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Oscar, quel film d'altri tempi nell'anno dell'inclusione

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Le nomination alle donne, agli afroamericani, il rispetto delle minoranze. Ma il film con il record di nomination, 'Mank', sembra ignorare il mondo che cambia
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Ma allora il cinema non è morto, esiste ancora e lotta insieme a noi! Non sono tra i superbi fortunati che hanno già visto tutti i film nominati per i prossimi Oscar, però sono orgogliosa di poter dire: ebbene sì, il film che tradizionalmente fa man bassa di premi, in questo caso Mank, non solo c’è ma l’ho pure visto. Come l’avranno visto a milioni in tutto il mondo perché è uno dei due nominati prodotti da Netflix: secondo me molto premiabile, ma niente è sicuro ovvio, e infatti ai Golden Globe è stato abbastanza ignorato: spero che gli Academy Award siano più generosi, anche se tra i rivali c’è proprio il vincitore dei Globe, il film e la sua regista, Nomadland e Chloé Zhao, una donna!

Ci vorrebbero votanti capaci di affrontare le milizie femminili, avere il coraggio di premiare il film di un maschio con molti responsabili maschi, ma nessuno ha voglia di nuovi putiferi. Si sa…
Ma allora il cinema non è morto, esiste ancora e lotta insieme a noi! Non sono tra i superbi fortunati che hanno già visto tutti i film nominati per i prossimi Oscar, però sono orgogliosa di poter dire: ebbene sì, il film che tradizionalmente fa man bassa di premi, in questo caso Mank, non solo c’è ma l’ho pure visto. Come l’avranno visto a milioni in tutto il mondo perché è uno dei due nominati prodotti da Netflix: secondo me molto premiabile, ma niente è sicuro ovvio, e infatti ai Golden Globe è stato abbastanza ignorato: spero che gli Academy Award siano più generosi, anche se tra i rivali c’è proprio il vincitore dei Globe, il film e la sua regista, Nomadland e Chloé Zhao, una donna!

Ci vorrebbero votanti capaci di affrontare le milizie femminili, avere il coraggio di premiare il film di un maschio con molti responsabili maschi, ma nessuno ha voglia di nuovi putiferi. Si sa che soprattutto negli Stati Uniti sono guai se non rispetti la parità di genere, ma anche se non tieni conto delle tante diversità, ogni giorno una nuova. Così su cinque, due registe sono donne, una di origine cinese, e tre uomini, di cui un nero e uno di origine coreana, anche se, almeno per quel che si sa, mancherebbe un/una trans.

Frances McDormand in 'Nomadland' di Chloe Zhao (ansa)


Comunque la scelta dei candidati al miglior film è davvero esemplare, almeno per la correttezza inclusiva delle minoranze: un film di neri diretto da un nero sull’assassinio di un giovane nero leader dei Black Panthers nel 1969 (Judas and the Black Messiah), un film di emarginati, un bianco batterista tossico e vagabondo che pare pentito (Sound of Metal), un film politico con bianchi e neri ingiustamente processati per una manifestazione antiVietnam (Il processo ai Chicago 7), un film sociale sul nomadismo dei poveri (Nomadland), un film democratico sull’integrazione nell’America rurale (Minari); più un film sulla vecchiaia con relativo Alzheimer, tema sempre ben accolto (The father).

Io vorrei che premiassero, per quanto ce ne importa, Mank, film regista, attori attrici e tutto il resto, ma credo che ci sia un rivale forse insuperabile: Una donna promettente, regista donna e storia, così a raccontarla un po’ balzana ma molto impegnata, di una ragazza che per vendicare un’amica suicida stuprata da ubriaca, fa finta di essere ubriaca per farne di ogni colore a chi, stupidello, penserebbe di violentarla. Purtroppo Mank non è per niente inclusivo, è un film che si poteva fare negli anni in cui si svolge, i Trenta, quando gli attori neri al massimo facevano gli schiavi nelle piantagioni o le domestiche nelle case patrizie (Oscar alla non protagonista, nera, di Via col vento, Hattie McDaniel, 1940); o gli asiatici venivano interpretati da americani, come Louise Reiner truccata con gli occhi all’insù per interpretare la povera contadina cinese di La buona terra nel 1937. Certo la sua storia è la glorificazione della favolosa Hollywood del primo sonoro ai tempi della grande depressione, la nascita di quel capolavoro che è Quarto potere dell’allora enfant prodige Orson Welles: in un favoloso bianco e nero che illumina i volti e strega gli ambienti.

Il cinema italiano c’è, ma ancora una volta ai margini: nomination per i costumi e il trucco del Pinocchio di Garrone e per la canzone Io sì della Pausini (che ha appena vinto il Golden Globe), che almeno ci ricorda La vita davanti a sé di Edoardo Ponti e la sua meravigliosa protagonista Sophia Loren. Quanto al documentario, Notturno di Rosi indicato dall’Italia per la categoria internazionale, poi passato a quella dei documentari, non ce l’ha fatta. Forse i selezionatori dovrebbero puntare sul tipo di film che gli Oscar si aspettano dall’Italia.