Green pass italiano anche dopo una sola dose, ecco le differenze tra il documento italiano e quello europeo
Dal primo luglio entra in vigore il Green pass europeo per tornare a viaggiare all'estero: può ottenerlo chi è guarito dal Covid, ha un tampone negativo o ha completato la vaccinazione. Ma in Italia è già possibile scaricarlo: proprio in questi giorni il ministero della Salute sta inviando ai cittadini, via email o via Sms, i codici necessari. Un aspetto rilevante è che per chi è vaccinato la certificazione italiana, rispetto a quella Ue, segue regole meno restrittive: vediamo perché.
Dopo la prima dose
La regola fissata dal governo prevede che si possa ottenere il documento (per grandi eventi e matrimoni) già dal quindicesimo giorno dopo aver ricevuto la prima dose. Per il green pass europeo, invece, devono essere passati quindici giorni dalla seconda somministrazione (dalla prima solo per chi usa il monodose Johnson&Johnson). Va detto che il Green pass italiano, se ottenuto dopo una sola iniezione, non consentir&agrav…
Dal primo luglio entra in vigore il Green pass europeo per tornare a viaggiare all'estero: può ottenerlo chi è guarito dal Covid, ha un tampone negativo o ha completato la vaccinazione. Ma in Italia è già possibile scaricarlo: proprio in questi giorni il ministero della Salute sta inviando ai cittadini, via email o via Sms, i codici necessari. Un aspetto rilevante è che per chi è vaccinato la certificazione italiana, rispetto a quella Ue, segue regole meno restrittive: vediamo perché.
Dopo la prima dose
La regola fissata dal governo prevede che si possa ottenere il documento (per grandi eventi e matrimoni) già dal quindicesimo giorno dopo aver ricevuto la prima dose. Per il green pass europeo, invece, devono essere passati quindici giorni dalla seconda somministrazione (dalla prima solo per chi usa il monodose Johnson&Johnson). Va detto che il Green pass italiano, se ottenuto dopo una sola iniezione, non consentirà di spostarsi al di fuori dai confini nazionali. Ma sarà necessario per accedere a matrimoni e grandi eventi, dalla musica allo sport.
I dubbi sulla variante Delta
La differenza non è passata inosservata ai tecnici del Comitato tecnico scientifico, tra i quali c'è chi sarebbe favorevole a introdurre una soluzione più restrittiva, visti i recenti episodi di persone risultate positive dopo la prima dose e le notizie che arrivano dal Regno Unito, dove la rapida diffusione della variante Delta (ex indiana) dimostra che la copertura con prima dose non è sufficiente a fermare questo ceppo del virus. "Sul Green pass abbiamo deciso due mesi fa con le informazioni che avevamo allora, ma la notizia che una sola dose non basta con la variante Delta è della scorsa settimana, quindi sono sicuro che ci sarà una revisione di questa decisione" ha detto Sergio Abrignani, del Cts. In realtà, per adesso l'Italia non sembra intenzionata a cambiare le regole interne, anche perché da noi la variante Delta è ancora poco diffusa, intorno all'1%. Fra l'altro, le regole italiane si applicano solo ai residenti che vanno a eventi in cui è richiesto il Green pass: per chi vuole venire in Italia dall'estero vale comunque la regola europea, ossia occorre avere un Green pass ottenuto dopo aver completato il ciclo vaccinale (oppure con un tampone negativo o un certificato di guarigione).
Il ruolo dei medici di famiglia
Un ostacolo da superare riguardo alle certificazioni verdi che presto tutti dovremo avere in tasca è quello della modalità di rilascio. Tra le possibilità, oltre che usando con l'app IO o Immuni, c'è la possibilità di rivolgersi ai medici di base, ai pediatri di libera scelta e ad altre figure professionali sanitarie. Ma i sindacati e la Federazione dei medici di medicina generale sono sul piede di guerra: "Così si sottrae tempo alle diagnosi e alla cura dei pazienti", sostengono i rappresentanti di categoria.