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Funivia del Mottarone, il meccanico, l’ingegnere e l’imprenditore tuttofare. La banda della forchetta

(ansa)

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Chi sono i tre indagati per la strage
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STRESA - "E niente: ha ancora il singhiozzo". Dicevano così. Perché "si fermava, e bisognava agganciarla e tirarla su. Tipo carro attrezzi". Il singhiozzo - con lo strozzo nel pezzo che va dalla stazione intermedia di Alpino, dove c'è anche la sala comandi, al capolinea in vetta - persisteva da più di un mese. Ma tra il meteo ballerino di aprile-maggio, gli stop and go degli spostamenti tra Regioni e le norme anti Covid non è che il mondo facesse proprio a gomitate per salire al Mottarone. E così, finito il lockdown, la 'banda del forchettone' aveva pensato che la malata bisognosa di cure, quella scatola bianca e rossa a cui avevano cambiato i colori della livrea per renderla più grintosa, poteva cavarsela con un terribile palliativo: la piastra metallica che inibisce il funzionamento dei freni di emergenza.

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STRESA - "E niente: ha ancora il singhiozzo". Dicevano così. Perché "si fermava, e bisognava agganciarla e tirarla su. Tipo carro attrezzi". Il singhiozzo - con lo strozzo nel pezzo che va dalla stazione intermedia di Alpino, dove c'è anche la sala comandi, al capolinea in vetta - persisteva da più di un mese. Ma tra il meteo ballerino di aprile-maggio, gli stop and go degli spostamenti tra Regioni e le norme anti Covid non è che il mondo facesse proprio a gomitate per salire al Mottarone. E così, finito il lockdown, la 'banda del forchettone' aveva pensato che la malata bisognosa di cure, quella scatola bianca e rossa a cui avevano cambiato i colori della livrea per renderla più grintosa, poteva cavarsela con un terribile palliativo: la piastra metallica che inibisce il funzionamento dei freni di emergenza.

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Risultato dopo l'inferno: il singhiozzo, dopo una notte di interrogatori nella caserma dei carabinieri, adesso è loro. Il gestore Luigi Nerini e i suoi due collaboratori più stretti: Gabriele Tadini, il capo operativo del servizio, 63 anni, l'uomo che ha ammesso le responsabilità sue e degli altri; e il direttore, Enrico Perocchio, 51 anni, ingegnere del colosso altoatesino Leitner.

"Gigi l'hanno portato direttamente in carcere a Verbania, non sono nemmeno passati a prendere il borsone", ha raccontato la moglie di Nerini alla vicina in via Nicola Della Casa, centro di Baveno. Ma chi sono i tre fermati per la strage di Stresa? Come lavoravano? E come diavolo gli è saltato in mente di manomettere i freni e far girare le due cabine su e giù per un mese, come una roulette russa, sulla pelle di centinaia di passeggeri?

"Sono sconvolto. Nerini e Tadini li conosco da una vita". Ha la voce piegata Angelo Garavaglia, titolare del ristorante Idrovolante Café in piazzale Lido. È la spianata fronte lago da dove parte la funivia Stresa-Mottarone. "La scelta che hanno fatto è a dir poco scellerata. Dopo quello che è emerso, siamo tutti arrabbiati, amareggiati, delusi". Di Nerini lui è un affittuario: paga il canone alla sua società. "Dirlo adesso può sembrare paradossale. Ma all'impianto ci teneva moltissimo: sempre attento e presente. Dopodiché, come tutti gli imprenditori di successo, c'è chi ne parla bene e chi meno bene".

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L'uomo di fiducia del gestore della funivia è Gabriele Tadini. Visto il curriculum, quel che si dice una colonna. Sessantatre anni, di cui 36 passati a far funzionare la funivia del Mottarone. "È cresciuto lì. Assunto a 27 anni con la qualifica di perito", dice il suo avvocato, Anna Maria Possetti. Dopo la leva militare nella caserma Gamerra di Pisa, paracadutista, da perito meccanico si dedica al funzionamento degli impianti a fune. È il 1985: a quindici anni dall'inaugurazione della funivia che sostituisce la vecchia cremagliera del 1911 Tadini entra in sala macchine e sala comandi. L'ufficio è la stazione intermedia di Alpino. "Anche durante il lockdown, quando era tutto fermo, veniva qui ogni giorno", ricorda Garavaglia. Erano sempre in due là dentro. Lui e un assistente".

Chi dirigeva il servizio, formalmente, era però Enrico Perocchio. Ingegnere specializzato in funivie, 51 anni, biellese di Valdilana, la passione per gli aerei. Di Nerini era un superconsulente: ruolo evidentemente compatibile con il lavoro in Leitner e anche con l'altro incarico: direttore della funivia del santuario Nostra Signora di Montallegro a Rapallo (l'unica della Liguria). Una faccia meno conosciuta, Perocchio, a Stresa. Lui andava e veniva: sempre in giro tra Piemonte, Liguria e Vipiteno, dove ha sede il gruppo Leitner. Che a Nerini ha venduto la società (prima si chiamava Funivie di Mottarone) e fornito le cabine, e che è anche manutentore dell'impianto. Maurizio Leone ha una libreria-cartoleria a Stresa. "Che ci fossero dei problemi si sapeva. Anche la scorsa estate la funivia si era fermata più di una volta. Nerini? Vulcanico, brillante. Non mi faccia dire altro".

Chi lo conosce bene, il 'Gigi', è Giacomo Fontaneto. Da 30 anni. Lui è la quarta generazione dei Fontaneto dei trasporti e cioè S.A.F. (Società autoservizi Fontaneto). Nel '97 Mario Nerini, padre di Luigi, vende ai Fontaneto la Nerini servizi: l'azienda di autobus che collegano i capoluoghi del Verbano-Cusio-Ossola. "L'ho visto a cena due anni fa. Sono allibito. Mai avrei immaginato quello che sta emergendo dalle indagini. Pensi che quando dovevano fare manutenzione alla funivia ci chiamava per portare la gente al Mottarone con i pullman. Nerini è uno che si è sempre rimboccato le maniche: se c'era bisogno saliva lui, sulle cabine". Già. Stando a quanto ha riferito agli inquirenti Gabriele Tadini, il capo deve essere salito anche nell'ultimo mese. Per vedere cosa non andava. Il singhiozzo da guarire. Da lì è nata la 'scelta condivisa' di manomettere i freni: anziché risolvere il problema, allontanarne le conseguenze. Hanno vinto i biglietti e i ricavi. Ha perso la vita.