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Il centro vaccinale della Cecchignola a Roma (ansa)

Immunità, le Regioni contro il governo: “I ritardi non dipendono da noi”

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I governatori respingono le accuse: "Sulle priorità ci siamo attenuti alle indicazioni del ministero della Salute". Mercoledì il record di iniezioni: 235.765. Task force in Molise e Basilicata, entro fine mese 4,5 milioni di dosi
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È la prima, forse, dall'inizio della campagna. Certamente non era mai accaduto dall'insediamento del nuovo esecutivo: le Regioni vanno allo scontro sul piano vaccinale con il Governo. E in particolare con il ministro della Salute, Roberto Speranza, al centro ieri, nonostante non fosse presente, del dibattito in Conferenza Stato-Regioni. E del fuoco incrociato dei governatori, non soltanto di centrodestra.

La rivolta delle Regioni

Bonaccini, Zaia, Fedriga, la vicepresidente lombarda Moratti non accettano le pesanti accuse mosse mercoledì in Parlamento dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, che, numeri alla mano, aveva segnalato come le Regioni viaggino più lente rispetto alle previsioni. E, soprattutto, come si stia procedendo a velocità diverse lungo tutto il territorio. L'obiettivo delle 500 mila vaccinazioni al giorno che doveva entrare a regime nel giro di un mese appare, purtroppo, un miraggio lontano. Colpa delle case farmaceutiche, c…
È la prima, forse, dall'inizio della campagna. Certamente non era mai accaduto dall'insediamento del nuovo esecutivo: le Regioni vanno allo scontro sul piano vaccinale con il Governo. E in particolare con il ministro della Salute, Roberto Speranza, al centro ieri, nonostante non fosse presente, del dibattito in Conferenza Stato-Regioni. E del fuoco incrociato dei governatori, non soltanto di centrodestra.

La rivolta delle Regioni

Bonaccini, Zaia, Fedriga, la vicepresidente lombarda Moratti non accettano le pesanti accuse mosse mercoledì in Parlamento dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, che, numeri alla mano, aveva segnalato come le Regioni viaggino più lente rispetto alle previsioni. E, soprattutto, come si stia procedendo a velocità diverse lungo tutto il territorio. L'obiettivo delle 500 mila vaccinazioni al giorno che doveva entrare a regime nel giro di un mese appare, purtroppo, un miraggio lontano. Colpa delle case farmaceutiche, certo, che continuano (Astrazeneca soprattutto) a non mantenere le consegne promesse. Ma anche, dice il Governo, delle Regioni.

I governatori però non ci stanno, e non accettano questa ricostruzione. E scaricano le responsabilità sul ministro Speranza, nonostante non fosse presente. E lo fanno nel silenzio, invece, dei due membri dell'esecutivo, i ministri forzisti Renato Brunetta e Maria Stella Gelmini. Nella riunione di ieri prendono la parola in sequenza il presidente veneto Zaia, il friulano Fedriga, l'abruzzese Marsilio, tutti di centrodestra. Ma dalla loro parte si schiera anche il presidente della Conferenza, il dem emiliano-romagnolo Bonaccini. Da tutti, la medesima critica: è vero che esiste autonomia nella gestione della campagna di vaccinazione, ma - attaccano - "per le priorità noi ci siamo attenuti alle linee guida fissate dal ministero della Salute, anche nella somministrazione delle dosi alle categorie ritenute meritevoli di protezione più di altre, al di là delle fasce d'età". E' dalle frange più dure, quelle leghiste, che arrivano le contestazioni più severe e la definizione di Speranza "ministro della paura". La linea di lotta e di governo del loro leader Matteo Salvini produce i suoi frutti, contribuisce ad alimentare la tensione Stato-Regioni nel momento più delicato, quello in cui la campagna dovrebbe decollare.

Il no per l'Aifa

Dai governatori, critiche sono state mosse anche all'Agenzia italiana del farmaco. Soprattutto per la gestione del dossier AstraZeneca. Troppi tentennamenti, indicazioni contrastanti sull'utilizzo del vaccino, poi lo stop e la ripresa della somministrazione come nulla fosse. Anche lì, i presidenti di Regione si ritengono meri esecutori della campagna, ma le linee guida vengono fissate dall'alto, in questo caso dall'Aifa. Non è un gesto di rivolta contro l'Agenzia ma contro il governo, a fine vertice, il rifiuto da parte degli stessi governatori di esprimere il parere richiesto per la nomina del nuovo direttore generale dell'Agenzia, Nicola Magrini. Per adesso la carica resta in stand-by. Si potrebbe sbloccare lunedì quando il Governo incontrerà ufficialmente le Regioni per cercare un punto di mediazione che, fonti dell'esecutivo, definiscono "imprescindibile".

Lo scontro sulle linee guida

Lo scontro non è soltanto politico. Ma attiene anche ai contenuti: le Regioni non hanno apprezzato il documento, inviato loro dalla Protezione civile, con le linee guida per le somministrazioni. Tanto che sono state apposte modifiche importanti: non c'è più il riferimento ai 10 minuti, come limite massimo per la somministrazione. I centri di "medie-grandi dimensioni" dovranno vaccinare 800 persone al giorno. Mentre "i punti vaccinali di minore dimensione (ad esempio gli studi medici e le farmacie)" si potranno organizzare autonomamente. Via anche la voce sugli orari di apertura, inizialmente previsti in 12 ore.

Record di somministrazioni

La scommessa, però, è chiara: le polemiche non devono rallentare la macchina delle somministrazioni. Mercoledì è stato il giorno dei record con 235.765 somministrazioni, mai così bene dall'inizio della campagna. Anche se, secondo le proiezioni del piano, questa doveva essere la settimana delle 300mila dosi al giorno. Per velocizzare la macchina, la struttura del commissario Figliuolo ha messo a disposizione alcune squadre di vaccinatori: si comincia da Molise e Basilicata dove saranno inviati medici e infermieri per raggiungere i paesi più isolati. Rassicurazioni arrivano anche sul punto più delicato, quello dell'approvvigionamento: si attende la consegna record di 4 milioni e mezzo di dosi entro la fine di marzo.