Covid, Rezza: "Riaprire è un rischio ma siamo pronti a intervenire. Due o tre settimane decisive”
di
Michele Bocci
Il capo della Prevenzione del ministero della salute: "Abbiamo ancora oltre 300 morti e 15mila casi al giorno, la curva sta flettendo ma ancora leggermente"
Aggiornato 2 minuti di lettura
Secondo Gianni Rezza, capo della Prevenzione del ministero alla Salute e membro del Cts, le aperture fanno rischiare una nuova crescita della curva epidemica. "Ma abbiamo un sistema di allerta precoce, per intervenire subito".
Come sono i numeri della pandemia?
"La tendenza è alla diminuzione, che però è molto lenta. Siamo ancora a 180 casi settimanali per 100mila abitanti, un'incidenza ancora abbastanza elevata. È un bene che l'Rt resti sotto 1 ma c'è il problema delle terapie intensive ancora congestionate. Ci vorrà ancora un po' per liberarle".
L'Inghilterra ha riaperto con meno casi e più persone vaccinate di noi. Stiamo rischiando?
"Abbiamo ancora oltre 300 morti e 15mila casi al giorno, stiamo facendo delle riaperture in un momento in cui la curva sta flettendo leggermente. Il rischio c'è. Quello accettabile per un epidemiologo è zero, per un economista può es…
Secondo Gianni Rezza, capo della Prevenzione del ministero alla Salute e membro del Cts, le aperture fanno rischiare una nuova crescita della curva epidemica. "Ma abbiamo un sistema di allerta precoce, per intervenire subito".
Come sono i numeri della pandemia?
"La tendenza è alla diminuzione, che però è molto lenta. Siamo ancora a 180 casi settimanali per 100mila abitanti, un'incidenza ancora abbastanza elevata. È un bene che l'Rt resti sotto 1 ma c'è il problema delle terapie intensive ancora congestionate. Ci vorrà ancora un po' per liberarle".
L'Inghilterra ha riaperto con meno casi e più persone vaccinate di noi. Stiamo rischiando?
"Abbiamo ancora oltre 300 morti e 15mila casi al giorno, stiamo facendo delle riaperture in un momento in cui la curva sta flettendo leggermente. Il rischio c'è. Quello accettabile per un epidemiologo è zero, per un economista può essere invece 100 e per chi campa con un'attività che ha dovuto chiudere è ancora più elevato. È legittimo che la politica trovi una sintesi, dopodiché nessuno oggi può escludere che facendo ripartire scuole e altre attività la curva risalga".
Dal 26 aprile si riaprono molte attività, quanto tempo ci vorrà a capire se le cose vanno male?
"Una eventuale crescita della curva si vedrà a distanza di due-tre settimane. Nel momento in cui allenti è normale che l'epidemia possa ripartire, a meno che non intervengano fattori esterni, come l'allargamento della vaccinazione. Noi poi abbiamo un sistema di allerta precoce, che consente di attuare misure restrittive prima che la curva riparta".
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Qual è la riapertura più rischiosa tra quelle previste?
"I contesti più pericolosi sono quelli al chiuso, dove si sta senza mascherina. Per quello è prevista solo la ristorazione all'aperto, con il distanziamento. All'interno dei locali senza aerazione naturale e senza un idoneo distanziamento il rischio si corre. Certo, nei musei anche al chiuso la situazione si gestisce benissimo. Alcune attività all'aperto, come il calcetto e gli sport da contatto, un rischio lo comportano, anche se ci sono ricerche che comunque non le considerano così pericolose".
Le varianti quanto condizionano lo scenario?
"Sono un punto cruciale, fanno sì che l'epidemia scenda così poco nonostante misure importanti prese in questi mesi. Del resto la variante inglese, che praticamente ormai è il nostro virus ha una trasmissibilità del 50%, a osservare i dati raccolti da Istituto superiore di sanità e Regioni, che hanno molto aumentato la capacità di sequenziare".
Che vaccini saranno somministrati agli under 60 visto che non possono avere quelli a vettore virale?
"Quelli a Rna messaggero come Pfizer e Moderna. Siamo partiti da anziani e fragili, perché proteggiamo persone a rischio e riduciamo la congestione ospedaliera e la mortalità. Va bene anche usare gli mRna con i più giovani, che fanno circolare la malattia. Questo perché quei vaccini sono più efficaci nel bloccare anche i portatori sani".
Ci sarà bisogno di fare una terza dose, come ha detto il ceo di Pfizer?
"Un conto è il ciclo vaccinale, che ne prevede due, un altro è il booster, la dose supplementare. Visto che non sappiamo quanto dura l'immunità conferita dal vaccino è prevedibile che dopo un certo periodo di tempo sia necessaria".
Faremo richiami ogni anno?
"Non è detto che fatta questa campagna elimineremo il problema. Ci sono ancora cose che non possiamo prevedere: appunto la durata della protezione, le varianti, il ricircolo naturale del virus. Non è che stiamo eradicando il vaiolo. Ora vacciniamo per proteggere, entro l'estate spero che lo faremo per rallentare la velocità di circolazione. Poi dovremo vedere se il virus si ripresenterà, mutato o meno".
Quando arriverà il pass sanitario?
"Ci si sta lavorando, anche a livello europeo. Come noto viene dato a chi ha avuto la malattia, ha fatto il vaccino o un test da pochi giorni. Il problema è che non si può dire che anche chi è stato malato o vaccinato sia del tutto immune. Per questo il pass è sicuramente prezioso ma quando gran parte delle persone sono vaccinate. Del resto anche a chi ha avuto le somministrazioni si danno le stesse raccomandazioni di chi non le ha avute, cioè distanziamento e mascherina. Lo fanno anche gli inglesi".
In molti aspettano la sua circolare che apre ai test salivari. Quando arriverà?
"Potrebbero avere il via libera rapidamente. I prelievi di saliva, poi usata per test molecolari o antigenici, sono affidabili ormai quanto il tampone".