✕

Archeologia, trovato in Sardegna un raro guerriero integro in bronzo risalente a tremila anni fa

L'area sistemata dopo lo scavo 
La straordinaria scoperta è avvenuta nelle campagne di Nughedu San Nicolò, nel Sassarese nel santuario Cuccuru Mudeju. La campagna di scavo è durata un anno e mezzo
2 minuti di lettura

Un elmo con corna arcuate verso l'alto, lunghe trecce sul collo, occhi a mandorla e un gonnellino corto sulle gambe divaricate. La sua è una posa da guerriero sardo, un nuragico di circa tremila anni fa. Un'istantanea dettagliata arrivata fino a noi grazie al ritrovamento in uno scavo - a luglio dello scorso anno - di un bronzetto integro dalla testa ai piedi. È alto circa venti centimetri, una misura considerata grande, ed è datato tra l'età del Bronzo Finale e l'inizio dell'età del Ferro. Sul petto ha un pugnale appoggiato in diagonale - simbolo dell'età adulta - e sulla sinistra uno stocco, un'arma a cui è legata con un cappio uno scudo rotondo, con decorazioni a raggiera, ben poggiato sulla schiena. La scoperta, considerata straordinaria dagli archeologi, è avvenuta nelle campagne di Nughedu San Nicolò (seicento abitanti nel Sassarese, al centro nella parte nord dell'isola) nel santuario…

Un elmo con corna arcuate verso l'alto, lunghe trecce sul collo, occhi a mandorla e un gonnellino corto sulle gambe divaricate. La sua è una posa da guerriero sardo, un nuragico di circa tremila anni fa. Un'istantanea dettagliata arrivata fino a noi grazie al ritrovamento in uno scavo - a luglio dello scorso anno - di un bronzetto integro dalla testa ai piedi. È alto circa venti centimetri, una misura considerata grande, ed è datato tra l'età del Bronzo Finale e l'inizio dell'età del Ferro. Sul petto ha un pugnale appoggiato in diagonale - simbolo dell'età adulta - e sulla sinistra uno stocco, un'arma a cui è legata con un cappio uno scudo rotondo, con decorazioni a raggiera, ben poggiato sulla schiena. La scoperta, considerata straordinaria dagli archeologi, è avvenuta nelle campagne di Nughedu San Nicolò (seicento abitanti nel Sassarese, al centro nella parte nord dell'isola) nel santuario Cuccuru Mudeju. Un luogo che, in età antica, costituiva una via di penetrazione, anche per le risorse minerarie; un'area, forse più trafficata allora rispetto a oggi, dove il sacro si univa al profano con incontri di pellegrini e commercianti, genti che arrivavano da varie sponde del Mediterraneo.

Un momento dello scavo 

La campagna di scavo e restauro è durata un anno e mezzo, da ottobre 2019: i lavori sono stati portati avanti dal Comune e dalla direzione scientifica della Soprintendenza archeologia del nord Sardegna, con finanziamenti regionali e locali. Durante i lunghi mesi è emerso un muro perimetrale che chiude vari ambienti, uno con una panchina lavorata su due lati, altri con resti di lastricato. Sono state anche rinvenute basi per offerte votive, ben visibili i fori per l'infissione di spade o il posizionamento di ex voto di bronzo e vaghi di collana in pasta vitrea. Sabato mattina, finalmente, la presentazione alla piccola comunità: "Non ci sono parole per descrivere l'emozione di un ritrovamento simile - ha commentato con un post su Facebook l'archeologa Nadia Canu -. E non ci sono parole per esprimere la gratitudine per tutte le persone che hanno reso possibile il cantiere, quelle che hanno lavorato sotto il sole cocente, quelle che si sono prese cura del guerriero, quelle che hanno organizzato nei dettagli la presentazione di questo splendido bronzo figurato. Stringerlo tra le mani sporco di terra e vedere riemergere ogni giorno un nuovo dettaglio è stato come aprire una finestra sulla vita quotidiana e la religiosità della civiltà nuragica".

Il guerriero, non è l'unico reperto in bronzo, ma di certo è quello con più valore. Il perché lo spiega Bruno Billeci, architetto e Soprintendente per l'Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio per le Province di Sassari e Nuoro: "La definirei una bolla di fortuna: un ritrovamento simile capita davvero di rado, purtroppo, questi siti sono noti e già meta di tombaroli, sempre e ancora attivi". Nonché l'area era già oggetto di attività agricola. E continua sul fenomeno: "Abbiamo continue notizie di buchi e scavi clandestini, ma negli ultimi tempi, per fortuna, abbiamo anche tante segnalazioni da parte di cittadini. Il territorio, poi, è vasto e spesso poco accessibile... Per questo molte informazioni su quote e punti di ritrovamento non vengono divulgate per evitare attenzioni morbose e interessate". Dopo lo studio, dove andrà il guerriero? "Personalmente sono per la restituzione al territorio che può avere ricadute culturali ed economiche, turistiche. Purché - spiega - ci siano garanzie di tutela e sicurezza". Questo è un modo per aumentare la consapevolezza dell'enorme patrimonio collettivo: "Il ritrovamento eccezionale si difende comunque da sé, il problema sono i pezzi più piccoli, ma non meno importanti... A partire dai nuraghi (costruzioni preistoriche in pietra tipiche della Sardegna, ndr) e piccole chiese che giorno dopo giorno, se non curati, si perdono", conclude il Soprintendente.