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Alessandra Appiano, diario di una vita speciale, tra altezze e precipizi. Il marito: "Quello che è successo a lei non deve più accadere"

Alessandra Appiano 
Tre anni fa la scrittrice e giornalista, autrice del best seller 'Amiche di salvataggio' metteva fine alla propria vita mentre era ricoverata in ospedale per una grave depressione. Un docufilm su Rai documentari ne ricostruisce la vita, l'allegria, i successi e le ombre
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Suo marito, Nanni Delbecchi, dice che la vita di Alessandra Appiano è stata una "vita di corsa". Quasi senza prendere fiato. L'energia luminosa di una ragazza, bellissima, che dalla provincia ligure approda a Milano con il sogno della moda e della televisione. E poi invece si scopre scrittrice, diventa famosa scrivendo, conquista migliaia di lettrici, scala le classifiche, viene tradotta in tutto il mondo, vince il Premio Bancarella con il romanzo 'Amiche di salvataggio'.

Alessandra Appiano, che era anche giornalista, autrice, volto quotidiano in Tv, si è uccisa tre anni fa, a 59 anni, lanciandosi dal tetto di un albergo di Milano, dopo essersi allontanata dall'ospedale in cui era ricoverata per una gravissima crisi depressiva.

L'ombra del disturbo bipolare, il contraltare nascosto, fin da ragazzina, di una vita intensissima, piena di relazioni, narrata sul filo dell'ironia, ('La vita è mia e me la rovino io' era stato n…

Suo marito, Nanni Delbecchi, dice che la vita di Alessandra Appiano è stata una "vita di corsa". Quasi senza prendere fiato. L'energia luminosa di una ragazza, bellissima, che dalla provincia ligure approda a Milano con il sogno della moda e della televisione. E poi invece si scopre scrittrice, diventa famosa scrivendo, conquista migliaia di lettrici, scala le classifiche, viene tradotta in tutto il mondo, vince il Premio Bancarella con il romanzo 'Amiche di salvataggio'.

Alessandra Appiano, che era anche giornalista, autrice, volto quotidiano in Tv, si è uccisa tre anni fa, a 59 anni, lanciandosi dal tetto di un albergo di Milano, dopo essersi allontanata dall'ospedale in cui era ricoverata per una gravissima crisi depressiva.

L'ombra del disturbo bipolare, il contraltare nascosto, fin da ragazzina, di una vita intensissima, piena di relazioni, narrata sul filo dell'ironia, ('La vita è mia e me la rovino io' era stato nel 1992 il suo primo romanzo) aveva preso il sopravvento. L'inestinguibile malinconia che fa sembrare la vita un lago fermo. Nessuno nell'ospedale milanese che avrebbe dovuto assisterla si accorge della sua assenza: il suo corpo viene ritrovato con il braccialetto della degenza al polso e ancora l'agocannula della flebo.

Il docufilm a tre anni dalla scomparsa

A tre anni dalla morte (era il 3 giugno del 2018) la storia e la figura di Alessandra Appiano rivivono il 17 giugno in un docufilm presentato da Rai Documentari, 'Amica di salvataggio' scritto e diretto dal marito, il giornalista Nanni Delbecchi, con la voce narrante di Lella Costa e le testimonianze di tutti coloro, noti o meno noti, che l'avevano conosciuta e amata.

"Ho scritto questo documentario non solo per ricordare Alessandra con cui ho condiviso 25 anni d'amore - racconta Delbecchi dalla sua casa di Milano che è anche il set di questa particolarissima biografia sentimentale - ma anche per denunciare la solitudine di chi affronta la malattia psichiatrica, i buchi dell'istituzione, la crisi di una grande legge, la legge 180, così svuotata da non essere più una tutela per i pazienti. Perché quello che è capitato ad Alessandra non debba più capitare ad altri".

E sulle responsabilità della struttura ospedaliera, Villa Turro, e su chi avrebbe dovuto vegliare su Alessandra Appiano le indagini sono ancora in corso. Sarà Delbecchi a dare la notizia della morte della moglie ai sanitari: nessuno si era accorto dell'assenza della paziente.

Alessandra Appiano, amica di salvataggio

Ombra e luce

L'ombra sì, ma anche la luce, l'energia luminosa, così la definisce Delbecchi, di una ragazza che prima di diventare scrittrice, giornalista e autrice tv (vinse un Telegatto) fa la modella, la venditrice di biancheria intima, l'attrice di fotoromanzi, la telefonista di 'Portobello' con Enzo Tortora, la conduttrice per Mediaset, si sposa, divorzia, diventa amica, tra i tanti, di Renzo Arbore e Luciano De Crescenzo.

E poi quasi a sorpresa, in una pausa di questa corsa, come per mettere ordine dentro di sé, si ferma e inizia a scrivere, all'inizio la cifra è lo humour graffiante, lo sguardo divertito sulle peripezie della vita, dagli amori che ti fregano alla solidarietà delle amiche. Otto romanzi in tutto, mentre la sua scrittura diventa più profonda, da 'Amiche di salvataggio' del 2003 che vince "nello stupore prima di tutto di Alessandra" il premio Bancarella, al 'Cerchio degli amori sospesi', all'ultimo, nel 2017, 'Solo un uomo'.

"Nella vita adulta - diceva Alessandra citando Primo Levi - amare il proprio lavoro è la massima approssimazione alla felicità". Il volontariato con don Mazzi, testimonial per Oxfam, con un impegno che le viene riconosciuto nel 2013 con l'Ambrogino d'oro.

"Ci siamo incontrati in una fase dadaista della nostra vita, entrambi con un matrimonio alle spalle e non ci siamo più lasciati, fino al 3 giugno del 2018. Ho deciso di scrivere questo documentario insieme al mio amico Vito Oliva mentre accompagnavamo, sotto choc, Alessandra ad Imperia, nella tomba di famiglia. Alessandra era una donna che adorava la vita, la compagnia, le piaceva apparire, coltivava ed esibiva la propria bellezza. Era luce e poi improvvisamente ombra, il disturbo bipolare è questo". Altezze e precipizi.

La depressione e quel 3 giugno

'Amica di salvataggio' che rievoca il titolo del romanzo più famoso di Appiano, si svolge quasi interamente nell'appartamento di Milano dove tutt'oggi vive Delbecchi, nella stanza dove Alessandra scriveva e invitava le amiche e gli amici ai famosi 'baratto party', in cui ognuno festosamente barattava oggetti e vestiti usati.

Appiano parla in prima persona, al suo monologo si intrecciano le testimonianze delle amiche più care, di Arbore, di don Mazzi, di Monica Leofreddi. Scorrono o suoi pensieri. "Invecchiare è come salire su una collina, solo da un certo punto in poi si vede il panorama sotto di noi e si vede, o ci sembra di vedere, il senso della nostra vita". "Rimpianti per non avere avuto figli non ne ho, con Nanni abbiamo vissuto come dei ragazzi. Senza di loro, però, dopo una certa età, ti chiedi cosa ci stai a fare".

Alla soglia dei sessanta "l'orrore grigio e brumoso della depressione" torna a ghermirla. "Sentirsi bipolari come Virgina Woolf senza essere Virginia Woolf". "Gli psicofarmarci, che prendeva per la prima volta, non funzionavano. Lei era come dentro una casa in fiamme. L'unica soluzione sembrò allora il ricovero". E' il 3 giugno del 2018, è mattina. Lieve e silenziosa Alessandra esce dalla clinica. Nessuno bada a lei. Raggiunge poco lontano l'hotel Ramada. Sale all'ottavo piano e vola via. Per sempre.