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Vaccini, il limbo dei volontari Reithera: per loro niente green pass. Carofiglio: "Io immunizzato ma la Ue non lo riconosce"

Chi si è sottoposto alla sperimentazione del farmaco italiano dovrà comunque fare il tampone per recarsi all'estero perché la norma europea che regola la certificazione rilascia il documento solo a chi ha ricevuto AstraZeneca, Pfizer, Moderna e J&J. Dovrà inoltre diversi mesi prima di potersi far iniettare uno di quelli approvati
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I novecento italiani che si sono offerti come volontari per la sperimentazione di Reithera, quello che avrebbe dovuto essere il vaccino italiano, resteranno senza green pass per diversi mesi. O quantomeno saranno costretti a fare il tampone ogni volta che sarà richiesta la certificazione verde per andare all'estero o per partecipare ad eventi o matrimoni. 

Lo stop alla sperimentazione imposto dalla Corte dei Conti che ha bloccato il finanziamento di 81 milioni alla azienda di Castel Romano esclude ovviamente il farmaco di Reithera dal novero di quelli riconosciuti da Ema e Aifa e dunque le persone che lo hanno avuto iniettato non potranno utilizzare la certificazione delle somministrazioni per ottenere il green pass. Ma, allo stesso tempo, avendo comunque avuto iniettato un vaccino non potranno farne un altro di quelli già approvati prima di un certo tempo. E dunque adesso si ritrovano nello scomodo limbo di coloro che non hanno diritto al pass nonostante siano…

I novecento italiani che si sono offerti come volontari per la sperimentazione di Reithera, quello che avrebbe dovuto essere il vaccino italiano, resteranno senza green pass per diversi mesi. O quantomeno saranno costretti a fare il tampone ogni volta che sarà richiesta la certificazione verde per andare all'estero o per partecipare ad eventi o matrimoni. 

Lo stop alla sperimentazione imposto dalla Corte dei Conti che ha bloccato il finanziamento di 81 milioni alla azienda di Castel Romano esclude ovviamente il farmaco di Reithera dal novero di quelli riconosciuti da Ema e Aifa e dunque le persone che lo hanno avuto iniettato non potranno utilizzare la certificazione delle somministrazioni per ottenere il green pass. Ma, allo stesso tempo, avendo comunque avuto iniettato un vaccino non potranno farne un altro di quelli già approvati prima di un certo tempo. E dunque adesso si ritrovano nello scomodo limbo di coloro che non hanno diritto al pass nonostante siano vaccinati. 

Tra loro anche lo scrittore Gianrico Carofiglio che ha avuto somministrate entrambe le dosi senza avere alcuna reazione avversa e che, con un test sierologico, ha già avuto la prova di aver prodotto un numero considerevole di anticorpi che dunque lo proteggono dal Covid. "Certo è singolare che noi rimaniamo fuori. Se dovessi decidere di andare all'estero in vacanza quest'estate mi sottoporrò al tampone come chi non si è vaccinato. Appena sarà possibile, immagino non prima dell'autunno, mi vaccinerò con il monodose Johnson e Johnson. E però sarebbe corretto in base ad un principio di giustizia che chi, come me, è in possesso di un test sierologico che attesta la presenza di anticorpi neutralizzanti derivanti esclusivamente da somministrazione di vaccino in quantità tale da immunizzare, potesse ricevere la certificazione verde. Io dopo aver ricevuto le due somministrazioni ho fatto il sierologico e mi sono fatto fare un certificato medico che prova la mia condizione". 

A sollevare la questione, chiedendo l'estensione del green pass ai volontari di Reithera ma anche a chi ha ricevuto altri vaccini non ancora riconosciuti come Sputnik, il sottosegretario alla Salute Sileri che osserva: "Abbiamo diversi concittadini  che, vivendo in altre nazioni, hanno fatto lo Sputnik o il vaccino cinese. Hanno sicuramente gli anticorpi e devono tornare in Italia perché magari sono un anno o due che, a causa della pandemia non lo fanno. Al momento il loro vaccino non viene riconosciuto perché non è stato approvato dall'ente regolatorio europeo, sebbene sia stato approvato in altre nazioni europee. Stesso discorso per coloro che hanno fatto Reithera. "Ci sono centinaia di italiani - ha precisato - che, desiderosi di aiutare l'Italia, si sono offerti volontari per farsi somministrare un vaccino, quello di Reithera, e che ora purtroppo  non possono fare un altro vaccino. Molti hanno gli anticorpi. Eppure questi non avranno il green pass. Troviamo un minimo comun denominatore per tutte queste persone". "È innegabile - ha concluso - la lentezza del ministero a rispondere a un quesito molto semplice".  

E Carofiglio rilancia l'idea del test sierologico come quarta condizione per ottenere il green pass. "E' una questione - dice- che non interessa solo noi che siamo alcune centinaia di volontari di Reithera ma le centinaia di migliaia di persone che hanno contratto il Covid da asintomatici e magari non lo sanno o lo hanno scoperto solo dopo proprio con un test sierologico. A queste persone che hanno un certificato che ne attesta l'immunità è giusto concedere il green pass".