I tombaroli seriali della Sardegna, in casa avevano oltre mille reperti archeologici
di Monia Melis , di Monia MelisCon il loro metal detector setacciavano palmo a palmo terreni ben conosciuti e ogni tanto, al segnale del potente strumento, scavavano. In tasca avevano lamine di piombo e frammenti di bronzetti, micro reperti di qualche centimetro, e nelle loro case praticamente un museo clandestino considerato di straordinario valore. I due pensionati sardi (uno è un ex poliziotto) erano sotto osservazione da tempo e - negli ultimi giorni, nonostante il caldo di luglio – sono stati avvistati poco distante da una chiesetta romanico-pisana, nelle campagne di Dolianova, sud Sardegna, dagli agenti del Corpo forestale. Vista la flagranza è quindi scattata la perquisizione e il ritrovamento nelle loro abitazioni di oltre mille reperti archeologici, segno di un'attività prolungata nel tempo. Un'operazione che è stata nominata appunto Thesaurus, visto il sorprendente risultato.
I due uomini a casa a…
Con il loro metal detector setacciavano palmo a palmo terreni ben conosciuti e ogni tanto, al segnale del potente strumento, scavavano. In tasca avevano lamine di piombo e frammenti di bronzetti, micro reperti di qualche centimetro, e nelle loro case praticamente un museo clandestino considerato di straordinario valore. I due pensionati sardi (uno è un ex poliziotto) erano sotto osservazione da tempo e - negli ultimi giorni, nonostante il caldo di luglio – sono stati avvistati poco distante da una chiesetta romanico-pisana, nelle campagne di Dolianova, sud Sardegna, dagli agenti del Corpo forestale. Vista la flagranza è quindi scattata la perquisizione e il ritrovamento nelle loro abitazioni di oltre mille reperti archeologici, segno di un'attività prolungata nel tempo. Un'operazione che è stata nominata appunto Thesaurus, visto il sorprendente risultato.
I due uomini a casa avevano due preziose navicelle nuragiche in bronzo integre, decine di asce e mazze in pietra del periodo neolitico, un busto di guerriero nuragico armato di pugnale, una macina basaltica con inserti in piombo. E ancora gioielli e monili: medaglioni decorati con disegni di foglie e uccelli, collane di epoca neolitica ed eneolitica (VI-III millennio a.C.) nonché anelli, tra cui uno d'oro a forma di serpente. Sempre nascoste c'erano 550 monete anche di epoca punica – del III secolo a. C. considerate rare e di grande interesse perché coniate nell'isola – e poi romane (di epoca repubblicana e imperiale) e basso medioevali.
Materiale ritrovato appunto con scavi clandestini e mirati e, secondo le ipotesi degli investigatori, destinato - tramite una fitta rete di intermediari - al mercato internazionale, particolarmente attivo anche sul web. Ora tutto è finito sotto sequestro e allo studio della Soprintendenza archeologica. I due tombaroli di 69 e 74 anni sono stati denunciati per i reati di scavo archeologico clandestino, impossessamento e detenzione illegale di reperti archeologici di proprietà dello Stato, ricettazione e riciclaggio. Una passione, quella dell'archeologia, appunto non disinteressata: uno di loro è l'ex presidente di una associazione a tema, “Archeoclub” di Dolianova, ora disciolta. I danni al patrimonio pubblico, causati dalle attività di scavo e impossessamento di materiale archeologico, in Sardegna sono enormi anche a livello storico: ogni volta che i reperti sono decontestualizzati dal luogo di ritrovamento, salta un nesso con il territorio, si perde un frammento di storia.