✕

Funivia Mottarone, incidenti, guasti e passaggi di proprietà: storia di un gigante malato

(fotogramma)
L'impianto ha subito diversi guasti negli anni. Nel 2001 furono messe in salvo 40 persone dal soccorso alpino. Manutenzione troppo costosa, riparazioni di fortuna, avidità e incoscienza hanno portato al disastro del 23 maggio. Cronaca di una strage evitabile
4 minuti di lettura

STRESA - Una volta era Ferragosto. Altre due volte è successo in autunno, c'era foschia e piovigginava. Il giorno prima era montato il vento 'Maggiore' - prende il nome dal lago. Le raffiche avevano costretto gli addetti, come è norma, a fermare l'impianto. Ma ventiquattro ore dopo no: il vento era calato ma la cabina stava scendendo a valle troppo velocemente. Nessuno, in quel caso, aveva disattivato i freni d'emergenza; niente maledetti forchettoni. Infatti la funivia, per fortuna, si bloccò. Solito copione: oscillazione della scatola coi passeggeri a bordo, accavallamento dei cavi. "Allora c'era ancora l'addetto che viaggiava con le persone, poi l'impianto non era stato automatizzato - ricorda Alberto Gozzi, casa e maneggio di fronte alla stazione Alpino, qui dal 2010 -. Non chiamavano nemmeno il soccorso alpino. Se la vedevano loro: verricello e via. La gente scendeva sul prato. Anche perché la cabina si era fermata …

STRESA - Una volta era Ferragosto. Altre due volte è successo in autunno, c'era foschia e piovigginava. Il giorno prima era montato il vento 'Maggiore' - prende il nome dal lago. Le raffiche avevano costretto gli addetti, come è norma, a fermare l'impianto. Ma ventiquattro ore dopo no: il vento era calato ma la cabina stava scendendo a valle troppo velocemente. Nessuno, in quel caso, aveva disattivato i freni d'emergenza; niente maledetti forchettoni. Infatti la funivia, per fortuna, si bloccò. Solito copione: oscillazione della scatola coi passeggeri a bordo, accavallamento dei cavi. "Allora c'era ancora l'addetto che viaggiava con le persone, poi l'impianto non era stato automatizzato - ricorda Alberto Gozzi, casa e maneggio di fronte alla stazione Alpino, qui dal 2010 -. Non chiamavano nemmeno il soccorso alpino. Se la vedevano loro: verricello e via. La gente scendeva sul prato. Anche perché la cabina si era fermata in un tratto non alto".

Non come nel 2001, quando ci fu bisogno degli uomini del soccorso alpino e dell'elicottero per metterne in salvo quaranta. Storie di vita della più o meno gloriosa funivia Stresa-Mottarone prima del disastro del 23 maggio, ovvero il nuovo 11 settembre delle funivie italiane (dopo il Cermis). Storie di un gigante con mezzo secolo di vita. Un gigante sempre un po' malaticcio che Regione e Comune si rimpallavano da tempo, e continuavano, perché ne aveva sempre una e in fondo nessuno ci teneva poi così tanto ad averci a che fare. Nessuno tranne il gestore Gigi Nerini. Che la funivia se la teneva stretta, perché, oltre che un business, era una cosa di famiglia: dal 1° agosto 1970. Come sempre accade quando la fatalità o il dolo trasformano un incidente evitabile in una strage, anche al Mottarone le cose vengono fuori dopo. Voci del luogo, voci che diventano verità e a volte valgono più delle perizie perché sono testimonianze oculari.

Quegli stop troppo frequenti

Gozzi sta lavorando coi cavalli nel recinto della sua associazione Equus Valley. Oltre la staccionata c'è la stazione intermedia della funivia, quella dell'Alpino dove sorge anche la sala comandi e cioè l'ufficio, da 36 anni, del reo confesso Gabriele Tadini, il responsabile del servizio della funivia. "Essì, la cabina l'ho vista qui sopra. Bloccata. Più volte. Con la gente che scendeva col verricello. Ma quelle volte lì è andata bene perché i freni c'erano... E forse quando c'era l'operatore di cabina era tutto diverso. Spesso vedevo salire il camioncino della Leitner (il colosso mondiale delle funivie con sede a Vipiteno da cui Nerini ha acquistato l'80% della società e che ha fornito le cabine e che aveva - da contratto - responsabilità del servizio di manutenzione, ndr). Ma penso che loro intervenissero solo quando c'erano cose importanti da fare. Non certo per ingrassare i cavi". Già i cavi. Uno degli enigmi sui quali i carabinieri e la procura di Verbania stanno cercando di fare luce. La fune trainante che si è spezzata. Com'era messa? E quella portante? "Sono state sostituite nel 2000 - racconta un ex collaboratore di Ferrovie del Mottarone -. Per legge le funi vanno cambiate ogni 30 anni". E dunque: 1970-2000. Costo dell'intervento (sostenuto da Regione Piemonte): più o meno 4 miliardi di vecchie lire. "Poi ogni anno va fatta una revisione dell'impianto, si fanno le magnetoscopie delle funi, che sono delle specie di radiografie dove vedi se i cavi sono a posto o se sono state lesionate da fulmini o gelo eccetera".

I passaggi di mano

Anno 2000. Cinque anni dopo l'avvocato Canio Di Milia diventa sindaco di Stresa. Resterà in carica fino al 2015. Dieci anni durante i quali aveva interlocuzioni con il gestore (in due tempi) Nerini. "Ma non è vero che faceva l'anticamera davanti al mio ufficio per la concessione. Per il semplice motivo che non ero io che decidevo. Ma la Regione e la Provincia". Il gran capo Gigi Nerini, figlio di Mario che oggi ha più di 90 anni ed è stato il fondatore dell'azienda di famiglia - la Società autoservizi Nerini di Verbania-Intra che nel 1963 sostituì coi suoi autobus la ferrovia a Cremagliera Stresa-Mottarone - nel '97 perde la gestione dell'impianto. Non è che gliela revocano. È semplicemente scaduta la concessione originaria: quella della ferrovia-cremagliera. La Regione Piemonte la affida all'azienda Conser Vco (specializzata nel trattamento dei rifiuti). All'epoca Nerini jr, formalmente, era un dipendente dell'azienda di autobus del padre: azienda che proprio nel '97 - dopo un anno di contrattazione - viene venduta alla famiglia Fontaneto. "Abbiamo acquistato debiti e crediti di una normale azienda - dice Giacomo Fontaneto -. Gigi si occupava di movimento, di linee. Ma il dominus era il padre, non si muoveva foglia che lui non volesse".

L'incidente del 2001

Arriviamo al 2001. L'anno dell'incidente di luglio che finì anche sui telegiornali: la cabina sospesa, l'elicottero del soccorso alpino, i passeggeri imbragati e calati col verricello. Quanti problemi ha avuto, realmente, da allora a domenica scorsa, la funivia Stresa-Mottarone? Chi ha lavorato per l'impianto racconta che le magagne c'erano, nasconderle adesso sarebbe ipocrita. A parte le uscite dell'Ustif (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi dl Ministero dei Trasporti ), che deve effettuare le verifiche tecniche sui cavi, la funivia spesso rimaneva ferma. Cose da sistemare, impianti che facevano le bizze, toppe da mettere. E, appunto, più di un blocco. Va detto che, quando nel 2001 si temette il peggio, il gestore non era Nerini ma, appunto, Conser Vco incaricata dalla Regione. Ma tant'è.

Strage Mottarone: "Ultimi a salire sulla funivia prima della strage, era malconcia e faceva rumore"

La seconda vita. Poi la strage del 23 maggio

La second life della cabinovia del Mottarone inizia nel 2016: revisione generale (lavori appaltati ne 2015). Ripartirà nel 2017 dopo essere stata ferma dal 2014. Perché quattro anni di stop? Perché tra 2013 e 2014 la concessione è scaduta. Nerini consegna le chiavi. Scr (Stazione Regione Piemonte) bandisce la gara d'appalto: la vince la Leitner. Che fa un patto con Nerini e quindi poi a gestire l'impianto torna lui. Leitner si occupa solamente (contratto del 2016) di manutenzione full: Nerini paga al colosso 150mila euro l'anno. In pratica 20mila euro in più di quanto il Comune versa nelle casse di Nerini ogni anno come sovvenzione-contributo pubblico. E il gigante malato? Viene completamente revisionato (è obbligatorio dopo 40 anni). Cambiati i motori elettrici, rifatti i quadri elettronici, le cabine. Tutto risolto? No, stando a quanto drammaticamente emerso. E alle confessioni dell'uomo-macchine Gabriele Tadini. Siamo a sabato scorso. Il giorno prima della strage. Da un mese - è emerso - andava avanti il magheggio dei freni disattivati col il forchettone per evitare di fermare l'impianto. "Ci hanno detto che c'era un ritardo di venti minuti per dei lavori" - ha raccontato Dario. Con la sua compagna sono stati tra gli ultimi turisti ad avere preso la funivia della stazione del Mottarone 24 ore prima il disastro. "Abbiamo preso l'ultima corsa delle 17.40. Ma abbiamo dovuto aspettare una ventina di minuti a causa di 'lavori'". Parole che, riascoltate oggi, mettono i brividi.