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Vaticano, la svolta di Papa Francesco: basta catechisti improvvisati, nasce un ministero ad hoc

Monsignor Fisichella: "In questo ruolo non ci si improvvisa. Non tutti quelli che lo fanno oggi saranno confermati, ma solo quelli che hanno alcuni requisiti, in primis la vocazione a servire la Chiesa"
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Si chiama "Antiquum ministerium" ed è il motu proprio con il quale Francesco istituisce il ministero di catechista. Viene presentato in Vaticano questa mattina, nella memoria liturgica di san Juan de Ávila (1499-1569), teologo e catechista che nel 1554 produsse il testo del catechismo diviso in quattro parti.

Il motu proprio arriva dopo anni di lavoro. Già Paolo VI aveva espresso il desiderio che la funzione del catechista divenisse un vero e proprio ministero. Dice oggi non a caso monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione: "Sono dovuti passare quasi 50 anni perché la Chiesa arrivasse a riconoscere che il servizio reso da tanti uomini e donne con il loro impegno catechistico costituisce realmente un ministero peculiare per la crescita della comunità cristiana". E ancora: "Istituire un ministero da parte della Chiesa equivale a stabilire che la persona investita di quel carisma realizza un autentico servizio ecclesiale alla comunità".

Fin dalle origini le prime comunità hanno sperimentato la presenza di uomini e donne dediti a svolgere alcuni servizi particolari. C'erano vescovi, presbiteri e diaconi, ma anche evangelisti, profeti e maestri. "Si può affermare, pertanto - spiega ancora Fisichella -, che la catechesi ha sempre accompagnato l'impegno evangelizzatore della Chiesa e si è resa ancora più necessaria quando era destinata a quanti si preparavano per ricevere il battesimo, i catecumeni. Questa attività era considerata di primaria importanza a tal punto da portare la comunità cristiana a stabilire la condivisione dei beni e il sostentamento dei catechisti".

Francesco con questo motu proprio promuove ulteriormente, in scia al Concilio Vaticano II, la formazione e l'impegno del laicato. Dice Francesco in Evangelii Gaudium: "Disponiamo di un numeroso laicato, benché non sufficiente, con un radicato senso comunitario e una grande fedeltà all'impegno della carità, della catechesi, della celebrazione della fede". Ne consegue, "che ricevere un ministero laicale come quello di catechista imprime un'accentuazione maggiore all'impegno missionario tipico di ciascun battezzato che si deve svolgere comunque in forma pienamente secolare senza cadere in alcuna espressione di clericalizzazione".

Spiega Fisichella che "non ci si improvvisa catechisti, perché l'impegno di trasmettere la fede, oltre alla conoscenza dei contenuti, richiede il prioritario incontro personale con il Signore". Chi svolge il ministero di catechista "sa che parla a nome della Chiesa e trasmette la fede della Chiesa". Questa responsabilità non è delegabile, ma investe ognuno in prima persona. Questo servizio, comunque, dovrà essere vissuto in maniera 'secolare' senza cadere in forme di clericalismo che appannano la vera identità del ministero, il quale deve esprimersi non primariamente nell'ambito liturgico, ma in quello specifico della trasmissione della fede mediante l'annuncio e l'istruzione sistematica".

Per accedere al ministero saranno necessari dei requisiti. Primo fra tutti, quello della dimensione vocazionale a servire la Chiesa dove il vescovo lo ritiene più qualificante. Le Diocesi dovranno poi provvedere perché i futuri catechisti e catechiste abbiano una solida preparazione biblica, teologica, pastorale e pedagogica che abbiano già maturato una previa esperienza di catechesi.