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Razzo cinese, la spazzatura spaziale che minaccia l'Italia

Lungo una trentina di metri per 18 tonnellate di massa, è uno dei detriti spaziali più massicci degli ultimi 30 anni a precipitare dallo spazio
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Sono "usa e getta", non servono più. Ma per l'irresponsabilità di chi li lancia, restano in orbita a velocità ipersoniche e minacciano di precipitare senza controllo. Quindi potrebbero cadere ovunque. Anche se la probabilità è molto bassa che danneggino persone o cose. Accade di nuovo, e parliamo ancora di un razzo cinese. La finestra di incertezza si è ridotta ma ancora non è possibile escludere che qualche frammento precipiti sul suolo italiano. Le due orbite (inizialmente erano tre) in questa "finestra" oraria, infatti, sorvolano nove regioni, quelle meridionali. Anche se, specificano dal Dipartimento, resta comunque un'ipotesi "remota".

 

Per dare l'idea dell'incertezza con cui abbiamo a che fare, basta raccontare quanto viaggia veloce. Un oggetto in orbita bassa come questo si muove a una velocità, rispetto al suolo, di circa 28.000 chilometri all'ora, quasi 8 al…

Sono "usa e getta", non servono più. Ma per l'irresponsabilità di chi li lancia, restano in orbita a velocità ipersoniche e minacciano di precipitare senza controllo. Quindi potrebbero cadere ovunque. Anche se la probabilità è molto bassa che danneggino persone o cose. Accade di nuovo, e parliamo ancora di un razzo cinese. La finestra di incertezza si è ridotta ma ancora non è possibile escludere che qualche frammento precipiti sul suolo italiano. Le due orbite (inizialmente erano tre) in questa "finestra" oraria, infatti, sorvolano nove regioni, quelle meridionali. Anche se, specificano dal Dipartimento, resta comunque un'ipotesi "remota".

 

Per dare l'idea dell'incertezza con cui abbiamo a che fare, basta raccontare quanto viaggia veloce. Un oggetto in orbita bassa come questo si muove a una velocità, rispetto al suolo, di circa 28.000 chilometri all'ora, quasi 8 al secondo. Le stime fatte dal tavolo tecnico indicano una finestra di circa sei ore. A quella velocità, in sei ore il Lunga Marcia 5B compie quattro orbite complete. Quattro giri attorno al mondo. E anche se viene frenato dall'atmosfera, qualche minuto in più o in meno significa spostare di centinaia di chilometri il luogo di caduta di possibili frammenti che potrebbero essere sopravvissuti all'ingresso in atmosfera.

I calcoli si fanno via via più precisi mano a mano che l'oggetto si abbassa e rallenta. Negli ultimi giorni è sceso di quota fino a sfiorare la "linea di Karman", il confine convenzionale con lo spazio posto a 100 chilometri di quota. Nonostante sia altamente improbabile che possa colpire qualche zona abitata e molto, molto meno probabile che colpisca qualcuno o qualcosa, ci sono reti di monitoraggio in tutto il globo che assicurano un tracciamento costante. Come quello europeo Eusst (European space surveillance & tracking), il centro di coordinamento a cui partecipa anche l'Italia con l'Agenzia spaziale italiana (Asi), l'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e l'Aeronautica militare. Questi, assieme alla Protezione civile, alla Difesa e ad altri enti, organizzano il tavolo tecnico che decide sul da farsi e le direttive da dare alla popolazione fino a che non viene escluso un impatto sul suolo nazionale. Lo stesso Eusst ha definito "improbabile" il rientro del secondo stadio del razzo cinese Lunga Marcia 5B su un'area abitata.

Spazzatura senza controllo

Quello che chiamiamo "razzo" è il secondo stadio del Lunga Marcia 5B, che ad aprile ha portato in orbita il primo modulo della nuova stazione spaziale cinese Tiangong. Lungo una trentina di metri per 18 tonnellate di massa, è uno dei detriti spaziali più massicci degli ultimi 30 anni a precipitare dallo spazio, pari al suo "gemello", un altro Lunga Marcia che precipitò nel 2020, a deorbitare dal 1991, anno in cui venne fatta rientrare la Salyut sovietica. Per un oggetto così massiccio è probabile che qualche frammento non bruci totalmente in atmosfera e arrivi al suolo. Quello dei detriti spaziali è un tema sempre più pressante nell'agenda delle agenzie nazionali, perché le orbite, soprattutto quella bassa, tra i 300 e i 1.000 chilometri, si stanno affollando sempre di più. I lanci di satelliti sono ormai routine quotidiana ma, soprattutto nel caso di oggetti "usa e getta" come questo, andrebbero meglio regolamentati.

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Secondo l'ex astronauta Umberto Guidoni "in un lancio normale non dovrebbe succedere qualcosa del genere. Il razzo avrebbe dovuto fermarsi a una certa quota e non andare in orbita - ha detto all'Adnkronos - non era previsto che andasse in orbita e il lanciatore non aveva i mezzi per essere poi successivamente controllato. La Cina dovrebbe migliorare i sistemi di lancio garantendo così che questo tipo di pericolo, estremamente limitato, non accadano più nel futuro". Per Guidoni, comunque, "con l'aumento della frequenza dei lanci" e l'aumento del traffico spaziale "servirebbe rafforzare le regole".

Rientro incontrollato significa che non è possibile manovrarlo, è quindi in balia degli strati più alti dell'atmosfera che a un certo punto lo freneranno così tanto da farlo rapidamente precipitare. A dispetto del nome, infatti, l'atmosfera non è una sfera, ma un fluido, dal comportamento complesso. Che si dilata a seconda di vari fattori, tra cui l'irraggiamento solare, cioè da quanto viene riscaldata dalla nostra stella. Diversi astronomi sono riusciti anche a catturarne qualche immagine, un oggetto che varia la sua luminosità perché sta ruotando su se stesso in maniera incontrollata.

Il Sud Italia

Il razzo orbita con una "inclinazione" di 41,48 gradi, significa che non sorvola mai latitudini più a nord e più a sud di quella. Quindi l'Italia è interessata a metà, più o meno da Roma in giù. Ma non passa sopra il nostro Paese durante tutte le orbite. Tuttavia, secondo l'ultima previsione, due orbite immediatamente successive all'ora di possibile caduta, interessano nove delle regioni meridionali. Non vuol dire che precipiterà sicuramente sui pascoli pugliesi o sardi ma che l'eventualità non può ancora essere esclusa. Quindi la Protezione civile ha diramato indicazioni precauzionali invitando, nell'approssimarsi dell'ora "X" a stare al chiuso, allontanarsi dalle finestre e non avvicinarsi a eventuali oggetti che abbiano toccato il suolo.

I precedenti: Tiangong e Goce

È già accaduto altre volte. Un caso "di scuola" fu quello della Tiangong 1, la prima stazione spaziale cinese. L'agenzia spaziale nazionale aveva da tempo perso i contatti e quindi era impossibile farla precipitare (il gergo deorbitare) con un rientro controllato per esempio in quello che è conosciuto come cimitero spaziale, il punto più lontano da ogni terra emersa, nel Pacifico. Alla fine, andò tutto come sperato, la Tiangong cadde senza danni a persone o cose. Addirittura non è ben chiaro dove sia precipitata. Perché ci sono in sostanza due modi per sapere se e dove qualcosa cade dal cielo. La prima è l'osservazione diretta, fatta da segnalazioni alle reti di monitoraggio sparse nel mondo, come accade, per esempio, con le meteoriti. L'altra è il tracking da Terra, con telescopi ottici e radar. Stessa trama per la caduta del satellite Goce, nel novembre 2013.

Però anche un oggetto come il razzo Lunga Marcia 5B, che viene tenuto d'occhio costantemente, attraversa delle "zone cieche", che non sono coperte da alcuno strumento. E l'unico modo di sapere se la sua odissea in orbita è terminata in qualche luogo remoto su terra o, con più probabilità, nel mare, è che svanisca, scompaia dai radar, e non venga quindi osservato nel punto e nel momento in cui ci si aspettava di trovarlo.

Le probabilità pendono a favore di un rientro in acqua, perché gli oceani e i mari coprono i due terzi della superficie del Pianeta, e spesso avviene tutto in maniera molto silenziosa. Accadde con la Tiangong 1 e con un altro razzo cinese, un altro Lunga Marcia, proprio un anno fa. Era l'11 maggio 2020. E nel caso che ciò non avvenga, si può fare un rapido calcolo per sentirsi più tranquilli. Secondo la Protezione civile "ipotizzando 1.000 oggetti spaziali con le stesse caratteristiche in rientro incontrollato nello stesso momento, in tutto il mondo non sarebbero più di 3 le persone coinvolte". E dunque, il rischio che accada proprio a voi, va diviso con un terzo degli altri 7 miliardi e 700 milioni di persone che abitano la Terra.