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Il 'Me too' di Benedetta: "Ho chiesto alle donne di raccontarmi le molestie, in due ore mi hanno scritto in 83"

Benedetta Castellaro, 23 anni 
Una 23enne di Genova dopo la violenza subita da un'amica ha deciso di scoperchiare il vaso di Pandora. Ad oggi le storie che ha raccolto sono più di 300,  21 firmate con nome e cognome. E la sua petizione su Change è già oltre le 12mila firme
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GENOVA - Le è capitato, spesso. Fischi, frasi di apprezzamento urlate per strada: lei accelerava il passo. E poi sull'autobus: qualcuno che si avvicina troppo, che si struscia, e lei che cerca di convincersi che forse è un caso, il mezzo è affollato, si sta stretti. "Mi sono resa conto che avevo sempre cercato di rimuovere questi episodi. Si lascia perdere, cancelli tutto per non avere paura di uscire di casa". Il giorno in cui Benedetta Castellaro, genovese di 23 anni fresca di laurea in Comunicazione Interculturale ha deciso di non lasciar perdere, innescando un piccolo Me too nella città di Beppe Grillo, è stato quando è capitato alla sua migliore amica, Kimberly. Che una mattina di fine marzo era seduta su un autobus fermo accanto alla stazione Principe, quando un uomo ha iniziato a masturbarsi davanti a lei, e quando la ragazza è corsa alla stazione dei carabinieri, dopo la denuncia si è sentita dire dal milita…

GENOVA - Le è capitato, spesso. Fischi, frasi di apprezzamento urlate per strada: lei accelerava il passo. E poi sull'autobus: qualcuno che si avvicina troppo, che si struscia, e lei che cerca di convincersi che forse è un caso, il mezzo è affollato, si sta stretti. "Mi sono resa conto che avevo sempre cercato di rimuovere questi episodi. Si lascia perdere, cancelli tutto per non avere paura di uscire di casa". Il giorno in cui Benedetta Castellaro, genovese di 23 anni fresca di laurea in Comunicazione Interculturale ha deciso di non lasciar perdere, innescando un piccolo Me too nella città di Beppe Grillo, è stato quando è capitato alla sua migliore amica, Kimberly. Che una mattina di fine marzo era seduta su un autobus fermo accanto alla stazione Principe, quando un uomo ha iniziato a masturbarsi davanti a lei, e quando la ragazza è corsa alla stazione dei carabinieri, dopo la denuncia si è sentita dire dal militare: "Poverina, ma posso farle un complimento? È proprio una bella ragazza".

"Ascoltare queste parole dalla mia amica di infanzia mi ha profondamente colpita - spiega Benedetta - così, per una volta non ho messo in atto quel meccanismo di rimuovere e andare oltre, ma ho avuto la forza di scrivere. Ecco: non dobbiamo più tollerare situazioni del genere".

La sua lettera aperta, indirizzata al sindaco Marco Bucci e al presidente della Regione Giovanni Toti, dal titolo provocatorio "Masturbarsi sull'autobus, a Genova, è legale?", scoperchia subito un vaso di Pandora. E smuove le istituzioni. "In nemmeno due ore mi sono arrivate 83 testimonianze di molestie avvenute qui in città - racconta Benedetta - anche di tante ragazzine minorenni". Oggi, dopo ventidue giorni, le storie di molestie sessuali subìte sono arrivate a 322, e di queste 21 sono firmate con nome, cognome e numero di telefono. La sua petizione "Le molestie a Genova sono reali" su Change.org ha superato le 12 mila firme.

I centri antiviolenza locali l'hanno contattata, e stanno mettendo a punto podcast (anonimi) per raccontare le storie raccolte e incontri con Benedetta e Kimberly nelle scuole. Il terremoto ha scosso la politica locale: su proposta dell'opposizione, il consiglio comunale ha approvato infatti all'unanimità un ordine del giorno per corsi di formazione per autisti dei mezzi pubblici e cittadini in modo che sappiano come intervenire in casi simili, e lo stesso impegno è stato preso in consiglio regionale.

E adesso? "Non mi aspettavo tutto questo clamore - spiega Benedetta - ma leggendo tutte quelle testimonianze mi sono resa conto di quanto sia inconcepibile che non esistano corsi obbligatori a scuola per educare su certi comportamenti. Mi hanno scritto anche alcuni ragazzi: un paio, soltanto, avevano subìto molestie sull'autobus. Molti di loro, invece, non ci credono: mi dicono ma perché devi inventare queste cose, perché lo fai? Credo che realmente non si rendano conto: il catcalling, fischi e apprezzamenti per strada, viene visto come una cosa scherzosa, per sembrare forti agli occhi dei compagni, perché sono abituati, perché i loro amici ridono. È su questo che c'è tanto da lavorare".

Quanto al suo futuro prossimo, Benedetta adesso ha le idee meno chiare. "Dopo la laurea a Torino pensavo di iscrivermi alla magistrale a Bologna in relazioni internazionali - racconta - ma dopo la lettera è cambiato tutto. Ora sto valutando se restare a Genova: mi sono resa conto che voglio poter migliorare l'ambiente in cui vivo. Dove vivono le persone a me care".