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I bambini e la riscoperta del sorriso

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Un'insolita mostra ideata da un’insegnante per i piccoli alunni di una scuola elementare nel Veronese, per dare un volto alle loro maestre. Non lo avevano mai visto senza mascherina, dopo un anno di pandemia. E il valore di un gesto che anche noi grandi, quando tutto sarà finito, dovremo imparare daccapo
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No, “La Maestra Mascherata” non è stato un bel fumetto. Ma, come una fiaba, magari all’inizio faceva un po’ paura, poi, d’un tratto, non più. La notizia semplice e bella arriva dalla provincia di Verona. Dalla scuola primaria di Povegliano Veronese, per la precisione. L’ultimo giorno di scuola, appese alla parete del corridoio, i bambini hanno ritrovato le facce delle loro maestre. O meglio, l’altra metà di quelle facce. Quella mai vista. Quella che per un anno, o quel che ne è avanzato tra i sussulti dei decreti pandemici, è rimasta coperta dalla museruola sanitaria. Che è un setaccio antipatico: lascia passare le parole, che appartengono alla didattica, ma trattiene il sorriso, che appartiene all’educazione. E il sorriso della maestra, per un bambino di quell’età, vale tutta la differenza fra sentirsi bene e sentirsi male sul banco. Soprattutto per i bambini di prima, che il volto …

No, “La Maestra Mascherata” non è stato un bel fumetto. Ma, come una fiaba, magari all’inizio faceva un po’ paura, poi, d’un tratto, non più. La notizia semplice e bella arriva dalla provincia di Verona. Dalla scuola primaria di Povegliano Veronese, per la precisione. L’ultimo giorno di scuola, appese alla parete del corridoio, i bambini hanno ritrovato le facce delle loro maestre. O meglio, l’altra metà di quelle facce. Quella mai vista. Quella che per un anno, o quel che ne è avanzato tra i sussulti dei decreti pandemici, è rimasta coperta dalla museruola sanitaria. Che è un setaccio antipatico: lascia passare le parole, che appartengono alla didattica, ma trattiene il sorriso, che appartiene all’educazione. E il sorriso della maestra, per un bambino di quell’età, vale tutta la differenza fra sentirsi bene e sentirsi male sul banco. Soprattutto per i bambini di prima, che il volto intero delle loro maestre non l’hanno mai conosciuto dal vero. Sono stati accolti così, da volti dimezzati, nella comunità scolastica, derubati di quel necessario imprinting inclusivo.

L’idea di restituirglielo è venuta a una delle insegnanti, Severine Darù, e tutti quanti, personale tecnico compreso, hanno accettato con entusiasmo. Si vede dai sorrisi, appunto, che bucano la carta da fotocopie formato A4 di quelle foto (foto fatte bene, su sfondo omogeneo, veri ritratti, mica selfie) incollate poi sui grandi poster. In un angolo, una citazione di Schiller: “Un sorriso non dura che un istante, ma nei tuoi ricordi può essere eterno”.

Quel mosaico di foto, i bambini pare l’abbiano studiato con divertimento, chissà, forse emozione, provando ciascuno a riconoscere la propria maestra in uno di quei volti che finalmente gettano la maschera, dopo un anno di espressioni a mezz’asta. Cercando di rimettere assieme la metà nota e la metà ignota di quei volti, come in certi giochi di memoria con le carte. Scoprendo, per portarselo in vacanza, un sorriso mai visto, come la faccia sconosciuta della luna.

Noi adulti forse crediamo di avere fatto nella vita una sufficiente provvista di sorrisi, da bastarci per quest’anno e passa di occultamento forzato. Ne siamo davvero sicuri? Forse abbiamo pensato, e sperato: quando questa cosa sarà finita, i sorrisi li ritroveremo lì dove li abbiamo lasciati. Ne siamo proprio sicuri? Dopo tutto, i muscoli non usati si atrofizzano. Sì, abbiamo continuato a sorridere inutilmente dietro i nostri hijab profilattici. Ma un sorriso imbavagliato è davvero un sorriso, o è solo una ginnastica del levator e dello zygomaticus? Rendiamocene conto, dietro quel sipario il valore semantico del sorriso si è spento. Abbiamo tentato di sostituirlo con i gesti, il pollice alzato, le mani giunte e cose così, ma non è la stessa cosa, è come balbettare un’altra lingua. Quando ci leveremo questa dannata imbragatura, magari ci toccherà rimetterci in esercizio, reimparare a sorridere, quasi daccapo. Come bambini di prima elementare. E forse è un bene, perché allora dovremo darci delle ragioni per sorridere, e aver voglia di farlo.


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