Un'altra politica è possibile. Ripartendo dalla comunità
di
Floriana Bulfon
,
di Floriana Bulfon
Zerocalcare in un racconto inedito di 20 pagine realizzato per l'Espresso in edicola domani solleva uno dei casi che costellano le periferie romani: Villa Tiburtina era un centro diagnostico pubblico, un'eccellenza per le malattie respiratorie, un presidio sanitario per 27mila persone. Dieci anni fa l'hanno chiusa, lasciando proliferare le strutture private
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Un'altra politica è possibile. Fatta dai cittadini per i cittadini, ripartendo dall'idea di comunità, per dare una risposta ai bisogni concreti di chi si sente abbandonato dagli amministratori e dai partiti chiusi nel Palazzo. Un tema antico diventato irrinunciabile nel momento in cui la pandemia inasprisce le diseguaglianze e mette alla prova il nostro concetto di società. Nelle periferie romane, dove si sente più questa crisi, ci sono tanti focolai di concretezza che vanno ad affrontare le necessità, a partire da quella sanità del territorio che continua a latitare. È il caso sollevato da Zerocalcare: Villa Tiburtina era un centro diagnostico pubblico, un'eccellenza per le malattie respiratorie, un presidio sanitario per 27mila persone. Dieci anni fa l'hanno chiusa, lasciando proliferare le strutture private. Quel lucchetto, simbolo di una sanità negata, è la prima immagine del fumetto di Zerocalcare '…
Un'altra politica è possibile. Fatta dai cittadini per i cittadini, ripartendo dall'idea di comunità, per dare una risposta ai bisogni concreti di chi si sente abbandonato dagli amministratori e dai partiti chiusi nel Palazzo. Un tema antico diventato irrinunciabile nel momento in cui la pandemia inasprisce le diseguaglianze e mette alla prova il nostro concetto di società. Nelle periferie romane, dove si sente più questa crisi, ci sono tanti focolai di concretezza che vanno ad affrontare le necessità, a partire da quella sanità del territorio che continua a latitare. È il caso sollevato da Zerocalcare: Villa Tiburtina era un centro diagnostico pubblico, un'eccellenza per le malattie respiratorie, un presidio sanitario per 27mila persone. Dieci anni fa l'hanno chiusa, lasciando proliferare le strutture private. Quel lucchetto, simbolo di una sanità negata, è la prima immagine del fumetto di Zerocalcare 'Romanzo sanitario': un racconto inedito di 20 pagine realizzato per l'Espresso in edicola domani. La copertina dell'Espresso, in edicola domani
Un intero quartiere si sta mobilitando per chiedere la riapertura di Villa Tiburtina. Un esempio della vitalità degli sforzi collettivi che stanno germogliando nelle borgate romane, dove si conquistano diritti e servizi creando modelli di felicità condivisa: beni comuni gestiti dalla partecipazione delle persone. E mentre la politica ignora i protagonisti di questa resistenza, il loro riconoscimento sui territori ne fa già una classe dirigente. Centri sociali, associazioni, comitati, assemblee promuovono istanze di giustizia sociale e uguaglianza.
Esperienze come "Lab! Puzzle" al Tufello: erano uffici invasi dai rifiuti prima che ne facessero una casa per studenti e poi una scuola popolare e una di fumetto. "E tanto altro, perché è un punto di incontro fra persone diverse ma con gli stessi valori - spiega Luca Blasi, per tutti Lucone - La radicalità non per forza fa rima con marginalità".
O come la "palestra occupata dagli abitanti" del Quarticciolo: "Agli adolescenti serviva un'opportunità. Bisogna parlare non di povertà, ma di diseguaglianze", sottolinea Alessia Pontoriero. Borgate dove da sempre hanno dovuto lottare, pure per ottenere l'indispensabile. "Questa diventa terra di consenso solo durante le campagne elettorali. Il Pd ha persino detto "torniamo nelle periferie". È un linguaggio coloniale: noi dalla periferia non ce ne siamo mai andati, è casa nostra", tuona Lillo Angelilli nel "Centro popolare" di San Basilio. Nell'immaginario dei più questo quartiere, stretto tra il carcere di Rebibbia e il Raccordo Anulare, è solo un immenso supermarket della droga. E il problema per Zerocalcare sta proprio nella lettura delle periferie: "O l'indignazione perché succedono cose orribili o la commozione, con lo sguardo benevolo che trova il volontario che fa cose belle e si carica i peccati dei suoi simili che sono incivili".
Invece esistono realtà luminose spinte da un radicale pragmatismo. Al Quadraro da anni cresce l'esperienza di "Lucha y Siesta": casa rifugio per donne e minori in difficoltà, centro antiviolenza, spazio transfemminista di relazione, socialità e cultura. "Nei confronti di questo progetto le istituzioni hanno accumulato un debito di cura. La cura delle relazioni e degli spazi che produce una trasformazione sociale", chiarisce Simona Ammerata. Storie di comunità dove gli studenti preparano pacchi alimentari per le famiglie rovinate dal virus e aiutano nei compiti chi rischia di perdersi con la Dad perché "tra noi giovani c'è voglia di una società che si nutre di cooperazione e non di competizione", rimarca Viola Paolinelli del centro sociale "CSOA la Strada" alla Garbatella. Mentre la sinistra dei partiti ha inseguito la politica del compromesso fino a perdere identità, loro - come li definisce Zerocalcare - "sono già un sistema di autogoverno dei territori".