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Il rettore dell'Università di Bergamo: "Ecco perché è giusto vaccinare il personale universitario"

(ansa)
La risposta all'articolo "Quei vaccini all'Università" di Tito Boeri e Roberto Perotti
3 minuti di lettura

Gentile Direttore,

mi permetto di scriverLe in merito all'articolo apparso ieri sul suo giornale, a firma Tito Boeri e Roberto Perotti, e intitolato "Quei vaccini all'Università". Le dico subito che, a differenza dei due studiosi, non intendo alimentare polemiche, ma soltanto chiarire alcuni punti e, in particolare, quello che chiama in causa la Conferenza dei Rettori della Lombardia, di cui al momento sono il presidente.

Boeri e Perotti citano giustamente il documento del Comitato Tecnico Scientifico dell'8 febbraio nel quale fra le categorie cui somministrare i vaccini nella seconda fase, dopo cioè gli anziani e gli individui con comorbilità, si fa rientrare anche "il personale scolastico e universitario docente e non docente". Alla luce quindi di questa indicazione in molte regioni del nostro Paese, come suffragato anche dalla Conferenza delle Regioni dello scorso 20 febbraio, è già stata avviata la campagna vaccinale per le università, con diverse di esse che l'hanno addirittura completata.

La Conferenza dei Rettori della Lombardia - che secondo Boeri e Perotti avrebbe "esercitato una pressione fortissima" sulla regione - si è mossa in linea con quanto succede altrove, ossia limitandosi a sollecitare l'avvio della campagna vaccinale anche nei 14 atenei lombardi. E per facilitare l'operazione, piuttosto complessa, le Università lombarde hanno da subito garantito l'oneroso impegno organizzativo delle vaccinazioni, che sarà appunto a carico del personale universitario. Un aspetto, mi sembra, che merita di essere ricordato e che forse è sfuggito a Boeri e Perotti. Senza questo sostegno, che avviene su base volontaria da parte del personale di ogni ateneo coinvolto e condiviso con la Regione Lombardia, difficilmente le vaccinazioni sarebbero state avviate in tempi brevi. In tutto questo, non riesco a vedere né a capire in cosa consista il privilegio che verrebbe accordato ai docenti e al personale tecnico-amministrativo delle Università lombarde. Ribadisco: la campagna vaccinale che si sta avviando nelle Università della Lombardia è già partita in quasi tutti gli atenei italiani!

Ovviamente, so benissimo che le scuole, di ogni ordine e grado, stanno pagando un prezzo altissimo e che deve essere fatto tutto il possibile perché le vaccinazioni siano programmate e avviate in forma massiva anche per i docenti e per quanti operano in esse. E sono d'accordo con Boeri e Perotti sul fatto che "non c'è alcuna superiorità morale di un ateneo su una scuola". Scuole e Università non sono e non devono essere in competizione, ma non spetta certo alla Conferenza dei Rettori, né della Lombardia né di qualsiasi altra regione, sollecitare l'avvio della campagna vaccinale nelle scuole. Le vaccinazioni per i docenti e il personale delle scuole sono un'assoluta priorità che faccio senz'altro mia. Ho dei figli che frequentano la scuola e conosco quindi di prima mano gli effetti che la didattica a distanza (prolungata) sta producendo su molti studenti. Ma questi effetti non vanno trascurati, né sottovalutati, nemmeno per gli studenti delle università.

Ricordo peraltro che nelle università, fino a quando sarà ancora possibile, stiamo facendo didattica in presenza, accogliendo almeno (ad oggi) il 25% degli studenti che si prenotano e seguono le lezioni in aula (tutti ben distanziati e sempre con le mascherine) e gli altri che seguono da remoto. Secondo Boeri e Perotti, i docenti universitari "insegnano poche ore alla settimana", dimenticano però di ricordare che l'attività didattica universitaria si articola per tutto l'arco della giornata, dalla mattina al tardissimo pomeriggio, che in università si fa anche ricerca, si va nei laboratori, nelle biblioteche, si seguono gli studenti nel loro percorso di studio, ecc.

Stiamo tutti vivendo un momento storico molto difficile e assai drammatico, che non riguarda soltanto l'università e la scuola. È sufficiente guardarsi attorno per rendersene conto. E lo dice uno che ha visto il proprio territorio "massacrato" dalla pandemia e che continua a vedere le enormi difficoltà in cui versano le famiglie, i lavoratori, le imprese, per non dire degli ospedali e delle strutture sanitarie. Credo che più che mai abbiamo bisogno di solidarietà e non di divisioni, men che meno di polemiche pretestuose e sterili.

*Rettore dell’Università degli Studi di Bergamo

 

La replica

Il Rettore di Bergamo sostiene che "non riesce a vedere il privilegio che verrebbe accordato ai docenti e al personale tecnico amministrativo delle università lombarde". E' vero che le università hanno "garantito l'oneroso impegno organizzativo delle vaccinazioni" e faranno tutto da sole eccetto per un piccolo particolare: la materia prima, cioè i vaccini. Questi, come crediamo sia noto al Rettore di Bergamo, sono disponibili in quantità molto limitate e sono forniti dalla Regione Lombardia. Quello che è successo è molto chiaro: i rettori si sono accordati con la Regione per soddisfare tutto il loro fabbisogno senza alcun riguardo per la necessità delle scuole. I vaccini avanzati sarebbero finiti alle scuole, che hanno appreso dell'accordo tra la Regione e le università dai giornali. E' vero anche che "la campagna vaccinale che si sta avviando nelle università della Lombardia è già partita in quasi tutti gli atenei italiani". Ma tutte le Regioni hanno stabilito fin da subito che la campagna di vaccinazione sarebbe andata in parallelo fra scuole e università. 

Tito Boeri e Roberto Perotti