Udine, scatta la mobilitazione contro il rimpatrio del fisarmonicista ucraino
di Luana de Francisco , di Luana de FranciscoDai palcoscenici della Filarmonica nazionale dell'Ucraina, al Centro per il rimpatrio di Gradisca d'Isonzo. È lì, nella struttura che, in provincia di Gorizia, raccoglie i migranti in attesa di espulsione dal territorio nazionale, che è stato rinchiuso Liubomyr Bogoslavets, musicista e docente universitario ucraino di 59 anni, sbarcato in Italia nel gennaio 2020 per esibirsi in Friuli e nella vicina Austria con la sua fisarmonica e costretto dalla pandemia a sospendere ogni attività.
"Ragioni artistiche" recitava il visto di ingresso multiplo nei Paesi Shengen che gli era stato rilasciato dalla Polonia e che avrebbe dovuto essere rinnovato ogni tre mesi. Il limbo dell'irregolarità era scattato dopo la prima scadenza. Lui, che delle procedure e della lingua italiana capisce poco, aveva provato a correre ai ripari, esplorando anche la strada della richiesta di asilo politico. Ma poi il Covid e la burocrazia, alleati micidiali nel…
Dai palcoscenici della Filarmonica nazionale dell'Ucraina, al Centro per il rimpatrio di Gradisca d'Isonzo. È lì, nella struttura che, in provincia di Gorizia, raccoglie i migranti in attesa di espulsione dal territorio nazionale, che è stato rinchiuso Liubomyr Bogoslavets, musicista e docente universitario ucraino di 59 anni, sbarcato in Italia nel gennaio 2020 per esibirsi in Friuli e nella vicina Austria con la sua fisarmonica e costretto dalla pandemia a sospendere ogni attività.
"Ragioni artistiche" recitava il visto di ingresso multiplo nei Paesi Shengen che gli era stato rilasciato dalla Polonia e che avrebbe dovuto essere rinnovato ogni tre mesi. Il limbo dell'irregolarità era scattato dopo la prima scadenza. Lui, che delle procedure e della lingua italiana capisce poco, aveva provato a correre ai ripari, esplorando anche la strada della richiesta di asilo politico. Ma poi il Covid e la burocrazia, alleati micidiali nel complicare le cose, avevano finito per intrappolarlo. Risultato: un primo decreto di espulsione con l'invito a lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni, a gennaio, e, rigettato il ricorso con cui lo aveva impugnato, un secondo foglio di via la settimana scorsa, questa volta seguito dal suo immediato trasferimento al centro di detenzione. Parcheggiato tra i migranti classificati come "pericolosi per l'ordine pubblico", quindi, fino a quando non sarà pronto il convoglio che lo rispedirà a casa, in un Paese dove, spiega il legale che ne ha preso a cuore il caso, l'avvocato Alessandro Campi, non gli è rimasto niente e nessuno.
Intanto, però, a Udine è scattata la mobilitazione. Perché durante i mesi del lockdown e, poi, delle limitazioni a zone, era stata proprio la sua musica ad allietare le piazze e le strade deserte del centro. Con la sua fisarmonica, Bogoslavets aveva scaldato i cuori dei friulani. "Un artista serio ed elegante, con una grande ricchezza interiore", si legge sul web, dove da ieri non si contano i post dedicati al suo caso. "Lo adoro. A Natale, eravamo io e lui soli in via Mercatovecchio mentre suonava. Non dimenticherò mai quell'emozione", scrive uno dei tanti che ora lo rimpiangono e che vorrebbero fare qualcosa per aiutarlo. Per rimediare al pasticcio e ottenerne quantomeno la liberazione da quello che diverse associazioni, a cominciare da "No Cpr e no Frontiere Fvg", non esitano a definire "lager di stato". Tanto più dopo la morte di un migrante georgiano nel gennaio 2020 e l'inchiesta per omicidio volontario che ne seguì.
"Sto cercando di avere un colloquio con lui, ma non è per niente facile, perché quando si entra in quel centro, la situazione è già compromessa - dice l'avvocato Campi - . Non capisco perché lo abbiano trasferito a Gradisca: è un artista e un mastro di musica, con un curriculum di tutto rispetto e riconoscimenti ottenuti in Italia e nel resto del mondo, e non certo una persona pericolosa. I suoi problemi sono legati alla pandemia: con il tipo di permesso che aveva non era chiaro cosa dovesse e potesse fare e senz'altro non avrebbe potuto uscire dall'Italia, visto che il periodo di emergenza sanitaria".
A Udine, è Sara Rosso, consigliere comunale del Pd e operatore della onlus Oikos, a guidare la gara di solidarietà partita in maniera spontanea tra la popolazione. Tre le iniziative avviate nel giro di poche ore a supporto dell'attività legale: una raccolta firme online, la manifestazione del dissenso ai Cpr attraverso brevi filmati di strumenti "muti" e un flashmob programmato per sabato pomeriggio, a Udine, in piazza Matteotti - la stessa dove Bogoslavets più spesso si esibiva - , con i musicisti di strada, italiani e stranieri, che hanno deciso di fare quadrato attorno al collega. "Lui - ha detto Sara Rosso - era e resta parte della nostra comunità".