Poggiodomo, il paese umbro da sempre Covid free. Il sindaco: "Qui il virus l'abbiamo visto solo in tv"
Antioco Fois , Antioco FoisL'isola Covid free dell'Umbria è a mille metri sopra il livello del mare. Poggiodomo, un pugno di case arroccate su quattro speroni di roccia tra Norcia e Cascia, dove la furia delle varianti che ha sommerso la regione non è riuscita a risalire le stradine contorte che si arrampicano fino al comune più piccolo dell'Umbria.
"Qua il Covid l'abbiamo visto soltanto in televisione, mai avuto nemmeno un un sospetto contagio", commenta Emilio Angelosanti appoggiato alla sua scrivania di sindaco. Primo cittadino da due anni e campione di preferenze con 60 voti contro altri due sfidanti, amministra con dieci consiglieri comunali il paesino in provincia di Perugia di 96 anime, "che in alcuni momenti arriva anche a cento residenti", ci tiene a precisare. "Nella prima fase della pandemia abbiamo insistito molto sulle regole per proteggersi dal virus, abbiamo distribuito mascherine per difendere una popolazione anziana che in media ha …
L'isola Covid free dell'Umbria è a mille metri sopra il livello del mare. Poggiodomo, un pugno di case arroccate su quattro speroni di roccia tra Norcia e Cascia, dove la furia delle varianti che ha sommerso la regione non è riuscita a risalire le stradine contorte che si arrampicano fino al comune più piccolo dell'Umbria.
"Qua il Covid l'abbiamo visto soltanto in televisione, mai avuto nemmeno un un sospetto contagio", commenta Emilio Angelosanti appoggiato alla sua scrivania di sindaco. Primo cittadino da due anni e campione di preferenze con 60 voti contro altri due sfidanti, amministra con dieci consiglieri comunali il paesino in provincia di Perugia di 96 anime, "che in alcuni momenti arriva anche a cento residenti", ci tiene a precisare. "Nella prima fase della pandemia abbiamo insistito molto sulle regole per proteggersi dal virus, abbiamo distribuito mascherine per difendere una popolazione anziana che in media ha 65 anni e adesso è vaccinata al 40%", spiega l'amministratore 62enne che ha lasciato l'azienda di famiglia al figlio per dedicarsi alla cosa pubblica. Il resto l'ha fatto l'isolamento di un paese che ha un solo studente pendolare, dove non ci sono negozi, ma venditori ambulanti che due volte a settimana raggiungono il paese e per le medicine e i giornali anche il sindaco fa la spola dai paesi vicini.
L'unica nativa di Poggiodomo vittima del Covid è morta nei giorni scorsi, a 99 anni e 4 mesi, quasi l'età del principe Filippo. Agnese era la più anziana del paese, ma non viveva più nel piccolo borgo, ci tornava solo d'estate. Si era trasferita a Roma dove il virus è riuscito a raggiungerla.
L'avamposto della transumanza, terra di farro e tartufo alle porte della Valnerina, adesso spera nelle riaperture e punta tutto sul format turistico della natura selvaggia covid free. Durante il lockdown a Poggiodomo non si cantava sui balconi ma, in silenzio, "diverse famiglie - spiega il sindaco - che hanno potuto muoversi subito sono venute nelle seconde case per stare al sicuro". L'isola scampata alla pandemia, l'estate scorsa ha fatto il pieno di turisti. Tutto esaurito "nell'agriturismo e nell'ostello di Legambiente e già adesso abbiamo diverse richieste per la stagione", continua l'amministratore, che guarda ai bandi comunitari per il turismo come principale motore del suo territorio. "Ne abbiamo vinto uno - continua - per i sentieri pedonabili e ciclabili, che inaugureremo a giugno e abbiamo acquistato bici elettriche da noleggiare".
Fuori dal palazzo comunale del '500 il tempo scorre lento, scandito dall'orologio immobile della torre del paese e riempito dagli affanni della vita di campagna. Lo racconta Bruno Saveri, consigliere comunale di maggioranza ed ex insegnante di elettrotecnica, che si asciuga la fronte dopo una mattinata spesa a cercare il suo cavallo scappato dal recinto. Arrivato alla pensione con la corsia preferenziale di quota 100, ha riguadagnato la dimensione del micro-borgo. "Il distanziamento per proteggersi dal Covid? Qua da sempre soffriamo di distanziamento", commenta. Miro Pantaleoni, anche lui tornato in paese dopo una vita da impiegato alle poste, ha passato la giornata a combattere contro l'alloro che è cresciuto fino a invadere il suo giardino.
"A che mi serve la mascherina se vado tutto il giorno dalla stalla alla casa e viceversa", commenta Sergio, che a dispetto dei suoi 91 anni si ostina a piantare le patate fino al limite del suo terreno scosceso, dove la pendenza si impenna e il trattore non riesce a passare.
Sull'altro versante del territorio, tra vallate di prati e faggi, si arriva all'eremo di Antonietta, unica residente rimasta a Usigni, frazione che assieme a Mucciafora e Roccatanburo completa i centri abitati di Poggiodomo. Un agglomerato di seconde case rimesse a nuovo dopo il sisma del 1979 e una chiesa intitolata a San Salvatore e attribuita al Bernini. La guardiana del borgo, quasi 70enne, ha resistito a capo della sua azienda zootecnica fino all'anno scorso. "Avevo gli animali, ma li ho dovuti vendere", dice molto più semplicemente mentre è alle prese con una catasta di legna. "Non sono ancora stata vaccinata, ma tanto qua da noi non serve", spiega abbozzando un sorriso che dura fino alla frase successiva: "Adesso basta interviste, qua devo lavorare".
"Chi viene da noi - assicura il sindaco - cerca il contatto estremo con la natura". Finora qua è stato più facile incontrare caprioli, poiane e aquile che il virus del Covid. Nelle valli di Poggiodomo della pandemia, finora, è arrivata soltanto l'eco.