lui che modifica, ripara, rende "più performanti" le vele della barca Prada. "Sento il peso della responsabilità ma anche la soddisfazione di fare il lavoro che amo, mi reputo una persona fortunata". Michele, per il vento nutre una passione da quand'era bambino. Non ne ha uno nemico, da temere, com'era il maestrale per Conrad. Piuttosto ne ha uno familiare, accogliente, che ritrova quando torna a Palermo. "Il levantino di Mondello è una magia, chi pratica questo sport non può non innamorarsene".
Ma a Auckland sono altre le suggestioni e le tensioni, soprattutto. "Può capitare di trovarti con 600 metri quadrati di vela in pezzi e dovrai lavorare tutta la notte per ricomporla", racconta Bella. La mattina, finita la pesatura, le vele vengono portate in barca con una gru. Così comincia l'uscita in mare, così cominciano le regate. "Appena Luna Rossa prende il largo, mi metto davanti alla tv per seguire gli sviluppi del lavoro svolto e per tifare, naturalmente. A terra si soffre più che in mare, non è una frase fatta: è la verità". E quando la barca rientra in porto, il velaio ricomincia a lavorare. "Controllo se c'è qualcosa di rotto, dopodiché si valutano eventuali modifiche legate alla regata. Si scattano le foto e si decide se cambiare la forma o le geometrie delle vele. Ogni dettaglio può risultare decisivo".
La tecnologia da tempo è entrata pesantemente nel lavoro di Michele Bella e ogni tanto salta fuori qualcosa di nuovo. "Ho cominciato in un'azienda di Palermo. Realizzavamo le vele tradizionali e con quelle ho lavorato anche quando sono entrato nei primi team. Poi sono arrivate le vele rigide fino alle soft wing di oggi che sono un ibrido. Ma a contare sono soprattutto le scelte che fai sulla forma e sugli angoli delle vele: entra in gioco il fattore umano. Sei tu che, acquisite tutte le necessarie informazioni anche dalle proiezioni sui computer, decidi come agire". E la sostanza del mestiere torna alle sue antichissime radici che appunto risalgono a quando l'uomo scoprì di potere andar per mare sfruttando la spinta del vento. "Le caratteristiche per essere un buon velaio sono: la precisione, la capacità di rispettare i tempi fissati e la disponibilità a lavorare duro. Ma quando porti a casa un risultato importante, ogni fatica è ampiamente ripagata". Come le fatiche per la vittoria della Prada Cup: "È stata una gioia immensa ma è stata soprattutto un'iniezione di energia per riprendere il lavoro", sottolinea Bella. D'altra parte, all'orizzonte c'è la sfida più importante. "Io sono già da tempo in clima partita. La vela in Nuova Zelanda è sport nazionale, il più popolare dopo il rugby. Capirete bene qual è la pressione. Ma sono abituato a lavorare sotto pressione". L'importante è utilizzarla a proprio vantaggio. Esattamente come il vento.
Ma a Auckland sono altre le suggestioni e le tensioni, soprattutto. "Può capitare di trovarti con 600 metri quadrati di vela in pezzi e dovrai lavorare tutta la notte per ricomporla", racconta Bella. La mattina, finita la pesatura, le vele vengono portate in barca con una gru. Così comincia l'uscita in mare, così cominciano le regate. "Appena Luna Rossa prende il largo, mi metto davanti alla tv per seguire gli sviluppi del lavoro svolto e per tifare, naturalmente. A terra si soffre più che in mare, non è una frase fatta: è la verità". E quando la barca rientra in porto, il velaio ricomincia a lavorare. "Controllo se c'è qualcosa di rotto, dopodiché si valutano eventuali modifiche legate alla regata. Si scattano le foto e si decide se cambiare la forma o le geometrie delle vele. Ogni dettaglio può risultare decisivo".
La tecnologia da tempo è entrata pesantemente nel lavoro di Michele Bella e ogni tanto salta fuori qualcosa di nuovo. "Ho cominciato in un'azienda di Palermo. Realizzavamo le vele tradizionali e con quelle ho lavorato anche quando sono entrato nei primi team. Poi sono arrivate le vele rigide fino alle soft wing di oggi che sono un ibrido. Ma a contare sono soprattutto le scelte che fai sulla forma e sugli angoli delle vele: entra in gioco il fattore umano. Sei tu che, acquisite tutte le necessarie informazioni anche dalle proiezioni sui computer, decidi come agire". E la sostanza del mestiere torna alle sue antichissime radici che appunto risalgono a quando l'uomo scoprì di potere andar per mare sfruttando la spinta del vento. "Le caratteristiche per essere un buon velaio sono: la precisione, la capacità di rispettare i tempi fissati e la disponibilità a lavorare duro. Ma quando porti a casa un risultato importante, ogni fatica è ampiamente ripagata". Come le fatiche per la vittoria della Prada Cup: "È stata una gioia immensa ma è stata soprattutto un'iniezione di energia per riprendere il lavoro", sottolinea Bella. D'altra parte, all'orizzonte c'è la sfida più importante. "Io sono già da tempo in clima partita. La vela in Nuova Zelanda è sport nazionale, il più popolare dopo il rugby. Capirete bene qual è la pressione. Ma sono abituato a lavorare sotto pressione". L'importante è utilizzarla a proprio vantaggio. Esattamente come il vento.