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Vaccini, Alberto Mantovani: “Dovremo fare i richiami per anni. L’Italia torni a produrre”

Il direttore scientifico dell’Humanitas di Milano: “Giusto tutelare gli anziani. Così mettiamo in sicurezza tutti noi. Quando voglio tirarmi su il morale vado al centro vaccinale”  
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Va bene, adesso, puntare tutto sulla protezione degli anziani ed è giusto fare il richiamo con AstraZeneca agli over 60. Alberto Mantovani, direttore scientifico dell'Humanitas di Milano spera però che nuove prove scientifiche permettano di ricominciare ad usare più avanti il medicinale anche sui più giovani. E avverte: dovremo fare i richiami contro le varianti, come avviene con l'influenza e dovremo tornare a produrre vaccini per garantirci le dosi necessarie.

Il premier Draghi ha rilanciato la campagna tra gli anziani. Cosa ne pensa?
"Sono assolutamente d'accordo. Non si sottolinea abbastanza che vaccinando gli anziani mettiamo in sicurezza loro e noi stessi. Con coperture ampie dei fragili liberiamo terapie intensive e spazi per curare cancro e problemi cardiovascolari. Non è solo un favore a loro ma un modo per proteggere tutti".

Cosa significa per l'Italia la campagna vaccinale?
"Le mie giornate non sono tutte c…
Va bene, adesso, puntare tutto sulla protezione degli anziani ed è giusto fare il richiamo con AstraZeneca agli over 60. Alberto Mantovani, direttore scientifico dell'Humanitas di Milano spera però che nuove prove scientifiche permettano di ricominciare ad usare più avanti il medicinale anche sui più giovani. E avverte: dovremo fare i richiami contro le varianti, come avviene con l'influenza e dovremo tornare a produrre vaccini per garantirci le dosi necessarie.

Il premier Draghi ha rilanciato la campagna tra gli anziani. Cosa ne pensa?
"Sono assolutamente d'accordo. Non si sottolinea abbastanza che vaccinando gli anziani mettiamo in sicurezza loro e noi stessi. Con coperture ampie dei fragili liberiamo terapie intensive e spazi per curare cancro e problemi cardiovascolari. Non è solo un favore a loro ma un modo per proteggere tutti".

Cosa significa per l'Italia la campagna vaccinale?
"Le mie giornate non sono tutte con il sole e sa cosa faccio per tirarmi su di morale? Un giro al centro vaccinale di Humanitas. Abbiamo fatto oltre 30mila dosi. Entrare lì allarga il cuore, le persone che ricevono la somministrazione sono fantastiche, come chi ci lavora. Vederli tira su il morale, mi dà ottimismo perché penso che stiamo mettendo in sicurezza la nostra società".

Si è parlato molto degli effetti collaterali di AstraZeneca, quali sono i rischi per chi fa quel vaccino?
"Di questo tema parlo quotidianamente con Corrado Lodigiani, responsabile del nostro centro trombosi. Il Regno Unito ha vaccinato 20 milioni di persone e registrato 79 casi di trombosi. Si tratta di un caso su 250mila, di un rischio basso. Non dovremmo dimenticare che 1 donna su 2mila che prendono la pillola anticoncezionale per un anno ha problemi di emostasi e trombosi. E l'eparina non frazionata nell'1% di chi la prende fa sviluppare autoanticorpi come quelli forse associati al vaccino. Alcune settimane fa un lavoro scientifico ha stimato che l'8 e l'11% dei pazienti Covid vanno incontro a tromboebolia venosa. Il dato sale al 20-25% tra chi è in intensiva. Tutti rischi molto più alti rispetto ai rarissimi legati al vaccino".

Cosa pensa della scelta di suggerire AstraZeneca solo agli over 60?
"Credo sia giusta nella misura in cui possiamo mettere in sicurezza prima possibile gli ultra sessantenni, che sono la nostra priorità, e poi possiamo dedicarci ai giovani, magari con un vaccino alternativo. Ma si potrebbe continuare con AstraZeneca anche con gli under 60, se avremo più dati sulle reazioni avverse. Si è deciso di essere prudenti anche perché non sappiamo ancora se c'è un rapporto causa-effetto tra vaccino e reazioni, non capiamo il meccanismo che le scatena e se è un problema del vaccino o della piattaforma usata, dell'adenovirus".

È giusto fare il richiamo con AstraZeneca agli under 60 che hanno avuto quel vaccino?
"Ho due preoccupazioni. La prima è che quei cittadini non si facciano il richiamo. La seconda è che le persone siano disorientate. Prima si sono sentite dire che quel vaccino non andava bene per gli anziani, poi che va usato sopra i 60. In assenza di problemi dopo la prima dose è saggio fare la seconda con lo stesso farmaco. Del resto non abbiamo ancora dati sull'efficacia dell'incrocio di vaccini diversi. In famiglia ho tre giovani donne, due in Italia e una a Londra, a cui voglio molto bene. Hanno fatto la prima dose di AstraZeneca e consiglierò loro di fare il richiamo con lo stesso prodotto".

Per quanto tempo rimane protetto chi ha avuto la malattia o si è vaccinato?
"Non lo sappiamo con certezza. Uno studio danese su 4 milioni di persone che hanno avuto il Covid dice che la copertura è dell'80%. Ma tra chi ha più di 65 anni scende al 47%. I dati di risposta immunitaria indotta dal vaccino, invece arrivano più o meno a 8 mesi e speriamo che questo ci dia una protezione almeno per 1-2 anni".

Dovremo rivaccinarci contro il Covid, quindi?
"Abbiamo un problema di varianti. È possibile che dovremo rivaccinarci contro di loro. Anche per anni, come avviene con l'influenza. Penso, come immunologo, che il vaccino contro il vecchio virus sarà un buon esercizio per il nostro sistema immunitario per rispondere molto bene al richiamo che dovremo fare".

La campagna non è decollata, non abbiamo abbastanza vaccini. Come faremo con i richiami?
"La stima è che entro la fine dell'anno saranno prodotte nel mondo tra 8 e 11 miliardi di dosi. Così i problemi dovrebbero essere risolti. Comunque il nostro Paese aveva una grande tradizione, esportava più vaccini di quanti ne importava. Credo sia strategica la valorizzazione della nostra capacità di innovare e fabbricare in questo settore. Dobbiamo recuperare questa grande tradizione e tornare a produrre per avere i vaccini per le varianti".

L'Italia fa parte di Gavi, l'alleanza per i vaccini ai Paesi poveri. I problemi di AstraZeneca che impatto avranno sul programma?
"È l'unico vaccino disponibile nel programma e i limiti di età rischiano di ridurre le dosi per il resto del mondo. Anche qui parliamo di un dovere morale di solidarietà, ma anche di una cosa importante per tutti noi: mettere in sicurezza anche i Paesi poveri protegge dalle varianti".