Cronaca

La travel blogger Valentina Miozzo: "Il mio lockdown tra i ghiacci: qui sono libera, il covid non c'è. Le limitazioni? Quelle della natura"

Valentina Miozzo 

Originaria di Modena, viaggiatrice col pallino per l'ambiente e la sostenibilità: ad ottobre scorso è partita per lavorare in una guesthouse nell'estremo nord della Norvegia. E ancora non è tornata. Il suo sogno? "Amo l'Italia e vorrei ricrearvi un agriturismo"
 

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

4 minuti di lettura

L'unica volta che ha indossato una mascherina l'ha messa sugli occhi, per riuscire a dormire mentre fuori c'erano 24 ore di luce. Mentre in Italia scattava il coprifuoco, lì si usciva ad aspettare l'aurora boreale. Anche lassù nessun uscita al ristorante: non per divieto, ma perché assenti: così per ritrovare il gusto di casa, del cibo italiano, le sono serviti due mesi prima che arrivasse il "pacco da giù".
 
E' stato un lockdown sconvolgente, affascinante e duro quello che Valentina Miozzo ha vissuto al Circolo Polare Artico. Viaggiatrice irrefrenabile, esperta di turismo sostenibile, blogger e autrice di Viaggiare Libera (https://www.viaggiarelibera.com/), la modenese Miozzo dopo la prima ondata di pandemia si è trovata davanti a un bivio: sperare nella ripresa del turismo e delle sue attività oppure partire di nuovo.
 
Avendo gestito per dieci anni un agriturismo nel modenese, si era candidata per un posto come gestrice di una guesthouse nell'Artico, nel piccolo paesino di Kongsfjord, 28 anime, estremo nord della Norvegia, a quasi 4000 chilometri da casa. Un luogo remoto, di fiordi e leggi della natura, "dove comanda solo il meteo" dice, e di Covid non si è mai sentito parlare.



A ottobre del 2020, pochi giorni prima che ricominciassero le restrizioni in Europa, è partita: un lungo viaggio da sola per iniziare il suo "lockdown" nell'Artico, fra foche e ritmi lenti e, anche quando per un attimo ha pensato di tornare, leggi e divieti glielo hanno impedito. Il risultato è che è ancora lì, più felice che mai.

Come ci si sente a vivere il lockdown nell'Artico?
"Bene, sono appena tornata dalle Svalbard, ora sono alle Lofoten, dove resterò per i prossimi due mesi. Entrambi luoghi dove di Covid non c'è traccia. Finora ho vissuto a Kongsfjord, 28 abitanti, poi volevo cambiare panorami e ho trovato un lavoro estivo alle Lofoten. Non ho piani per ora. Come blogger e come guida il mio lavoro è molto cambiato per via del Covid, era tutto legato ai viaggi, dal Sudafrica al Costarica, poi è mutato tutto, tutto è stato bloccato. Qui sono più libera".

Come è iniziata la sua avventura?
"A marzo 2020 ero a Modena e dovevo partire per le Seychelles come guida, ma è stato tutto cancellato. Così come altri lavori con tour operator e promozione di itinerari. Mi hanno chiamato per gestire questa guesthouse nell'Artico e non ci ho pensato molto, sono partita giusto in tempo, gli ultimi giorni di ottobre".

E ha vissuto un lockdown tutto suo.
"Sì, una sorta di lockdown perenne. Qui è molto isolato in inverno, c'è tanto ghiaccio, bufere di neve, il primo supermercato è a 40 km, l'ospedale a 300 km. E' stato tutto concentrato in questo paesino di 28 abitanti. A dicembre e gennaio le notti polari sono state dure, poi è arrivata la luce 24 ore su 24. Difficile abituarsi alla luce, non ti viene sonno".

Si è sentita sola?
"Mai sentita sola, io sono abituata a viaggiare da sola per lunghi periodi, in questa esperienza non ero sola, ho trovato Eugenia, italiana, che ho conosciuto qui, anche lei lavorava nella guesthouse. Poi insieme poche settimane fa ci siamo dimesse per cambiare luogo, abbiamo comprato una macchina e viaggiato alle Svalbard per una decina di giorni, il luogo abitato più a nord del Pianeta. Fuori dal mondo. Sono stata felicissima di vedere la banca mondiale dei semi, i trichechi, le impronte degli orsi polari ovunque. So già che ci tornerò".

E come è stato il suo rapporto con la pandemia?
"Per quasi otto mesi di Covid ho sentito e letto solo su internet. Nel comune dove abitavo zero casi. La mascherina l'ho messa una volta, ma sugli occhi, per cercare di dormire. Non c'è pericolo di assembramenti qui e le uniche regole, almeno dove ero io, erano dettate dal meteo, dato che dovevi saperti regolare se volevi uscire. In Italia tutti non parlavano giustamente d'altro, io mi sentivo fuori dal mondo".

Si è vaccinata? Ha pensato al green pass per viaggiare di nuovo?
"Non ci sto capendo molto di green pass e permessi. Sinceramente, per ora resto qui. Poi affronterò quello che andrà fatto al ritorno. Tornerò ancora a Kongsfjord, poi a ottobre forse in Italia, ma dipende sempre dalla pandemia. Per ora non prendo decisioni".

Quindi non ha vissuto limitazioni?
"Limitazioni? Le strade ghiacciate, chiuse spesso. Qui i limiti li fornisce la natura: comanda il mare, dato che sei davanti ai fiordi, dove vedevo le foche. Comanda il vento, la natura. Ti sposti con macchine con gomme chiodate o piccole slitte. E la sera ti godi lo spettacolo delle aurore boreali".

Ci vuole coraggio per vivere nell'Artico?
"Le persone mi parlano di coraggio quando viaggio da sola, io rispondo scherzando che ci vuol coraggio a viaggiare in gruppo. Sono partita pensando di restare tre mesi. Pensavo poi di tornare a gennaio in Italia e vedere: non c'è stato modo di rientrare, ero come bloccata perché se tornavo dovevo rimanere e non finire il mio lavoro qui. Quindi sono rimasta".


Il cibo italiano le è mancato?
"Sono riuscita ad adattarmi. Andavamo al supermercato lontano 40 km, a seconda di quando il meteo lo permetteva. Poi cucinavo in appartamento. Ma devo dire che per fortuna qualche volta mi è arrivato il pacco da giù con parmigiano, aceto balsamico, tortellini. Era una gioia quando arrivava, ci metteva due mesi ad arrivare".

Come sta impattando sull'Artico la crisi climatica?
"Parlando con le persone del luogo mi hanno detto che la differenza si vede. Vent'anni fa si formava la banchisa, ora non si forma più. Così come le temperature: prima d'estate non si andava sopra ai 12 gradi, ora si arriva oltre i 18. A livello di natura non saprei. Io mi sono abituata ad essere circondata dalle renne, oppure vedere le foche, sempre esperienze bellissime".

Dall'Italia che sentimenti ha percepito per la sua condizione priva di restrizioni?
"Chi mi conosce è stato felice per me. Qualche volta alcuni follower mi hanno sottolineato disagio, invidia, per il fatto che loro fossero in Italia con restrizioni e io no. Molti altri mi hanno sostenuto. Non mi piace creare invidia, semplicemente ho vissuto una esperienza di vita all'estero in un periodo difficile per tanti. Qui ho lavorato e vissuto e ho avuto modo e tempo di legare con le persone dell'Artico. Ho sofferto per la rabbia che si sentiva quando ero in Italia, per la situazione. Mi è spiaciuto molto".

Secondo lei torneremo a viaggiare come prima?
"Quando si viene privati di qualcosa il desiderio aumenta a livello esponenziale. Tanti torneranno a viaggiare, spero che lo si faccia ma in maniera sostenibile. Speriamo che la ripartenza includa anche questo, viaggiare pensando all'ambiente. Poi ovviamente dipende dalle persone".


Dica la verità, sta pensando di trasferirsi lì?
"(ride). Trasferirmi non credo, la Norvegia a livello di occupazione, politica, sta bene. A volte penso che questo sia uno Stato che pensa molto al benessere delle persone. Però come ho già detto altre volte, più viaggio più adoro l'Italia. Il mio sogno è ricreare in Italia un agriturismo, un aggregatore di energie, una mia base, un nido da dove ripartire ogni tanto. Anche per l'Artico. Di sicuro, non smetterò mai di viaggiare".