Quella paura di riaprire il cuore al mondo, tra spaesamento e desiderio di avventura
di Vittorio Lingiardi , di Vittorio LingiardiOra che tutto riapre rischiamo di avere paura. Di non sapere come riprendere, da dove riprendere. I film sono tornati nelle sale, i bagnanti a popolare le spiagge. Gli amici tornano a incontrarsi, timidamente si invitano a cena, e noi più avanti negli anni annunciamo con soddisfazione di avere già fatto la seconda dose. Il pipistrello continua a volare nella memoria, perché è lì che tutte le esperienze traumatiche lasciano il segno.
La paura, dicevo. Per descrivere questo tempo, il termine che mi viene è spaesamento. Come Hans Castorp, il protagonista de La montagna incantata, ci insegna, non è per niente facile, dopo un lungo isolamento, "tornare a valle&quo…
Ora che tutto riapre rischiamo di avere paura. Di non sapere come riprendere, da dove riprendere. I film sono tornati nelle sale, i bagnanti a popolare le spiagge. Gli amici tornano a incontrarsi, timidamente si invitano a cena, e noi più avanti negli anni annunciamo con soddisfazione di avere già fatto la seconda dose. Il pipistrello continua a volare nella memoria, perché è lì che tutte le esperienze traumatiche lasciano il segno.
La paura, dicevo. Per descrivere questo tempo, il termine che mi viene è spaesamento. Come Hans Castorp, il protagonista de La montagna incantata, ci insegna, non è per niente facile, dopo un lungo isolamento, "tornare a valle". Sì, perché quello dal dentro al fuori è un movimento fisico inevitabilmente psichico. Interno e esterno evocano le due grandi dimensioni della personalità, introversione e estroversione. L'introverso va dalla timidezza riflessiva alla chiusura diffidente, è poco incline ai rapporti sociali, più portato alla compagnia, anche tormentata, di sé. L'estroverso si rivolge al prossimo, è espansivo, bisognoso e gioviale. Nella tipologia junghiana, il primo cerca il significato della vita nel mondo interno; il secondo affida il proprio stato d'animo al mondo esterno. Anche uno psicoanalista come Kernberg, distante anni luce da Jung, non rinuncia a questa suggestiva, quanto schematica, binarizzazione della psiche e elegge introversione e estroversione come punti cardinali della sua mappa dei disturbi di personalità (massimamente introverso lo schizoide, massimamente estroverso l'istrionico). Persino la depressione si fregia di questi due temperamenti: nelle sue forme "introiettive" esplora fino alla crudeltà ciò che sta dentro; in quelle cosiddette "anaclitiche" spiega il dolore come un sentirsi rifiutati dal mondo. È anche con questi caratteri, con la nostra disposizione a rintanarci o a mordere il freno, che abbiamo affrontato il tempo pandemico. Un tempo che ci ha polarizzato sul dentro obbligato e sul fuori negato, fino a punte introversivamente fobiche (no touch) o estroversivamente antisociali (no mask).
È stato un grande banco di prova, l'anno trascorso; apparecchiato di prove infinite: nel sistema della salute e in quello dell'economia, certo, ma allo stesso modo in quello della psiche. Dunque è stato anche una grande cartina di tornasole dei nostri caratteri e delle nostre reazioni all'imprevisto traumatico, con le conseguenti risposte difensive: dal catastrofismo al negazionismo. E ora che dobbiamo rimettere il naso fuori casa dalle nostre profondità può affiorare la paura. Di cosa? Ciascuno avrà la sua: avvilita da una strisciante depressione o indurita dalle abitudini dell'egocentrismo domestico oppure spaesata dal prolungato letargo con le sue ruggini.
C'è chi addirittura parla, e sembra una bestemmia, di nostalgia del lockdown, del suo ordine immobile, la sua sospensione paradossalmente calmante, forse velenosamente mortifera. Dal caleidoscopio di stati mentali e affettivi che fin qui ho evocato siamo tutti chiamati in causa, perché tutti, con accenti diversi, dovremo negoziare queste spinte contraddittorie: l'entusiasmo e la prudenza, il privilegio e la necessità, la velocità e la lentezza. I falò sulla spiaggia e il coprifuoco. Il tema della riapertura riapre insomma anche l'eterno conflitto tra le parti di noi più aggrappate al dentro, dove cerchiamo la sicurezza, e quelle più proiettate al fuori, dove cerchiamo l'avventura. Sicurezza e avventura: non sono forse questi i due grandi movimenti dell'amore, e dunque della vita? Il nostro compito oggi è orientarci tra il guscio e la piazza, trovare la misura, la nostra posizione su questo tragitto. Trovare "la cura" che ci protegga "dalle paure delle ipocondrie" ma anche dai "turbamenti che da oggi incontreremo per la nostra via" - e quanto già ci manchi, caro Battiato.
In tempi di lockdown avevo indicato la finestra come simbolo: la sua possibilità di essere aperta, chiusa o socchiusa, come uno sguardo, uno spazio mentale. Ora guardo la porta: anche lei soglia delle possibilità, ma anche grande invito al passo. Entrambe mettono in comunicazione il nostro dentro con il nostro fuori, la protezione e la chiamata. Per onorare la stanza in cui ci si raccoglie e la strada in cui ci si incontra. A tutti una buona soglia e un buon ritorno al mondo. In fondo è una rinascita.