Covid, focolai nelle carceri sovraffollate: 1521 i positivi. E sullo stop ai vaccini arrivano le rassicurazioni della Giustizia
di Viola Giannoli , di Viola GiannoliLuoghi chiusi per definizione, affollati per (drammatica) condizione. Bolle destinate dall'origine a diventare focolai in caso di contagi. Nelle carceri italiane ci sono, a oggi, circa 850 detenuti e detenute e 671 operatori penitenziari positivi al coronavirus. Migliaia da inizio pandemia. Negli ultimi giorni sono morti altri due reclusi, a Catanzaro, che si aggiungono alle 18 vittime contate dall'associazione Antigone nel rapporto sulla detenzione con e oltre il Covid, pubblicato a marzo. E undici sono i decessi tra le guardie carcerarie. A questi si sommano poi i 14 suicidi contati dal Dap in appena tre mesi e mezzo, dall'inizio del 2021 a oggi; numeri aggravati secondo i sindacati di polizia da sovraffollamento e restrizioni da Covid.
Ci sono cluster ancora estesi e attivi tra i ristretti di Reggio Emilia (115), del Due Palazzi di Padova (90), di Catanzaro (74), del braccio femminile di Rebibbia a Roma (70), a Pesaro (64), Melfi (57), Asti (33), Parma (32), Saluzzo (3…
Luoghi chiusi per definizione, affollati per (drammatica) condizione. Bolle destinate dall'origine a diventare focolai in caso di contagi. Nelle carceri italiane ci sono, a oggi, circa 850 detenuti e detenute e 671 operatori penitenziari positivi al coronavirus. Migliaia da inizio pandemia. Negli ultimi giorni sono morti altri due reclusi, a Catanzaro, che si aggiungono alle 18 vittime contate dall'associazione Antigone nel rapporto sulla detenzione con e oltre il Covid, pubblicato a marzo. E undici sono i decessi tra le guardie carcerarie. A questi si sommano poi i 14 suicidi contati dal Dap in appena tre mesi e mezzo, dall'inizio del 2021 a oggi; numeri aggravati secondo i sindacati di polizia da sovraffollamento e restrizioni da Covid.
Ci sono cluster ancora estesi e attivi tra i ristretti di Reggio Emilia (115), del Due Palazzi di Padova (90), di Catanzaro (74), del braccio femminile di Rebibbia a Roma (70), a Pesaro (64), Melfi (57), Asti (33), Parma (32), Saluzzo (30). Mentre tra i poliziotti penitenziari preoccupano i focolai di Parma (37), Napoli Secondigliano (31), Lecce (27), Reggio Emilia (26), Catanzaro (19), Torino (18), Napoli Poggioreale (17), Foggia (16).
Eppure l'ordinanza del generale Francesco Paolo Figliuolo sui vaccini parla chiaro: la priorità va data agli ottuagenari e alle persone fragili, da immunizzare nel più breve tempo possibile, e a medici e infermieri in prima linea. Fino a nuovo ordine stop quindi pure alle somministrazioni in carcere. Tranne che per gli 851 detenuti ultrasettantenni che, nonostante la possibilità di detenzione domiciliare, sono in carcere. Dal ministero della Giustizia guidato da Marta Cartabia fanno sapere che sono arrivate rassicurazioni dalla struttura commissariale: non c'è ancora nulla di scritto ma dai colloqui informale sarebbe emersa la necessità di andare avanti sui vaccini ai detenuti e alle guardie penitenziarie. Un'urgenza che nasce sia dalla preoccupazione di nuovi focolai che di nuovi fuochi di rivolta.
Così il Lazio guidato da Nicola Zingaretti ha già deciso di seguire la sua strada, restando fedele alle raccomandazioni del Piano firmato il 10 marzo dalla presidenza del Consiglio, dal ministero della Salute, dall'Istituto superiore di sanità e dall'Agenas: "Il 19 aprile inizieremo a vaccinare detenuti e polizia penitenziaria con le prime diecimila dosi di Johnson&Johnson. Vogliamo evitare rivolte, faremo tutto nel giro di tre giorni" spiega l'assessore Alessio D'Amato.
Le somministrazioni invece in qualche regione sono già partite (in Campania, in Abruzzo, in Friuli Venezia Giulia o in Sicilia). In tutto i detenuti già vaccinati sono 7939 (il 14% del totale), mentre tra i personale di polizia penitenziaria, gli amministrativi e gli operatori le iniezioni sono state 17566 (il 44%). Ora la macchina si dovrà fermare per dare la priorità a chi fuori dalle dalle sbarre è così anziano e fragile da rischiare di aggiungersi alla penosa conta quotidiana dei morti.
Dentro le mura però resta l'allarme, "non rispetto alla malattia in quanto tale perché tra gli 850 detenuti positivi la maggior parte sono fortunatamente asintomatici, mentre gli ospedalizzati sono 22. Il grave problema è la densità - spiega ancora Palma -. Mettere in quarantena 850 persone in strutture che sono già sovraffollate aggrava pesantemente la condizione carceraria dei detenuti", già provati dall'impossibilità di ricevere visite dopo l'approvazione degli ultimi decreti anti-Covid. "Il rischio - conclude il garante - è che si creino condizioni che ledono la dignità delle persone private della libertà". Così ha raccontato, ad esempio, la figlia di una donna reclusa a Rebibbia, "isolata in cella perché positiva, con caraffe d'acqua da scaldare e una bacinella per lavarsi già da due settimane".