Reggio Calabria, il politico 'santone' di Fdi accusato di coprire abusi su una bambina
di Alessia Candito , di Alessia CanditoRischia di essere tutta in salita la galoppata elettorale per le regionali calabresi che l'ex consigliere comunale Fdi di Reggio Calabria, Massimo Ripepi, sta preparando fra le mura della sua personalissima chiesa. Pochi mesi dopo essere stato iscritto sul registro degli indagati per i "pesanti condizionamenti" con cui ha tentato di convincere una donna a non denunciare gli abusi subiti dalla figlia, la storia si ripete. E ancora una volta il politico pastore - per questa vicenda che si sappia non indagato - avrebbe consigliato ad una delle sue adepte di "perdonare" un uomo responsabile di abusi su una bambina. A rivelarlo, le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale ha condannato l'uomo, un bancario 58enne di Reggio Calabria, a 7 anni di carcere per abusi su minore.
Rischia di essere tutta in salita la galoppata elettorale per le regionali calabresi che l'ex consigliere comunale Fdi di Reggio Calabria, Massimo Ripepi, sta preparando fra le mura della sua personalissima chiesa. Pochi mesi dopo essere stato iscritto sul registro degli indagati per i "pesanti condizionamenti" con cui ha tentato di convincere una donna a non denunciare gli abusi subiti dalla figlia, la storia si ripete. E ancora una volta il politico pastore - per questa vicenda che si sappia non indagato - avrebbe consigliato ad una delle sue adepte di "perdonare" un uomo responsabile di abusi su una bambina. A rivelarlo, le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale ha condannato l'uomo, un bancario 58enne di Reggio Calabria, a 7 anni di carcere per abusi su minore.
Una bambina di neanche 9 anni all'epoca dei fatti, che spesso giocava con i figli di quell'uomo che considerava una sorta di zio e almeno in un'occasione le ha messo le mani addosso. Terrorizzata lei si è sottratta, ha chiesto aiuto alla madre che si trovava dall'altra parte della casa e le ha confidato tutto. E quanto successo in quella stanza, la bimba lo ha ripetuto prima di fronte agli investigatori e poi in aula in modo "fermo e lineare, a dispetto della tenera età al momento della deposizione e della ancor più giovane età all'epoca dei fatti", scrivono i giudici.
La madre invece no. Sebbene si sia subito rivolta alla polizia per denunciare l'accaduto, al momento di testimoniare in aula per due volte è sparita. Per lei, i giudici sono stati obbligati a disporre l'accompagnamento coatto. Motivo di tanta reticenza, un consiglio che tutto appare meno che spirituale. "Lei aveva parlato della vicenda al pastore della sua Chiesa, Massimo Ripepi - si legge nelle motivazioni - che le aveva consigliato di perdonare l'uomo, motivo per il quale lei si era recata nuovamente in questura per ritirare la denuncia, ma le dissero che non era più possibile". Circostanza confermata anche dalla moglie del 58enne condannato, anche lei fra le 'sorelle' della chiesa di Ripepi, a cui la madre della bimba ha riferito i 'consigli' del pastore.
Una storia quasi fotocopia di quella che nel dicembre scorso è costata a Ripepi le precipitose dimissioni da ogni incarico in Fratelli d'italia, il partito di cui per anni è stato l'uomo forte a Reggio Calabria. All'epoca a svelare il ruolo del politico santone era stato il decreto di collocamento in comunità protetta di una minore vittima di violenza sessuale, resosi necessario perché i genitori si erano fatti "pesantemente condizionare dal pastore a capo della comunità religiosa da essi frequentata, cedendo alle sue assurde pressioni senza rendersi minimamente conto dell'abnormità della situazione". A Ripepi è costato un'indagine a carico ed è stato lui stesso a "confessarlo" sui social, "blindato" dalle attestazioni di stima e venerazione degli adepti che ha riunito in "Pace", movimento cristiano fondato dall'autoproclamato apostolo Gilberto Perri, e dall'ex consigliere comunale di Fdi ereditato per un pezzo. Una comunità chiusa, compatta, che lo venera come un semidio e a lui si rivolge chiamandolo 'papà'.
A nessuno viene permesso di allontanarsi. Lo sa bene una dottoressa di Reggio Calabria, che è stata costretta a segnalare Ripepi il politico-santone in questura e a denunciarlo per diffamazione per difendersi dai suoi strali pubblici e privati e per sfuggire alle costanti pressioni psicologiche dei suoi adepti che la braccavano come "figlia di Satana". Così la bollava il politico pastore nei suoi sermoni, condannandola per aver osato lasciare la chiesa e rivelare quanto succedesse lì dentro. Perchénessuno che non sia autorizzato – è il comandamento – deve proferire verbo su quella comunità.