'Ndrangheta: operazione dei carabinieri nel Cosentino, 33 arresti per traffico di droga
di Alessia Candito , di Alessia CanditoCOSENZA - Narcotraffico, produzione e detenzione di sostanze stupefacenti, estorsione, tentata e consumata, aggravata dal metodo mafioso, detenzione illegale di armi da fuoco. Sono questi solo alcuni dei reati contestati a 33 persone arrestate oggi su richiesta della procura antimafia di Catanzaro e per ordine del Tribunale perché ritenuti più o meno direttamente legate al clan Muto. In manette sono finite vecchie e nuove leve, che stavano cercando di riorganizzare le attività del clan, negli anni passati duramente colpito da inchieste e processi.
“Le indagini hanno documentato che gli assetti puntavano nuovamente sul core business dei Muto, che è proprio lo spaccio di droga” spiega il colonnello Piero Sutera. Secondo quanto emerso dall'indagine, grazie a un broker della droga della Locride, il clan era in grado di accaparrarsi enormi quantitativi di cocaina, che poi veniva distribuita nelle piazze di spaccio di tutto il tirreno cosentino tra Scalea, Santa Maria del Cedro, Belvedere Marittimo, Diamante, Buonvicino, Guardia Piemontese e Cetraro. Per la marijuana invece il clan si organizzava da sè, gestendo direttamente produzione e distribuzione. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati oltre due chili di hashish e 700 grammi di marjuana, mentre a casa di un indagato è stato individuato un bunker in fase di ultimazione.
A far scattare le indagini, la denuncia della nonna di un ragazzo, divenuto schiavo della droga spacciata dagli uomini del clan. Seguendo la pista della droga, gli investigatori sono arrivati ad individuare anche l’asfissiante attività estorsiva dei Muto. Arroganti, si presentavano da imprenditori dei settori più diversi pretendendo un “contributo” per la famiglia e per i tanti detenuti da mantenere in carcere. E non si fermavano neanche di fronte a chi li minacciava di denunciare tutto alle forze dell’ordine. Probabilmente pensavano che nessuno avrebbe avuto davvero il coraggio, ma almeno una delle loro vittime ha deciso di dire basta e raccontare tutto ai magistrati.
“Questa organizzazione criminale dedita soprattutto al traffico di stupefacenti, serviva anche a mantenere i detenuti Per questo è sempre importante riuscire a sterilizzare il carcere rispetto al mantenimento dei rapporti con l'ambiente esterno» – commenta il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, che ci ha tenuto a fare anche un appello alla società civile. “ Spesso non si riesce a dimostrare la responsabilità penale di tutti i soggetti coinvolti. Anche oggi, nonostante il numero cospicuo di misure cautelari eseguite, sicuramente ci saranno persone rimaste al di fuori del perimetro dell'indagine che adesso cercheranno di appropriarsi degli spazi lasciati liberi dagli arrestati. Sta alla cosiddetta società civile riuscire ad impedirlo, prendendo possesso di questi spazi”.
Storica cosca di Cetraro nel cosentino, i Muto hanno costruito il proprio impero sul controllo del mercato ittico, di loro esclusiva competenza fin dagli anni Settanta, e sul controllo del traffico di stupefacenti nella zona. Ma sono arrivati a condizionare settori strategici dell’economia della zona, a partire dai servizi – lavanderia, vigilanza, pulizie – che ruotano attorno al settore turistico e i loro tentacoli si sono allungati fino ai cantieri delle grandi opere di Cosenza.