Il 'Me too' di Benedetta: "Ho chiesto alle donne di raccontarmi le molestie, in due ore mi hanno scritto in 83"
di Erica Manna , di Erica MannaGENOVA - Le è capitato, spesso. Fischi, frasi di apprezzamento urlate per strada: lei accelerava il passo. E poi sull'autobus: qualcuno che si avvicina troppo, che si struscia, e lei che cerca di convincersi che forse è un caso, il mezzo è affollato, si sta stretti. "Mi sono resa conto che avevo sempre cercato di rimuovere questi episodi. Si lascia perdere, cancelli tutto per non avere paura di uscire di casa". Il giorno in cui Benedetta Castellaro, genovese di 23 anni fresca di laurea in Comunicazione Interculturale ha deciso di non lasciar perdere, innescando un piccolo Me too nella città di Beppe Grillo, è stato quando è capitato alla sua migliore amica, Kimberly. Che una mattina di fine marzo era seduta su un autobus fermo accanto alla stazione Principe, quando un uomo ha iniziato a masturbarsi davanti a lei, e quando la ragazza è corsa alla stazione dei carabinieri, dopo la denuncia si è sentita dire dal milita…
GENOVA - Le è capitato, spesso. Fischi, frasi di apprezzamento urlate per strada: lei accelerava il passo. E poi sull'autobus: qualcuno che si avvicina troppo, che si struscia, e lei che cerca di convincersi che forse è un caso, il mezzo è affollato, si sta stretti. "Mi sono resa conto che avevo sempre cercato di rimuovere questi episodi. Si lascia perdere, cancelli tutto per non avere paura di uscire di casa". Il giorno in cui Benedetta Castellaro, genovese di 23 anni fresca di laurea in Comunicazione Interculturale ha deciso di non lasciar perdere, innescando un piccolo Me too nella città di Beppe Grillo, è stato quando è capitato alla sua migliore amica, Kimberly. Che una mattina di fine marzo era seduta su un autobus fermo accanto alla stazione Principe, quando un uomo ha iniziato a masturbarsi davanti a lei, e quando la ragazza è corsa alla stazione dei carabinieri, dopo la denuncia si è sentita dire dal militare: "Poverina, ma posso farle un complimento? È proprio una bella ragazza".
"Ascoltare queste parole dalla mia amica di infanzia mi ha profondamente colpita - spiega Benedetta - così, per una volta non ho messo in atto quel meccanismo di rimuovere e andare oltre, ma ho avuto la forza di scrivere. Ecco: non dobbiamo più tollerare situazioni del genere".
I centri antiviolenza locali l'hanno contattata, e stanno mettendo a punto podcast (anonimi) per raccontare le storie raccolte e incontri con Benedetta e Kimberly nelle scuole. Il terremoto ha scosso la politica locale: su proposta dell'opposizione, il consiglio comunale ha approvato infatti all'unanimità un ordine del giorno per corsi di formazione per autisti dei mezzi pubblici e cittadini in modo che sappiano come intervenire in casi simili, e lo stesso impegno è stato preso in consiglio regionale.
Quanto al suo futuro prossimo, Benedetta adesso ha le idee meno chiare. "Dopo la laurea a Torino pensavo di iscrivermi alla magistrale a Bologna in relazioni internazionali - racconta - ma dopo la lettera è cambiato tutto. Ora sto valutando se restare a Genova: mi sono resa conto che voglio poter migliorare l'ambiente in cui vivo. Dove vivono le persone a me care".