“Roghi in Sardegna, incuria e piccoli piromani dietro al disastro”
di Corrado Zunino , di Corrado ZuninoRaccontano, i vigili del fuoco saliti allo svincolo di Bonarcada, la provinciale orientata verso Santu Lussurgiu, che quando sono arrivati quell'auto era già una carcassa d'auto. Quindici minuti di fiamme, partite venerdì alle 18, e l'auto era irriconoscibile, persino nel modello. Forse la marmitta bollente a contatto con la sterpaglia, il fuoco l'ha mangiata tutta e poi ha attaccato gli sterpi, quindi la macchia. Sono servite quattro ore e quattro elicotteri agli uomini della Forestale, ai Carabinieri, per delimitare e poi spegnere l'incendio sui primi venti ettari. Accidentale, questo. La mattina dopo, però, da lì il fuoco è ripartito, dal rottame e dall'immediato intorno, i boschi estesi e in gran parte abbandonati del Montiferru. Dieci nuovi inneschi, hanno contato i vigili, uno dopo l'altro, probabilmente da più mani. Velocissimi, hanno nutrito un rogo che si allungherà per cinquanta chilometri. "Di…
Raccontano, i vigili del fuoco saliti allo svincolo di Bonarcada, la provinciale orientata verso Santu Lussurgiu, che quando sono arrivati quell'auto era già una carcassa d'auto. Quindici minuti di fiamme, partite venerdì alle 18, e l'auto era irriconoscibile, persino nel modello. Forse la marmitta bollente a contatto con la sterpaglia, il fuoco l'ha mangiata tutta e poi ha attaccato gli sterpi, quindi la macchia. Sono servite quattro ore e quattro elicotteri agli uomini della Forestale, ai Carabinieri, per delimitare e poi spegnere l'incendio sui primi venti ettari. Accidentale, questo. La mattina dopo, però, da lì il fuoco è ripartito, dal rottame e dall'immediato intorno, i boschi estesi e in gran parte abbandonati del Montiferru. Dieci nuovi inneschi, hanno contato i vigili, uno dopo l'altro, probabilmente da più mani. Velocissimi, hanno nutrito un rogo che si allungherà per cinquanta chilometri. "Difficile immaginare sia stata un'accidentalità", raccontano al comando di zona.
Non esiste l'incendio senza l'uomo, non esiste l'autocombustione neppure nelle estati più arse con gli scirocchi più intensi. E di quei cento roghi su cento imputabili a noi, sessanta sono voluti, sono dolosi. Ma perché la Sardegna brucia come negli anni '80, quando la speculazione avanzava così forte in costa che poi spianava pure le colline che scendevano a promontorio? "L'edilizia selvaggia e di rapina non esiste più", spiega Gavino Deiana, comandante regionale del Corpo forestale per quattro anni, "la legge del novembre 2000 ha fermato il mattone sopra il terreno bruciato". Per dieci anni a seguire non si edifica niente. E allora, chi resta per spiegare questa continuità di dolo? I pastori poco scolarizzati che ancora dieci stagioni fa negli archivi della Forestale venivano rubricati come "piromani reazionari"? Incendiavano per garantirsi la sopravvivenza: l'erba per il pascolo, la selvaggina da stanare. "Sono diventati marginali, nelle ultime stagioni la pastorizia si è fatta stanziale: capannoni, stalle, mungitrici". Ieri, i pastori di Cuglieri e di Scano aiutavano a spegnerli, piuttosto, i roghi. Quindi? "Gli incendi dolosi restano molti, ma sono legati a beghe locali, conflitti tra cacciatori e tra vicini di casa", ancora l'ex comandante. "Poi ci sono i malati di protagonismo, gente che accende il fuoco e lo segnala. E i disinvolti, che lasciano l'erba della seconda casa alta fino ad agosto".
Questa piromania a bassa intensità fa ancora molti danni, senza strategie speciali, né colletti bianchi alle spalle. E trova terreno straordinariamente fertile nell'abbandono di una montagna sarda che ormai è un pericolo di per sé. "Il bosco ha perso valore", spiega Deiana, "la legna e le ghiande non hanno più mercato. La peste suina ha sgomberato il pascolo brado e la massa vegetale, tronchi, arbusti, sterpi, si accumula sulle dorsali e al primo fuoco divampa. In Sardegna le coste vivono, il resto va morendo".