Via le mascherine, c'è felicità ma non entusiasmo: la pandemia si è presa curiosità e intraprendenza
di Elena Stancanelli , di Elena StancanelliNon mi ricordo: in ascensore la mascherina va messa o no? Cosa dicono le nuove regole? Io me la metto. Anche perché il mio ascensore è minuscolo e l'unico distanziamento possibile è quello psicologico: io guardo il soffitto tu guardi a terra e non ci parliamo. Ma i corpi si appiccicano, comunque. Figuriamoci col Covid. In questi mesi ci sono salita rigorosamente da sola ma comunque un po' guardinga. Immaginavo che in quei pochissimi centimetri quadrati di aria rappresa albergasse giorno e notte il maledetto virus. Nonostante la mascherina cercavo comunque di trattenere il fiato fin quando le porte non si riaprivano. Non solo io. Sono mesi ormai che in ascensore si va più volentieri da soli, persino in quelli enormi, quelli con su scritto "massimo quindici persone". Quindici persone gomito a gomito in uno spazio angusto e senza finestre: nessuno di noi riesce più immaginare una cosa simile senza sentire un brivido lungo la schiena. A…
Non mi ricordo: in ascensore la mascherina va messa o no? Cosa dicono le nuove regole? Io me la metto. Anche perché il mio ascensore è minuscolo e l'unico distanziamento possibile è quello psicologico: io guardo il soffitto tu guardi a terra e non ci parliamo. Ma i corpi si appiccicano, comunque. Figuriamoci col Covid. In questi mesi ci sono salita rigorosamente da sola ma comunque un po' guardinga. Immaginavo che in quei pochissimi centimetri quadrati di aria rappresa albergasse giorno e notte il maledetto virus. Nonostante la mascherina cercavo comunque di trattenere il fiato fin quando le porte non si riaprivano. Non solo io. Sono mesi ormai che in ascensore si va più volentieri da soli, persino in quelli enormi, quelli con su scritto "massimo quindici persone". Quindici persone gomito a gomito in uno spazio angusto e senza finestre: nessuno di noi riesce più immaginare una cosa simile senza sentire un brivido lungo la schiena. Anche stavolta prendo dunque l'ascensore con la mascherina pur essendo ormai una 'veccia muchacha immunizada'. Metti che nel mio palazzo c'è qualcuno appena arrivato da Londra, o da Ibiza, e ha appena alitato dentro il mio ascensore la stramaledetta Delta...
Per strada sembra tutto come prima. Roma non è certo la capitale della legalità, e da giorni, complice il caldo, le mascherine passavano dal mento alla fronte, dal gomito alla tasca senza passare quasi mai per il naso e la bocca. Come antichi cavalieri, incrociandoci a muso scoperto cedevamo il passo, allargavamo le traiettorie sul marciapiede. Qualcuno si copriva furtiva, per poi scappucciarsi pochi metri più avanti. Ma oggi è diverso, oggi è consentito. E, scopro avviandomi verso il centro storico, quasi tutti ne approfittano. Vedo sorrisi, rossetti, vedo i maschi con la barba recuperare il loro fascino (diciamolo: i barbuti, con soddisfazione di noi tutte stufe di vederli pavoneggiarsi, sono stati i più penalizzati esteticamente dalle mascherine), vedo gente felice, ma non vedo quell'entusiasmo che mi aspettavo. L'entusiasmo per il mondo, per gli altri, per le strade in cui correre e cantare è un po' sfumato in generale. La pandemia si è presa curiosità e intraprendenza.
Quelli che si aspettavano il boom di divorzi sono rimasti delusi: la paura ci ha stretto alle persone amate, e tamponate. Quelle famose tavolate, ora consentite, rischiano di rimanere vuote. Abbiamo imparato a stare in pochi, e distanziati. I vaccini ci hanno ridato coraggio, ma il desiderio è un'altra cosa. Nessuno si tiene per mano, baci non ne vedo, l'ostilità scatta come una molla per qualsiasi sciocchezza. Oggi, come da qualche mese, per strada bisogna rigar dritti: come sgarri c'è qualcuno che ti insulta, riversa sul tuo errore la frustrazione e la rabbia. Vien voglia di gridare che si chiama pandemia apposta, perché siamo tutti vittime allo stesso modo. Ma poi a gridare chissà quante goccioline si liberano e c'è sempre la stramaledetta Delta, e poi proprio oggi che siamo senza mascherine... Non tutti però. I pubblici ufficiali, i corazzieri dritti e immobili davanti al Quirinale, le guardie del milite ignoto, i vigili urbani che pattugliano le strade, i carabinieri con gli occhiali da sole sono costretti a indossarla ancora. Abbasso lo sguardo incrociandoli, temo che la mia faccia sfrontatamente smascherata li infastidisca. Fa caldo, lo capisco, ma io posso scegliere e ho scelto di annusare a pieni polmoni tutta la puzza di spazzatura che questa città offre, ovunque e a qualsiasi ora. Gli autisti dell'Ama non la indossano e neanche tutti quei dipendenti del Comune in tuta da lavoro che a contarli con uno si immaginerebbe un gioiello di città, linda e ordinata. La indossano gli autisti degli autobus e i commessi dei negozi, la portano sul mento i camerieri che aspettano i clienti nei ristoranti all'aperto e chi gira in bicicletta. Una donna abbronzata, avrà circa settant'anni, ne indossa due, una sull'altra. Forse l'ha sempre fatto dall'inizio della pandemia, o forse esprime in questo modo il suo disaccordo a questa troppo revoca delle costrizioni.
Qualcuno avrebbe preferito che rimanessimo in casa più a lungo, che ci tenessimo ancora distanti, in generale che respirassimo un po' meno in spazi comuni. Vedo uomini e donne disinvolti e altri invece cauti. Ma non è solo il contagio. Vedo per strada uomini e donne stranieri, non turisti ma probabili lavoratori, per niente spavaldi e con le mascherine indosso. Ne vedo così tanti che mi chiedo se non abbiano paura di noi. Come volessero tenersi un passo più indietro, evitare ogni rischio, perché lo pagherebbero più caro. O forse, peggio ancora, non hanno avuto accesso ai vaccini per questioni di cittadinanza, o residenza, o anche solo per l'impaccio di non conoscere bene la lingua e le regole. Nel giorno dello smascheramento loro si comportano come se niente fosse cambiato. Per solidarietà me la rimetto anch'io, ma me la strappo appena attraverso la villa Borghese, torrida e lurida come il resto della città, ma ascosa e poco frequentata. Qui vedo finalmente ragazzini limonare, infilarsi le mani nei vestiti, rotolare sui prati. Respiro: c'è vita. Vorrei fermarmi a chiedere a quelle coppie se sono in una relazione occasionale o consolidata, se c'è di mezzo un tampone o l'eccitazione ha spazzato via remore e timori. Ma poi penso ai panda allo zoo, che si distraggono e gli passa la voglia, e tiro dritto. Continuate, non fate caso a me, continuate, mi raccomando.