✕

L'allarme dei medici volontari: "Se non cambia la legge, i pensionati che stanno vaccinando lasceranno"

Il dottor Giorgio Verrini 
Il decreto Curaitalia di Arcuri aveva consentito alle aziende sanitarie di fare contratti ai sanitari in quiescenza per fronteggiare l'emergenza. Ora il decreto legge dello scorso marzo li obbliga a rinunciare alla pensione. "Sono l'architrave per somministrare i vaccini, senza di loro impossibile andare avanti". L'esperienza di chi ha risposto all'appello
3 minuti di lettura

"Abbiamo lanciato l'allarme prima che il bubbone scoppi. Se i medici pensionati smetteranno di vaccinare, tutto l'andamento della campagna sarà a rischio". Giorgio Verrini, 69 anni di cui buona parte passati tra ospedale e impegno civile a Carpi, non vuole vedere andare a monte il lavoro che tanti come lui in Italia hanno fatto finora per continuare a essere utili durante la pandemia.

Dottor Verrini, perché i suoi colleghi dovrebbero smettere di vaccinare?

"Molti tra i medici che nei centri dove si vaccina accolgono le persone, fanno le anamnesi e somministrano le dosi sono medici in quiescenza, cioè pensionati, che hanno un vero contratto con le aziende sanitarie, qui in Emilia Romagna con le Ausl. Quest…

"Abbiamo lanciato l'allarme prima che il bubbone scoppi. Se i medici pensionati smetteranno di vaccinare, tutto l'andamento della campagna sarà a rischio". Giorgio Verrini, 69 anni di cui buona parte passati tra ospedale e impegno civile a Carpi, non vuole vedere andare a monte il lavoro che tanti come lui in Italia hanno fatto finora per continuare a essere utili durante la pandemia.

Dottor Verrini, perché i suoi colleghi dovrebbero smettere di vaccinare?

"Molti tra i medici che nei centri dove si vaccina accolgono le persone, fanno le anamnesi e somministrano le dosi sono medici in quiescenza, cioè pensionati, che hanno un vero contratto con le aziende sanitarie, qui in Emilia Romagna con le Ausl. Questi medici, che devono fare un minimo di 38 ore a settimana, sono assicurati e remunerati, hanno risposto al bando del novembre 2020 chiamato “CuraItalia” o bando Arcuri. Il bando stabiliva che l’Azienda sanitaria potesse conferire incarichi professionali retribuiti a medici in pensione per far fronte a situazioni emergenziali (come appunto la pandemia in corso) e questo in deroga all'articolo 5 DL n.95 comma 9, del 2012 che faceva divieto alle amministrazioni ospedaliere di attribuire incarichi retribuiti a personale in quiescenza. Tuttavia stando al DL n.21 comma 3bis del 12 marzo scorso non è prevista la cumulabilità della retribuzione del contratto secondo le norme del “CuraItalia” con il trattamento pensionistico. In pratica, i pensionati dovrebbero rinunciare alla pensione per il periodo in cui saranno impiegati nelle vaccinazioni, ma è chiaro che in molti temono poi periodi in cui potrebbero non percepire né la retribuzione, né, appunto l'assegno di pensione, per cui optano per abbandonare l'impegno per la campagna di vaccinazione".

 

Quali saranno i problemi se lasceranno?

"Guardo alla nostra situazione, a Carpi. Nel febbraio di quest’anno ho iniziato come volontario a darmi da fare per aiutare a realizzare il piano vaccinale anti Covid e, mediante passa parola, circa altri 20 medici in pensione si sono uniti in quello che abbiamo chiamato “club dei volontari“. La cosa non mi riguarda in quanto medico volontario, poiché io e la maggior parte di noi ha un contratto “per impegno non retribuito" redatto dalla Direzione Sanitaria della ASL con copertura assicurativa, ma sono stato informato dai colleghi medici in quiescenza a contratto della loro intenzione di licenziarsi se dovessero rinunciare alla pensione. Sarebbe un disastro, ci sarebbe un rallentamento incredibile della campagna vaccinale".

Anche se sono pochi?

"I contrattisti sono medici ma anche altro personale sanitario e aministrativo e sono l’architrave del funzionamento del centro vaccinale sia per le molte ore svolte, sia per l’aspetto organizzativo. Senza di loro non sarà facile raggiungere gli obiettivi prefissati di vaccinare tanti in breve tempo. Solo qui a Carpi ci sono 37 volontari in tutta la provincia, 20 in città. Non conosco i numeri di altre città e province, ma è facile ipotizzare che le cifre siano comunque elevate. Non ci si rende conto che la vaccinazione non è soltanto fare un'iniezione, bisogna indirizzare le persone, compilare moduli e verificare le anamnesi. Adesso, poi, con la paura per AstraZeneca spesso passiamo ancora più tempo a tranquillizzare le persone, magari poi per sentirci dire, come mi è capitato, 'se mi sento male ti ammazzo'".

Per evitare che i colleghi lascino che cosa avete fatto?

"Intanto abbiamo portato alla luce la questione, prima di restare in difficoltà, perché è chiaro che ad andare via non sarebbero soltanto i due colleghi che ci hanno segnalato la questione. Abbiamo informato del problema la consigliera Regionale di Azione Giulia Pigoni, che ha rivolto una interrrogazione all'assessore alla sanità dell’Emilia Romagna Donini. Anche l'assessore alla Salute di Bologna, Giuliano Barigazzi, ci ha risposto e ha promesso di intervenire. E comunque, non si tratta soltanto di evitare disguidi adesso il problema è più ampio".

Perché, dottor Verrini?

"La pandemia ci ha dimostrato che la figura del volontario anziano è importante e andrebbe istituzionalizzata in altri ambiti. All'estero, per esempio in Spagna, i medici prima di andare in pensione hanno come obbligo di fare  i medici come mission nell’ultimo periodo hanno come mission di fare attività di affiancamento e istruzione ai nuovi assunti. Purtroppo in Italia è prevalsa l'idea che uno vale uno e che un giovane medico sia identico a chi ha 30 anni di esperienza. Le persone che come me vorrebbero fare volontariato senza retribuzione sono tante, ma bisognerebbe dare loro coperture assicurative e inquadramento giuridico. Sarebbe un modo per restare attivi ed essere utili alla comunità: proprio in questi mesi ho visto con quale entusiasmo i miei colleghi si sono rimessi in gioco per dare una mano".