Crisanti indagato per diffamazione, 40 scienziati firmano una lettera per sostenerlo: "Così si attacca la libertà della scienza"
di Enrico Ferro , di Enrico FerroQuaranta scienziati firmano una lettera per esprimere il loro sostegno al professor Andrea Crisanti, che nel braccio di ferro con la Regione Veneto è finito sotto inchiesta per diffamazione. La denuncia è partita da Azienda Zero, l'ente di emanazione regionale che coordina tutte le Usl venete: l'iscrizione nel registro degli indagati è della Procura di Padova.
Il rapporto tra il microbiologo battezzato "padre dei tamponi" e il governatore Luca Zaia si è deteriorato in modo irreparabile e ora la questione non è più né sanitaria, né politica, bensì è giudiziaria. "Se la denuncia si riferisce alla libertà del professo…
Quaranta scienziati firmano una lettera per esprimere il loro sostegno al professor Andrea Crisanti, che nel braccio di ferro con la Regione Veneto è finito sotto inchiesta per diffamazione. La denuncia è partita da Azienda Zero, l'ente di emanazione regionale che coordina tutte le Usl venete: l'iscrizione nel registro degli indagati è della Procura di Padova.
Il rapporto tra il microbiologo battezzato "padre dei tamponi" e il governatore Luca Zaia si è deteriorato in modo irreparabile e ora la questione non è più né sanitaria, né politica, bensì è giudiziaria. "Se la denuncia si riferisce alla libertà del professor Crisanti di discutere pubblicamente le sue osservazioni - è scritto nella lettera - riteniamo che la stessa possa costituire un pericoloso precedente avverso alla libertà della ricerca scientifica e offriamo a Crisanti il nostro sostegno".
In realtà la questione è molto più articolata. Il professor Crisanti e il governatore Zaia avevano iniziato con una proficua collaborazione all'inizio della pandemia, subito dopo il primo morto di Coronavirus in Italia nel piccolo Comune di Vo' Euganeo. Si sceglie infatti di sottoporre a tampone tutti gli abitanti del paese, con una mappatura del virus che non aveva precedenti nella letteratura scientifica. Tuttavia, l'idillio è durato poco e tra i due il rapporto si è interrotto per le visioni differenti sul percorso da intraprendere. In particolare, è sui tamponi rapidi che avviene lo scontro più duro. Lo scienziato sostiene che diano un numero rilevante di falsi negativi e li addita come una delle cause dell'impennata della seconda ondata di virus. Zaia invece crede nella loro validità come strumento di tracciamento dei contagi e li pratica in parallelo ai molecolari, utilizzandoli anche per il personale della sanità, cosa che invece Crisanti aveva più volte sconsigliato. Questa strategia di Zaia è stata duramente contestata anche dal Covesp, il coordinamento di comitati delle 7 province del Veneto, i primi a inserire in un esposto indirizzato alle Procure tutti i dubbi sulle scelte del governatore. L'esposto di Azienda zero contro Crisanti giunge in un secondo momento.
"Non conosciamo i termini esatti della denuncia - spiegano i 40 scienziati, alcuni componenti del "gruppo 2023" per le ricerca scientifica - ma, da quanto apprendiamo al centro della questione ci sarebbero le anticipazioni dei risultati e delle conclusioni di uno studio del professor Crisanti e dei suoi collaboratori sull'efficacia dei tamponi rapidi, reso disponibile in pre-print". Uno studio nel quale il microbiologo dell'Università di Padova evidenzia come i test antigenici eseguiti su prelievi raccolti in Veneto tra settembre e ottobre 2020 avessero un'elevata percentuale (circa 30%) di falsi negativi. "La tesi di Crisanti rientra nella normale prassi scientifica della formulazione di una ipotesi di lavoro e in quanto tale verificabile, o smentibile, attraverso ulteriori studi". Il professore, in un sussulto d'orgoglio, ha tirato in ballo anche Galileo Galilei per definire la sua situazione di "scienziato sotto processo". Tra i firmatari della lettera ci sono Silvio Garattini, Giuseppe Mingione, Gabriele Ghisellini, Antonella Muraro, Gaetano Di Chiara, Ugo Montanari.