Poco prima che la Sardegna iniziasse a bruciare, dall'altra parte del mondo la luna piena è diventata rossa. Un effetto visivo causato negli States dal fumo di troppi incendi, il simbolo dell'allarme per un Pianeta in fiamme: a fuoco valli e montagne di Oregon e California, fumo sino a New York, il Canada devastato dai roghi, la Siberia dove da inizio anno ha bruciato l'equivalente di 5 milioni di campi da calcio. Ettari di foreste cancellati a Cipro, in Australia, Algeria, Sudamerica: tra incendi e alluvioni devastanti, come quelle di Germania, Belgio o Cina, o la siccità in Iran, mai finora gli effetti della crisi climatica erano così evidenti. La Sardegna è solo l'ultimo tassello di un mosaico - la Terra - che si sta sgretolando per fenomeni meteo sempre più intensi e frequenti.
Sardegna, quello che resta a Cuglieri dopo le fiamme: le immagini dal drone
Agli incendi estivi siamo abi…
Poco prima che la Sardegna iniziasse a bruciare, dall'altra parte del mondo la luna piena è diventata rossa. Un effetto visivo causato negli States dal fumo di troppi incendi, il simbolo dell'allarme per un Pianeta in fiamme: a fuoco valli e montagne di Oregon e California, fumo sino a New York, il Canada devastato dai roghi, la Siberia dove da inizio anno ha bruciato l'equivalente di 5 milioni di campi da calcio. Ettari di foreste cancellati a Cipro, in Australia, Algeria, Sudamerica: tra incendi e alluvioni devastanti, come quelle di Germania, Belgio o Cina, o la siccità in Iran, mai finora gli effetti della crisi climatica erano così evidenti. La Sardegna è solo l'ultimo tassello di un mosaico - la Terra - che si sta sgretolando per fenomeni meteo sempre più intensi e frequenti.
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Agli incendi estivi siamo abituati da sempre, ma i roghi degli ultimi anni preoccupano per velocità di propagazione e corsa, quantità di materiale organico combustibile che incontrano, siccità, cambio delle correnti atmosferiche che favoriscono l'intensità dei fenomeni meteo, soprattutto una loro permanenza prolungata. Questo mix si traduce in effetti devastanti.
"In tutti i casi c'è un denominatore comune: per la crisi climatica, gli eventi estremi durano più a lungo, si bloccano sui territori e non scorrono. Vale per il caldo, i temporali e la grandine, ma anche le alluvioni come in Germania", spiega Giorgio Vacchiano, ricercatore in Scienze forestali all'Università di Milano. Anche ieri, una grandinata micidiale si è abbattuta tra Piacenza e Parma, distruggendo i vetri di decine di veicoli sull'Autosole. "Sono tutti fenomeni - aggiunge Vacchiano - legati al fatto che è cambiata la circolazione dell'atmosfera. Il surriscaldamento ha contribuito a cambiare le correnti e l'anticiclone, a rallentare la corrente a getto, che è il nastro trasportatore di perturbazioni nel mondo: le temperature sono più alte e lo sono più a lungo. La vegetazione rimane secca per settimane e alla prima fiamma nascono roghi indomabili".
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Su ogni territorio incidono dinamiche differenti, collegate dal filo conduttore della crisi. In Canada le temperature che sfiorano i 50 gradi per giorni portano a incendi incontrollati, in Siberia da ormai tre anni le temperature sopra la media innescano incendi su superfici vastissime. Nel caso sardo contribuiscono i venti, e i boschi secchi. "Una volta acceso un rogo può essere controllato o no, la differenza la fa la vegetazione per quantità e secchezza. La quantità è data dai territori ma anche dalla gestione del bosco. La siccità invece dipende da meteo e crisi climatica: in Sardegna, in queste condizioni, con il richiamo di aria calda dall'anticiclone africano, un'aria secca e calda si è fermata per giorni contribuendo ad alimentare le fiamme".
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In una Terra dove le temperature hanno ormai raggiunto i +1,2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, e dove le emissioni di CO2 continuano a crescere nonostante appelli e lockdown, abbiamo poche armi per scongiurare eventi meteo così intensi, possiamo solo prepararci."Entro certi limiti la prevenzione funziona, nel caso degli incendi penso al creare piste tagliafuoco, alla gestione controllata del bosco tutto l'anno: ma se la crisi climatica porta ondate di calore e siccità pazzesche c'è poco che si può fare", afferma Vacchiano.
Una delle costanti di questa estate bollente è la velocità con cui si propagano le fiamme. In British Columbia i residenti di Lytton, distrutta dalle fiamme, affermano di aver avuto appena 15 minuti per scappare. Anche nell'Oristanese una velocità impressionante. "È sorprendente. Per velocità, vastità, intensità delle fiamme. Fino a 3mila kw per metro si riesce a mandare persone a intervenire, ma se l'incendio sviluppa rapidamente più energia avvicinarsi è troppo pericoloso. Il Cmcc ci avverte da tempo: in Italia l'area percorsa, interessata dagli incendi, aumenta annualmente verso il 2050 dal 20 al 40% in più".
Se pensiamo che oggi paghiamo il prezzo di emissioni di trent'anni fa, nel 2050 il clima sarà ancor più impietoso. Di questo passo, "non possiamo più declinare le nostre responsabilità: è un'emergenza continua, per contenere i rischi dobbiamo investire nella pianificazione su piccola scala o sarà tardi".