Incendi in Sardegna, corsa contro il tempo per arginare il fuoco. E c'è chi tenta di riaprire l'attività
dalla nostra inviata Cristina NadottiBosa (Oristano) - C'è fretta di arginare il fronte del fuoco a Scanu Montiferru, all'interno della costa nord occidentale sarda, sopra a Bosa, prima che il vento rinforzi, come è previsto intorno all'ora di pranzo. Questa mattina nel Marghine un cielo grigio e una piatta irreale hanno fatto sperare nella pioggia, ma poche gocce non bastano a bloccare un fronte delle fiamme che è ancora vasto e continua a mandare in cenere boschi di querce e lecci del valore inestimabile, pascoli, stalle, vigneti.
Sulla strada che da Alghero porta a Bosa il volo dei Canadair che vanno verso il mare per rifornirsi è incessante. In paese, a Bosa, le narici pizzicano per il fumo, il Canadair passa proprio sopra la testa, diretto a S…
Bosa (Oristano) - C'è fretta di arginare il fronte del fuoco a Scanu Montiferru, all'interno della costa nord occidentale sarda, sopra a Bosa, prima che il vento rinforzi, come è previsto intorno all'ora di pranzo. Questa mattina nel Marghine un cielo grigio e una piatta irreale hanno fatto sperare nella pioggia, ma poche gocce non bastano a bloccare un fronte delle fiamme che è ancora vasto e continua a mandare in cenere boschi di querce e lecci del valore inestimabile, pascoli, stalle, vigneti.
Sulla strada che da Alghero porta a Bosa il volo dei Canadair che vanno verso il mare per rifornirsi è incessante. In paese, a Bosa, le narici pizzicano per il fumo, il Canadair passa proprio sopra la testa, diretto a Suni: "Alle 6.30 di questa mattina gli aerei hanno ripreso le operazioni - conferma l'assessore regionale all'Ambiente e alla Protezione civile, Gianni Lampis - e stiamo aspettando a momenti che arrivino anche gli altri quattro Canadair, due dalla Corsica e due dalla Francia. Non si tratta soltanto di fermare l'avanzata delle fiamme, ma di bonificare le zone dove potrebbe riprendere vigore". Parlare con l'assessore è un problema: "La linea è pessima - conferma - sono saltati anche i ripetitori".
Alle 10.30 a Santu Lussurgiu, uno dei comuni più colpiti, l'assessore fa il punto con i sindaci del Marghine e della Planargia: "La priorità è mettere in sicurezza le persone, lo è stata fin dall'inizio - sottolinea - e tutti gli amministratori sono in grado di farlo. Ai danni ambientali bisognerà pensare e per questo abbiamo chiesto di destinare i fondi del Pnrr".
Intanto, qualcuno cerca di riaprire. Gianluca Del Rio, gestore di un ristorante e di una struttura ricettiva a Sennariolo, vicino a Cuglieri, assediata dal fuoco nella notte di sabato, racconta i momenti di terrore: "Avevamo otto persone nelle nostre camere - dice - abbiamo subito messo in atto tutte le strategie di prevenzione, perché siamo informati su come proteggere i nostri ospiti. Purtroppo una coppia di belgi quando ha visto le fiamme avvicinarsi è scappata, abbiamo fatto di tutto per dissuaderli e far capire loro che era più pericoloso, ma non c'è stato verso". Oggi il ristoratore prova a riaprire, ma racconta disperato: "Avevamo acquistato da poco un oliveto vicino a Cuglieri, volevamo produrre il nostro olio, è in cenere. Un disastro".
Eraldo Sanna Passino, direttore dell'ospedale veterinario dell'Università di Sassari, conferma il disastro per gli allevamenti: "Fin dai primi momenti il circolo dei veterinari sardi si è messo a disposizione per curare gli animali feriti. Ora in ospedale aspettiamo che arrivino le bestie ferite. È un disastro di proporzioni immani: va perduto un patrimonio economico e genetico, non possiamo ancora fare una stima di quanti capi siano morti negli incendi, ma sappiamo che abbiamo perduto linee di sangue fondamentali per la razza della pecora sarda".