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Politica: femminile, plurale

Lia Quartapelle durante il primo incontro di Laboratorio donne per Milano 
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Certo, c'è chi sta peggio. E a molte persone sentir dire che a Milano - la capitale economica del Paese, motore dell'innovazione, la città italiana più internazionale e via di luoghi più o meno comuni - le donne facciano fatica a conciliare vita personale, lavoro e famiglia farà venire l'orticaria.

Assolombarda ha appena pubblicato un rapporto sull'occupazione femminile a Milano sulla sua piattaforma Your Next Milano: i dati elaborati dal suo centro studi dicono che nel 2020 più di 5 mila donne hanno perso il lavoro in città e nella sua area metropolitana: un numero però inferiore a quello degli uomini (-0,7% delle occupate contro l'1,8% degli occupati, in controtendenza rispetto ai dati nazionali. Un dato che viene spiegato con la struttura economica del territorio, che vede una forte presenza femminile in settori che durante la pandemia sono stati fondamentali (sanità, commercio) e con il tasso di …

Certo, c'è chi sta peggio. E a molte persone sentir dire che a Milano - la capitale economica del Paese, motore dell'innovazione, la città italiana più internazionale e via di luoghi più o meno comuni - le donne facciano fatica a conciliare vita personale, lavoro e famiglia farà venire l'orticaria.

Assolombarda ha appena pubblicato un rapporto sull'occupazione femminile a Milano sulla sua piattaforma Your Next Milano: i dati elaborati dal suo centro studi dicono che nel 2020 più di 5 mila donne hanno perso il lavoro in città e nella sua area metropolitana: un numero però inferiore a quello degli uomini (-0,7% delle occupate contro l'1,8% degli occupati, in controtendenza rispetto ai dati nazionali. Un dato che viene spiegato con la struttura economica del territorio, che vede una forte presenza femminile in settori che durante la pandemia sono stati fondamentali (sanità, commercio) e con il tasso di donne che svolgono lavori a maggior contenuto professionale che hanno potuto svolgere in smart working.

 Dati Assolombarda/Your Next Milano 

E ancora: il centro studi Assolombarda nota che "Milano è da sempre la città che offre più opportunità di lavoro alle donne rispetto al resto del Paese", la quarta provincia italiana dopo Trieste, Bologna e Bolzano per tasso di occupazione femminile (che nel 2020 era al 64,2%, con una media nazionale del 49%). Resta ampio il gender gap: il tasso di occupazione femminile è di 9 punti inferiore a quello maschile, magra consolazione che il divario a livello nazionale sia più di tre volte tanto, al 28, visto che - se parliamo di una città che si confronta da sempre con capitali europee - quel 64,2% è comunque più alto di regioni tedesche che sono al 75%.

Va meglio che in altre città, dunque. Ma meglio non vuol dire bene. Questo anno e mezzo ormai di pandemia non ha risparmiato nessuno. E, forse, ha portato allo scoperto problemi che fino al febbraio 2020, fino a quando abbiamo corso senza fermarci, non si erano visti.

 

Lia Quartapelle è una deputata del Partito democratico, ha quasi 39 anni, un robusto percorso di studi internazionali e un forte radicamento nei dem milanesi. Così forte che nel 2018, quando il partito decise i candidati per i collegi, ci fu una sollevazione per la decisione di attribuire a Maurizio Martina - che ora è felicemente approdato alla Fao dopo l'esperienza da ministro - il 'suò collegio, quello del quartiere di Porta Venezia dove Quartapelle vive da anni. Il collegio poi è andato a lei, che ha portato a casa una vittoria senza gara con la candidata della Lega. Lia Quartapelle l'ho conosciuta per lavoro nel 2014, durante la difficile gestione di un gruppo di genitori adottivi italiani bloccati in Congo per un caso diplomatico: i riflettori, al rientro a Ciampino dei genitori finalmente con i loro figli, erano per ministri e prime linee, ma il lavoro di pressione e tessitura di persone come lei avevano portato a quel risultato, e non meraviglia che adesso sia lei la prima firmataria della mozione per chiedere che Patrick Zaki abbia la cittadinanza italiana.

 

Ma oggi qui parliamo di una iniziativa che più locale non si può. Si chiama Laboratorio donne per Milano, una serie di incontri - il primo poche sere fa, si replica a inizio luglio - messo in piedi da Quartapelle per portare le donne a incontrarsi di nuovo dal vivo, per confrontarsi sui problemi che ci sono, per provare a trovare collettivamente soluzioni. Tra pochi mesi a Milano si vota per il nuovo sindaco (che, salvo colpi di scena, sarà comunque un uomo, visto che contro Beppe Sala il centrodestra avrebbe in mente appunto un uomo) e se certamente questo genere di iniziative può servire anche come focus sui temi da campagna elettorale, ha di sicuro una grande bellezza: parlarsi, incontrarsi, specchiarsi nelle altre donne. E scoprire che fare politica vuol dire contribuire a cambiare le cose che ci circondano. Vuol dire partecipare.


Lia Quartapelle: "Uguaglianza sì, ma sostanziale"

Perché un laboratorio per le donne?

"Perché dopo un anno e mezzo in apnea possiamo dire che una cosa è chiara: le donne hanno dovuto scoprire che la loro autonomia è venuta meno, che l'organizzazione sociale e del lavoro non aveva messo in conto quanto la pandemia avrebbe avuto conseguenze per loro. Si sono, ci siamo collettivamente ritrovate, in una situazione da anni Cinquanta - donne che devono gestire figli, genitori anziani, casa e contemporaneamente lavorare - mentre le aziende continuano a chiedere un impegno non diverso da prima. Il welfare precedente, che pure c'era, non basta più".

 

E serve dircelo tra di noi?

"Quello che stiamo facendo è un esperimento. Io so benissimo che in questo momento l'attenzione sulla questione femminile è concentrata più sulle quote, sulla rappresentanza di genere nella politica - so bene che anche il mio partito non ha candidate alle primarie o direttamente alle amministrative delle città dove si vota in autunno - e sui temi legati al sessismo. Ma credo che ci sia spazio e necessità per una iniziativa politica femminile che parta dall'impegno e dalla partecipazione alle scelte sulle nostre città. Per arrivare a una uguaglianza sostanziale e non solo formale".

 

Ci stiamo concentrando sul sessismo perdendo di vista questioni di sostanza?

"Non c'è una contrapposizione, perché una cosa deve escludere l'altra? Ma penso che se nel dibattito pubblico parliamo solo di quei temi non andiamo avanti. Dopo l'esperienza del Giusto Mezzo, che ha messo davanti agli occhi di tutti i temi della disoccupazione femminile, del welfare che non basta, della mancata conciliazione famiglia-lavoro, penso che dobbiamo fare un altro passo. Nel Piano nazionale di resistenza e resilienza sono stanziati quasi 4 miliardi per gli asili nido: ma se li costruiamo e poi non pensiamo anche a come incidere sul bilancio dello stato per le assunzioni di personale non va bene. Con la diminuzione demografica a cui stiamo assistendo i dati ci dicono che il prossimo anno saranno risparmiati quasi 2 miliardi per la scuola: ma se servono meno professori serve sicuramente più tempo pieno per le scuole primarie, così da aiutare i genitori che lavorano e gli stessi bambini. Quei soldi risparmiati vanno investiti lì, non accantonati: se non siamo noi donne a indicare quali sono i bisogni concreti, chi lo può fare? Citando Pippo Civati, le cose si cambiano cambiandole: e se le donne non costruiscono la partecipazione questo cambiamento non avverrà".

 

Milano dovrebbe essere più avanti rispetto ad altre città. Non è così?

"I problemi ci sono anche qui, e faccio un esempio: anche per il prossimo anno scolastico il Comune non ha ripristinato il doposcuola per una interpretazione letterale della normativa nazionale che prevede le bolle, perché avrebbe un costo molto più alto. Ci sono comuni più piccoli intorno a Milano che lo fanno ripartire, per questo ho scritto anche io - come hanno fatto molti genitori - all'assessora all'Istruzione e presenterò una interrogazione alla Camera per chiedere se ci possono essere interpretazioni della normativa. Perché è tutto legato: riaprire in sicurezza le scuole - ora che si riapre tutto - vuol dire assicurare un servizio ai bambini e alle loro famiglie".

 

Per pensare a noi dobbiamo pensare ai bambini?

"Il Consiglio Europeo - e ringrazio il mio collega Brando Benifei per il suo lavoro - ha approvato la Garanzia bambini, che impone che il 5% del Fondo sociale europeo debba essere speso da ogni Paese in politiche contro la povertà infantile. L'Italia è il Paese europeo con il tasso più alto di povertà infantile, i 650 milioni del Fondo permetteranno investimenti in scuole e attività, ma è importante decidere bene come spenderli, indirizzandoli in progetti strutturali".

 

Sono questi i temi di cui pensa ci si debba occupare?

"L'altra sera mi sono resa conto di quanto sia sentita l'esigenza di confrontarsi, di ascoltare le storie di altre donne che hanno problemi da affrontare moltiplicati da questa crisi. C'erano donne che hanno vissuto le esperienze del femminismo storico molto meravigliate dal fatto che donne più giovani, le 30-40enni per intenderci, non abbiano l'abitudine al confronto, mentre per loro le rivendicazioni di genere collettive sono scontate. Credo sia necessario dare spazi fisici di incontro a queste donne, per una costruzione di un ruolo pubblico. E per me questa è politica".


Cosa è successo questa settimana

Una studentessa sopravvissuta all'attacco alla scuola femminile di Kabul (Foto Reuters) 
"Guidare qualche anno fa sarebbe stato impensabile": a parlare è Tarana Zaki, 26 anni che guida il Pink Shuttle, uno dei tre taxi per donne che circolano per Kabul, progetto di una ong italiana, Nove Onlus, che insegna alle donne in difficoltà a guidare, ad imparare l'inglese, a studiare informatica per essere indipendenti e produttive. "Le donne non salgono sui taxi guidati da uomini perché spesso vengono molestate, stiamo cercando di cambiare la società. Pezzo per pezzo. Mio marito è morto, ora sono io il capo famiglia, fino a qualche anno fa, non sarebbe stato possibile". Sembrano cose piccole, ma non lo sono. Se tornassero i talebani? "Non siamo le nostre madri. Loro non sapevano di avere dei diritti, noi sì e li vogliamo per questo il mondo deve sapere che continueremo a lottare".

 

Su Repubblica Barbara Schiavulli racconta questa e altre storie da Kabul, dove alla vigilia del ritiro delle forze occidentali il rischio dell'avanzata dei talebani è molto forte. E per questo ad avere più paura, per la loro vita e per quei diritti conquistati con coraggio, sono proprio le donne.


Me lo segno

 

  • Abbiamo parlato di elezioni che si avvicinano. E se a Roma, Torino, Napoli - per citare le principali - le scelte dei candidati sono praticamente fatte, a Milano c'è ancora (almeno fino a quando scriviamo) un punto interrogativo sul candidato del centrodestra, ma quasi certamente sarà uomo. Niente di molto diverso dalla situazione attuale: Openpolis ha da poco pubblicato un'analisi della presenza di donne nei consigli comunali e nelle giunte nei capoluoghi di provincia. Il dato generale? Le donne sono il 32%. E se vi sembra un numero basso, pensate che è il frutto della media tra comuni più virtuosi e comuni dove le donne assessore, consigliere o sindache sono una netta minoranza, Su 109 comuni capoluogo solo 10 hanno una donna alla guida, 13 hanno giunte formate almeno per la metà da donne: Roma è al primo posto con il 61,5% (e una sindaca), poi ci sono Modena, Andria, Forlì, Novara. Sono invece 17 i consigli comunali dove le donne sono meno del 20%: a Caserta sono solo il 9,4%. Le città con meno donne in giunta? Vince Catania, con zero donne. Analisi completa a questo link. Ieri durante l'appuntamento sulla diversità di genere in Italia "The future women (and men?) want", organizzato da Women At Bain - Bain & Company, un altro dato che va in questa direzione: le donne ministro e le parlamentari sono in Italia solo 3 su 10. Un risultatone, viene da dire, se confrontato con le società quotate: solo 1 ceo su 10 è donna. Il pay gap medio nel settore privato è del 21%, tra i valori più alti d'Europa. Eppure - dice lo studio di Bain - la partecipazione delle donne al mondo del lavoro ha un potenziale in termini di Pil che vale tra i 50 e i 150 miliardi.


Per questa settimana è tutto, grazie per la vostra attenzione.

 

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