Immunità, le Regioni contro il governo: “I ritardi non dipendono da noi”
di Carmelo Lopapa , Giuliano Foschini , di Giuliano Foschini, Carmelo LopapaI governatori respingono le accuse: "Sulle priorità ci siamo attenuti alle indicazioni del ministero della Salute". Mercoledì il record di iniezioni: 235.765. Task force in Molise e Basilicata, entro fine mese 4,5 milioni di dosi
È la prima, forse, dall'inizio della campagna. Certamente non era mai accaduto dall'insediamento del nuovo esecutivo: le Regioni vanno allo scontro sul piano vaccinale con il Governo. E in particolare con il ministro della Salute, Roberto Speranza, al centro ieri, nonostante non fosse presente, del dibattito in Conferenza Stato-Regioni. E del fuoco incrociato dei governatori, non soltanto di centrodestra.
La rivolta delle Regioni
Bonaccini, Zaia, Fedriga, la vicepresidente lombarda Moratti non accettano le pesanti accuse mosse mercoledì in Parlamento dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, che, numeri alla mano, aveva segnalato come le Regioni viaggino più lente rispetto alle previsioni. E, soprattutto, come si stia procedendo a velocità diverse lungo tutto il territorio. L'obiettivo delle 500 mila vaccinazioni al giorno che doveva entrare a regime nel giro di un mese appare, purtroppo, un miraggio lontano. Colpa delle case farmaceutiche, c…
È la prima, forse, dall'inizio della campagna. Certamente non era mai accaduto dall'insediamento del nuovo esecutivo: le Regioni vanno allo scontro sul piano vaccinale con il Governo. E in particolare con il ministro della Salute, Roberto Speranza, al centro ieri, nonostante non fosse presente, del dibattito in Conferenza Stato-Regioni. E del fuoco incrociato dei governatori, non soltanto di centrodestra.
I governatori però non ci stanno, e non accettano questa ricostruzione. E scaricano le responsabilità sul ministro Speranza, nonostante non fosse presente. E lo fanno nel silenzio, invece, dei due membri dell'esecutivo, i ministri forzisti Renato Brunetta e Maria Stella Gelmini. Nella riunione di ieri prendono la parola in sequenza il presidente veneto Zaia, il friulano Fedriga, l'abruzzese Marsilio, tutti di centrodestra. Ma dalla loro parte si schiera anche il presidente della Conferenza, il dem emiliano-romagnolo Bonaccini. Da tutti, la medesima critica: è vero che esiste autonomia nella gestione della campagna di vaccinazione, ma - attaccano - "per le priorità noi ci siamo attenuti alle linee guida fissate dal ministero della Salute, anche nella somministrazione delle dosi alle categorie ritenute meritevoli di protezione più di altre, al di là delle fasce d'età". E' dalle frange più dure, quelle leghiste, che arrivano le contestazioni più severe e la definizione di Speranza "ministro della paura". La linea di lotta e di governo del loro leader Matteo Salvini produce i suoi frutti, contribuisce ad alimentare la tensione Stato-Regioni nel momento più delicato, quello in cui la campagna dovrebbe decollare.
La rivolta delle Regioni
Bonaccini, Zaia, Fedriga, la vicepresidente lombarda Moratti non accettano le pesanti accuse mosse mercoledì in Parlamento dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, che, numeri alla mano, aveva segnalato come le Regioni viaggino più lente rispetto alle previsioni. E, soprattutto, come si stia procedendo a velocità diverse lungo tutto il territorio. L'obiettivo delle 500 mila vaccinazioni al giorno che doveva entrare a regime nel giro di un mese appare, purtroppo, un miraggio lontano. Colpa delle case farmaceutiche, certo, che continuano (Astrazeneca soprattutto) a non mantenere le consegne promesse. Ma anche, dice il Governo, delle Regioni.I governatori però non ci stanno, e non accettano questa ricostruzione. E scaricano le responsabilità sul ministro Speranza, nonostante non fosse presente. E lo fanno nel silenzio, invece, dei due membri dell'esecutivo, i ministri forzisti Renato Brunetta e Maria Stella Gelmini. Nella riunione di ieri prendono la parola in sequenza il presidente veneto Zaia, il friulano Fedriga, l'abruzzese Marsilio, tutti di centrodestra. Ma dalla loro parte si schiera anche il presidente della Conferenza, il dem emiliano-romagnolo Bonaccini. Da tutti, la medesima critica: è vero che esiste autonomia nella gestione della campagna di vaccinazione, ma - attaccano - "per le priorità noi ci siamo attenuti alle linee guida fissate dal ministero della Salute, anche nella somministrazione delle dosi alle categorie ritenute meritevoli di protezione più di altre, al di là delle fasce d'età". E' dalle frange più dure, quelle leghiste, che arrivano le contestazioni più severe e la definizione di Speranza "ministro della paura". La linea di lotta e di governo del loro leader Matteo Salvini produce i suoi frutti, contribuisce ad alimentare la tensione Stato-Regioni nel momento più delicato, quello in cui la campagna dovrebbe decollare.