Tutto il mondo alla Pilotta, gli studenti raccontano i quadri di Parma. Così svelano le loro storie e quelle dei Paesi d'origine
di Carlo Alberto Bucci , di Carlo Alberto BucciNon sono azzimati e austeri come Jean de Dinteville e Georges de Selve nel dipinto londinese di Holbein del 1533. Gifty, Karki, Jonmico e Andrea, da poco arrivati in Italia, vestono in jeans e maglietta e sono allegri e seri mentre parlano di quadri e sculture. Come i protagonisti del capolavoro della National Gallery di Londra, questi ragazzi sono Gli ambasciatori del Museo nazionale di Parma. E della Pilotta ora svelano in video i segreti della collezione. Ma parlando le lingue, le culture e le passioni della loro terra d'origine: dall'Africa all'Asia all'Est d'Europa, sono giunti in Italia per viverci e, ora, per raccontare la bellezza di Correggio o i capricci di Bellotto. "La Pilottta e il mondo, i giovani ambasciatori dell'arte" è un progetto di cultura e di inserimento nato durante i giorni difficili del lockdown. E che da oggi si mostra al pubblico dell'online sui canali del Complesso monumentale della Pilotta.
Non sono azzimati e austeri come Jean de Dinteville e Georges de Selve nel dipinto londinese di Holbein del 1533. Gifty, Karki, Jonmico e Andrea, da poco arrivati in Italia, vestono in jeans e maglietta e sono allegri e seri mentre parlano di quadri e sculture. Come i protagonisti del capolavoro della National Gallery di Londra, questi ragazzi sono Gli ambasciatori del Museo nazionale di Parma. E della Pilotta ora svelano in video i segreti della collezione. Ma parlando le lingue, le culture e le passioni della loro terra d'origine: dall'Africa all'Asia all'Est d'Europa, sono giunti in Italia per viverci e, ora, per raccontare la bellezza di Correggio o i capricci di Bellotto. "La Pilottta e il mondo, i giovani ambasciatori dell'arte" è un progetto di cultura e di inserimento nato durante i giorni difficili del lockdown. E che da oggi si mostra al pubblico dell'online sui canali del Complesso monumentale della Pilotta.
Il museo della Pilotta spiegato dai giovani ambasciatori di Parma
Dietro i 15 video, girati e montati da Giulia Serra, ci sono altrettanti studenti dell'Istituto tecnico economico Bodoni di Parma. Gifty Oduro, ad esempio, è di origini ghanesi ed è da poco in Italia. La nuova arrivata parla la nuova lingua con qualche difficoltà. Ma quando introduce alla Madonna del Latte di Siciolante da Sermonenta usa l'idioma delle madri e dei padri. La sua descrizione del dipinto è precisa anche sul piano iconografico, e questo grazie all'aiuto delle prof di scuola, Erika Martelli e Daniela Guerrieri, e delle storiche dell'arte del museo, Carla Campanini e Maria Cristina Quagliotti, che l'hanno guidata nella storia di questa Vergine col Bambino e santi di metà Cinquecento. Ma Gifty ha fatto sua la tela manierista così lontana dalle sue radici quando ha scoperto che la Vergine che con la mano fa il solletico al piedino del Figlio le "ricorda i momenti che ho vissuto e in cui non ho avuto paura grazie ai miei genitori, perché sento l'amore dei miei genitori pronti a tutto per proteggermi".
Si capisce che dietro all'esperienza da cicerone, funzionale anche ad aprire le porte della galleria d'arte a parenti e amici che probabilmente non vi hanno messo mai piede, per la giovane originaria del Ghana e per i suoi amici questa esperienza è stata l'occasione "per ascoltarsi a tu per tu con i quadri", sottolinea la professoressa Guerrieri. E la collega Martelli rivela: "Da dicembre scorso a marzo, anche durante le vacanze di Natale, abbiamo portato avanti questo progetto coinvolgendo gli studenti prima su Zoom, poi portandoli al museo che, chiuso al pubblico, per alcuni giorni è stato tutto loro. Ed è lì, tra le sale, che ognuno ha scelto il suo capolavoro". Come Karki, la 16enne nepalese "che fa il primo anno e, quindi, non ha ancora storia dell'arte tra le materie da seguire - racconta Guerrieri - eppure ha voluto partecipare con ragazze e ragazzi che si stanno per diplomare. E i suoi occhi si sono posati sul Capriccio di Bellotto perché, ci ha poi rivelato, contiene monumenti sia di Roma sia di Venezia, città che non ha mai visto e che non poteva visitare a causa dell'emergenza Covid".
Lontano da scuola, i ragazzi del Bodoni (istituto tecnico economico che è anche un turistico) sono rimasti vicini e collegati tra loro, e con il mondo, grazie alla Rete. Che gli ha mostrato - ne hanno parlato nella classe da remoto - Chiara Ferragni alle prese con le opere degli Uffizi di Firenze: straordinario veicolo di introduzione all'arte del Rinascimento per un pubblico solitamente disinteressato al nostro patrimonio. E così i 15 "ambasciatori" di Parma hanno scelto di diventare loro stessi i Ferragni della Pilotta. Le loro conoscenze e le proprie impressioni davanti alle opere d'arte sono diventate un testo che è stato sgrossato, limato, aggiustato fino a raggiungere la formula di un breve video con, sullo sfondo, l'immagine dipinta. Sulla quale proiettare i propri sogni: come quello materno di Andrea, che in classe ha il sostegno, davanti alla gestualità della Madonna con il Bambino di Van Dyck, da lui interpretata come un segno di rifiuto del figlio da parte della madre.
Le contaminazioni di pubblico e privato, e, soprattutto, di Oriente e Occidente, sono alla base del pensiero di Simone Verde, lo storico dell’arte che dirige da quattro anni la Pilotta dopo essere stato per quasi cinque anni responsabile per la ricerca scientifica e le pubblicazioni del Louvre di Abu Dhabi. “La storiografia globale applicata all’arte è stata alla base della mia precedente esperienza”, dice lo studioso. “Da quell’impronta cosmopolita è nata l’idea qui a Parma di creare, durante il lockdown, un laboratorio attraverso cui gli studenti dell’istituto Bodoni potessero mettere a disposizione la propria identità culturale nell’interpretazione dell’arte occidentale”. E Verde cita, tra gli altri, il caso di Hajar, la ragazza marocchina che ha posato il proprio sguardo sull'Incoronazione della Vergine del Correggio, massima gloria di Parma. “La studentessa – spiega il direttore del museo – non si è certo soffermata sull’iconografia mariana, ma ha puntato l’attenzione sulla luce, l’elemento che è più vicino alla propria sensibilità e alla fede islamica. A questi giovani – conclude Verde – non abbiamo chiesto una visione esotica della nostra cultura ma, al contrario, di aiutarci con il loro sguardo multiculturale a scovare ciò che di multiculturale esiste nella nostra tradizione artistica”.