Diari dal fronte
di Umberto Galimberti , di Umberto Galimberti25 aprile. Dallo sbarco in Sicilia alla Liberazione di Milano, le voci dei bambini alla fine della guerra
La Liberazione dell'Italia è una festa dai tanti significati: la fine del conflitto mondiale e del fascismo, l'epilogo della guerra civile che attraversa la penisola, la conferma degli indirizzi di fondo della stagione della Resistenza. Si poteva finalmente voltare pagina pur in presenza di condizionamenti e macerie diffuse. Una liberazione dall'andamento asincrono, segnata dagli esiti complicati della campagna d'Italia lanciata dagli alti comandi alleati nell'estate del 1943 e dai responsi dello scontro tra forze contrapposte: partigiani e repubblichini, nazisti e alleati. Ma sullo sfondo, come emerge dalle riflessioni storiografiche degli ultimi due decenni, le forme di Resistenza diffusa si declinano al plurale coinvolgendo ambiti e contesti diversi: il tessuto della solidarietà diffusa, le forme di collaborazione e di accoglienza, le dinamiche profonde del vissuto delle italiani e degli italiani in quelle settimane cruciali. Un mosaico di voci e c…
La Liberazione dell'Italia è una festa dai tanti significati: la fine del conflitto mondiale e del fascismo, l'epilogo della guerra civile che attraversa la penisola, la conferma degli indirizzi di fondo della stagione della Resistenza. Si poteva finalmente voltare pagina pur in presenza di condizionamenti e macerie diffuse. Una liberazione dall'andamento asincrono, segnata dagli esiti complicati della campagna d'Italia lanciata dagli alti comandi alleati nell'estate del 1943 e dai responsi dello scontro tra forze contrapposte: partigiani e repubblichini, nazisti e alleati. Ma sullo sfondo, come emerge dalle riflessioni storiografiche degli ultimi due decenni, le forme di Resistenza diffusa si declinano al plurale coinvolgendo ambiti e contesti diversi: il tessuto della solidarietà diffusa, le forme di collaborazione e di accoglienza, le dinamiche profonde del vissuto delle italiani e degli italiani in quelle settimane cruciali. Un mosaico di voci e comportamenti che si manifesta in profili imprevedibili, in pubblico con scelte politiche consapevoli o nei risvolti di una dimensione privata che lascia tracce preziose a distanza di decenni. La scrittura come scelta soggettiva per consegnare alle pagine di un diario le impressioni di una giornata, di un clima particolare, di una svolta che prende le sembianze della storia che si muove. Un volume appena uscito raccoglie diverse preziose pepite della miniera straordinaria di memorie che fa riferimento all'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (Patrizia Gabrielli, Se verrà la guerra chi ci salverà? Lo sguardo dei bambini sulla guerra totale, il Mulino, 2021).
Liberazioni con tempi diversi, tra la seconda metà del 1943 e la primavera di due anni dopo, in una composizione geografica in divenire, dal sud al nord, dallo sbarco in Sicilia alla Liberazione di Milano. Tante le voci in un tornante collettivo che unisce le città attraversate dal vento della libertà. I diari costruiscono un percorso di parole unite dalla tensione per non voler mancare l'appuntamento con la storia: "Tutta la gente con grida di giubilo sono andati sulla strada e, quando sono passati, gli hanno gettato i fiori; poi col ritorno hanno imboccato lo stradone e si sono diretti verso la stazione. Le donne dalle finestre gettavano fiori al loro passaggio, i soldati rispondevano salutando alle dimostrazioni del popolo, hanno fatto pochi minuti di sosta davanti alla stazione e sono ripartiti" (Ortona, dicembre 1943). E a Roma un ragazzo che diventa adulto nella confusione delle novità di un tempo nuovo: "Sono arrivati...". Bastano queste due parole per capire. Non c'è tempo da perdere. Salta giù dal letto, si veste di corsa, deciso a prendere parte a quel raduno spontaneo; gente di tutte le età popola le strade di Roma, saluta gli americani, prova curiosità per "quei giovanottoni biondi" che presto si scoprirà bevono come spugne.
La madre, preoccupata, vorrebbe trattenerlo ma Ivano sceglie la disobbedienza: "Mamma, dissi con un tono che non conoscevo, sto benissimo, mai stato meglio di adesso e vado in strada a vedere che succede. Mamma afferrò al volo un golfino e me lo diede, io lo strinsi con una mano e lo buttai sulla cassapanca. Presi mamma delicatamente sotto braccio e uscimmo dalla porta di casa, dalle tre stanze con cucina annessa, da una dimensione per passare in un'altra". E a nord della capitale l'enfasi di un adolescente sulla liberazione di Arezzo: "16 luglio 1944 l'indimenticabile giornata della nostra Resurrezione, 16 luglio si piange dalla gioia, 16 luglio il più bel giorno, 16 luglio la fine dei tedeschi d'Arezzo, 16 luglio la nostra liberazione e la nostra resurrezione. W le forze alleate, W Arezzo liberata ". E così si arriva ai tortuosi sentieri degli appennini nel racconto di un partigiano: "Attraversammo il Monte Cusna, facemmo sentieri difficili, verso le 7 del mattino, era una giornata bellissima, con il sole che spuntava all'improvviso si vide una pattuglia americana. Io feci un sospiro di sollievo e mi dissi: se Dio vuole la ghirba l'abbiamo salva, cioè la vita. Ricordo che andammo in un paesino vicino a Massa Carrara, forse era di domenica perché la gente usciva dalla Messa, io chiesi a qualcuno d'aiutarmi per mangiare, raccolsi qualche spicciolo, e in un angolo di strada c'era una donnina che vendeva a peso un castagnaccio, ne presi per quanti soldi avevo, e quello fu il primo pranzo da liberi cittadini".
Si giunge così a Milano come epilogo di un itinerario che parte da lontano. Il 25 aprile nelle parole di una bambina di cinque anni, ha perso il padre ucciso dai fascisti poco tempo prima: "Non posso mettere alcuna data agli avvenimenti poiché coloro che avrebbero potuto inserirli mi sono stati tolti. La memoria della mia primissima infanzia sono solo io anche se in ordine sparso". E a seguire, nei suoi ricordi, il giorno della rinascita, una festa ritrovata, la forza della liberazione contro le ombre della paura: "La sfilata è impressionante, pare non finisca mai. Spesso in piedi, vicino alla bandiera, ci sta il loro comandante che fa un saluto militare alla folla, perché dobbiamo ricordarci che queste cosiddette bande e banditi per il regime fascista erano dirette da fior fiore di Colonnelli della ritirata di Russia, che tornarono con delle idee ben precise su come organizzare la resistenza al regime, questo per inciso a chi tenta di non rammentarlo. Poi passa il Comitato di Liberazione Nazionale ed è allora tutto un tripudio di ovazione. Passano anche le jeep con gli americani, gli inglesi con le loro bandiere e allora il tripudio sale. Si ritroveranno tutti, ovunque provengano dai punti cardinali, in piazza del Duomo. Ora tutti possono finalmente guardare di sera il cielo per vedere le stelle e non gli aerei dei bombardamenti. Possono togliere l'oscuramento alle finestre, finalmente dormire in pace, sognare, fare progetti, fare dei regali ai propri bambini. C'è tutto da ricostruire, le braccia ci sono, ci sarà anche il lavoro".
Liberazioni con tempi diversi, tra la seconda metà del 1943 e la primavera di due anni dopo, in una composizione geografica in divenire, dal sud al nord, dallo sbarco in Sicilia alla Liberazione di Milano. Tante le voci in un tornante collettivo che unisce le città attraversate dal vento della libertà. I diari costruiscono un percorso di parole unite dalla tensione per non voler mancare l'appuntamento con la storia: "Tutta la gente con grida di giubilo sono andati sulla strada e, quando sono passati, gli hanno gettato i fiori; poi col ritorno hanno imboccato lo stradone e si sono diretti verso la stazione. Le donne dalle finestre gettavano fiori al loro passaggio, i soldati rispondevano salutando alle dimostrazioni del popolo, hanno fatto pochi minuti di sosta davanti alla stazione e sono ripartiti" (Ortona, dicembre 1943). E a Roma un ragazzo che diventa adulto nella confusione delle novità di un tempo nuovo: "Sono arrivati...". Bastano queste due parole per capire. Non c'è tempo da perdere. Salta giù dal letto, si veste di corsa, deciso a prendere parte a quel raduno spontaneo; gente di tutte le età popola le strade di Roma, saluta gli americani, prova curiosità per "quei giovanottoni biondi" che presto si scoprirà bevono come spugne.
La madre, preoccupata, vorrebbe trattenerlo ma Ivano sceglie la disobbedienza: "Mamma, dissi con un tono che non conoscevo, sto benissimo, mai stato meglio di adesso e vado in strada a vedere che succede. Mamma afferrò al volo un golfino e me lo diede, io lo strinsi con una mano e lo buttai sulla cassapanca. Presi mamma delicatamente sotto braccio e uscimmo dalla porta di casa, dalle tre stanze con cucina annessa, da una dimensione per passare in un'altra". E a nord della capitale l'enfasi di un adolescente sulla liberazione di Arezzo: "16 luglio 1944 l'indimenticabile giornata della nostra Resurrezione, 16 luglio si piange dalla gioia, 16 luglio il più bel giorno, 16 luglio la fine dei tedeschi d'Arezzo, 16 luglio la nostra liberazione e la nostra resurrezione. W le forze alleate, W Arezzo liberata ". E così si arriva ai tortuosi sentieri degli appennini nel racconto di un partigiano: "Attraversammo il Monte Cusna, facemmo sentieri difficili, verso le 7 del mattino, era una giornata bellissima, con il sole che spuntava all'improvviso si vide una pattuglia americana. Io feci un sospiro di sollievo e mi dissi: se Dio vuole la ghirba l'abbiamo salva, cioè la vita. Ricordo che andammo in un paesino vicino a Massa Carrara, forse era di domenica perché la gente usciva dalla Messa, io chiesi a qualcuno d'aiutarmi per mangiare, raccolsi qualche spicciolo, e in un angolo di strada c'era una donnina che vendeva a peso un castagnaccio, ne presi per quanti soldi avevo, e quello fu il primo pranzo da liberi cittadini".
Si giunge così a Milano come epilogo di un itinerario che parte da lontano. Il 25 aprile nelle parole di una bambina di cinque anni, ha perso il padre ucciso dai fascisti poco tempo prima: "Non posso mettere alcuna data agli avvenimenti poiché coloro che avrebbero potuto inserirli mi sono stati tolti. La memoria della mia primissima infanzia sono solo io anche se in ordine sparso". E a seguire, nei suoi ricordi, il giorno della rinascita, una festa ritrovata, la forza della liberazione contro le ombre della paura: "La sfilata è impressionante, pare non finisca mai. Spesso in piedi, vicino alla bandiera, ci sta il loro comandante che fa un saluto militare alla folla, perché dobbiamo ricordarci che queste cosiddette bande e banditi per il regime fascista erano dirette da fior fiore di Colonnelli della ritirata di Russia, che tornarono con delle idee ben precise su come organizzare la resistenza al regime, questo per inciso a chi tenta di non rammentarlo. Poi passa il Comitato di Liberazione Nazionale ed è allora tutto un tripudio di ovazione. Passano anche le jeep con gli americani, gli inglesi con le loro bandiere e allora il tripudio sale. Si ritroveranno tutti, ovunque provengano dai punti cardinali, in piazza del Duomo. Ora tutti possono finalmente guardare di sera il cielo per vedere le stelle e non gli aerei dei bombardamenti. Possono togliere l'oscuramento alle finestre, finalmente dormire in pace, sognare, fare progetti, fare dei regali ai propri bambini. C'è tutto da ricostruire, le braccia ci sono, ci sarà anche il lavoro".