Frenata ReiThera, il vaccino italiano resta senza fondi
di
Elena Dusi
,
di Elena Dusi
Ascolta l'audio
Gli 81 milioni promessi da Invitalia non sono ancora arrivati. E lo Spallanzani si è defilato dalla fase due della sperimentazioni. Anche se le dosi sono già pronte nei freezer della biotech, la fase 3 ora è a rischio
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Un tempo era famoso come “il vaccino dello Spallanzani”. Oggi il vaccino messo a punto da ReiThera, la biotech di Castel Romano, ha ricevuto un benservito dall’ospedale per le malattie infettive della capitale.
Lo Spallanzani, uno dei 26 centri italiani dove era prevista la sperimentazione del vaccino di ReiThera, ha deciso di restare in panchina. Non ha reclutato volontari, né effettuato iniezioni, senza nascondere nel frattempo la sua predilezione per il vaccino russo Sputnik. «Non ci siamo sfilati» precisa il direttore scientifico Giuseppe Ippolito. Confermando però che alla fase 2 l’Istituto non ha dato il suo contributo in termini di volontari arruolati.
Un tempo era famoso come “il vaccino dello Spallanzani”. Oggi il vaccino messo a punto da ReiThera, la biotech di Castel Romano, ha ricevuto un benservito dall’ospedale per le malattie infettive della capitale.
Lo Spallanzani, uno dei 26 centri italiani dove era prevista la sperimentazione del vaccino di ReiThera, ha deciso di restare in panchina. Non ha reclutato volontari, né effettuato iniezioni, senza nascondere nel frattempo la sua predilezione per il vaccino russo Sputnik. «Non ci siamo sfilati» precisa il direttore scientifico Giuseppe Ippolito. Confermando però che alla fase 2 l’Istituto non ha dato il suo contributo in termini di volontari arruolati.
di Fabio Tonacci, Rosalba Castelletti, Giuliano Foschini, di Rosalba Castelletti, Giuliano Foschini, Fabio Tonacci
Se fosse isolata, la notizia non sarebbe decisiva per le sorti del vaccino. La fase 2, anche senza lo Spallanzani, si è conclusa in altri 25 ospedali italiani, reclutando mille volontari, qualcuno in più rispetto ai 900 previsti. Tutti hanno ricevuto due dosi. I risultati dei loro esami del sangue, su anticorpi e altri valori, sono attesi a breve. Il coordinatore della fase due resta un medico dello Spallanzani, Simone Lanini. Lo stesso Ippolito ha firmato la pubblicazione con i dati (positivi) della fase uno. La biotech poi ha già in freezer dosi sufficienti ad affrontare la fase tre, che ha bisogno di circa 10 mila volontari.
A mancare, però, sono i fondi. E non è un dettaglio, perché la fase tre senza soldi non potrà neanche iniziare. Gli 81 milioni promessi a gennaio da Invitalia, con Domenico Arcuri commissario per l’emergenza (41 a fondo perduto, gli altri sotto forma di prestito), non sono mai arrivati. Ufficialmente aspettano un timbro della Corte dei conti. Ma un mese e mezzo di attesa da parte dei magistrati contabili appare eccessivo per un vaccino contro la pandemia.
Nell’anno trascorso tutti i paesi che oggi hanno a disposizione un loro vaccino hanno proceduto a tappe forzate, sostenendo le loro aziende. Moderna ha ricevuto dal governo americano 2 miliardi e l’appoggio degli scienziati dei National Institutes of Health. La Germania ha aiutato BionTech, la biotech che ha messo a punto il vaccino prodotto con Pfizer) con 300 milioni già nei primi mesi della pandemia. Oxford è un’università finanziata con fondi pubblici. Dopo essere stata aiutata dallo stato, ha imposto che le sue fiale fossero vendute a prezzo di costo.
di Michele Bocci, Carmelo Lopapa, di Michele Bocci, Carmelo Lopapa
Il vaccino italiano, invece, ora rischia di finire nella palude. Può darsi che la strategia di investire in un prodotto che usa il metodo del vettore virale, laddove l’Rna si sta rivelando migliore, sia ritenuta perdente. Ma nemmeno la ricerca da parte del governo italiano di impianti per la produzione di vaccini a Rna ha avuto seguito. Reithera, che nel progetto del suo vaccino ha investito 12 milioni, si era detta disposta a lavorare anche con altre aziende (Pfizer, Moderna o Curevac, che usano l’Rna) con i suoi bioreattori: strumenti di cui c’è carenza ovunque. Ma anche questa offerta è rimasta lettera morta. Il sogno di un vaccino italiano, o anche solo prodotto in parte in Italia, sembra oggi meno reale.