Boschi e lavoro in fumo, la Sardegna che brucia ora invoca la pioggia
dalla nostra inviata Cristina Nadotti , dalla nostra inviata Cristina NadottiSCANO MONTIFERRO (Oristano) - A tarda sera i Canadair ancora vanno verso il mare per rifornirsi e scaricano acqua intorno a Scano Montiferro. Il rogo che per tre giorni ha bruciato una delle zone più belle della Sardegna è sotto controllo, ma fa ancora paura. Tore Piu e Giulio Naitana, del corpo delle guardie ambientali di Sindia, con il loro pick up si inoltrano in una stradina sterrata, fino a un'azienda agricola: "Il problema adesso è bonificare i punti in cui il fuoco è già passato - spiegano - ci sono tronchi d'albero nei quali la brace si è riaccesa anche cinque volte". Mentre i barracelli verificano il terreno, Costantino Coccolone, dell'azienda agricola Sos Cantaros, guarda verso il fronte del fuoco, al traffico di elicotteri e Canadair che dà proprio l'idea di una battaglia: un grande gregge è radunato sotto un albero, i cani latrano e si aggirano intorno nervosi, c'è uno scroscio di …
SCANO MONTIFERRO (Oristano) - A tarda sera i Canadair ancora vanno verso il mare per rifornirsi e scaricano acqua intorno a Scano Montiferro. Il rogo che per tre giorni ha bruciato una delle zone più belle della Sardegna è sotto controllo, ma fa ancora paura. Tore Piu e Giulio Naitana, del corpo delle guardie ambientali di Sindia, con il loro pick up si inoltrano in una stradina sterrata, fino a un'azienda agricola: "Il problema adesso è bonificare i punti in cui il fuoco è già passato - spiegano - ci sono tronchi d'albero nei quali la brace si è riaccesa anche cinque volte". Mentre i barracelli verificano il terreno, Costantino Coccolone, dell'azienda agricola Sos Cantaros, guarda verso il fronte del fuoco, al traffico di elicotteri e Canadair che dà proprio l'idea di una battaglia: un grande gregge è radunato sotto un albero, i cani latrano e si aggirano intorno nervosi, c'è uno scroscio di pioggia. "'Etta abba, chelu!" Getta acqua, cielo! È la sua esortazione a un nume che, se esiste, a questa Sardegna sta facendo un gran male, con questo vento che a mezza giornata riprende a vorticare e far mulinare cenere e scintille. "Sono due gocce, ma in questo momento ci servono anche queste - riprende Coccolone in un italiano perfetto - ci serve ogni cosa. Siamo qui da tre giorni, il fuoco non lo si poteva fermare, ma siamo riusciti a rallentarlo, perché il primo pensiero è per gli animali. Li abbiamo messi al sicuro, poi abbiamo scavato con i trattori delle fasce antifuoco. Il nostro vicino - indica il terreno confinante - non è potuto venire fin qui e abbiamo guardato anche il suo bestiame, lui era bloccato a casa a Scano, il fuoco gli è arrivato in giardino".
Sardegna, quello che resta a Cuglieri dopo le fiamme: le immagini dal drone
A un passo dall'azienda è tutto nero, la desolazione fa lacrimare gli occhi più del fumo, stormi enormi di cornacchie si spostano in cielo, una donnola, animale notturno, sfreccia terrorizzata davanti all'auto. Sulla strada verso Sennariolo, lo zigzagare e saltare imprevedibile delle fiamme, che tanto pericolosa rende la lotta al fuoco, ha disegnato un quadro sublime, nella sua tragicità, di quel che è andato distrutto. A sinistra, cenere, tronchi anneriti che protendono rami scheletrici verso il cielo, fumo che si alza dal terreno. A destra, il tratto risparmiato dalle fiamme è uno splendido bosco verde intenso con felci, querce e lecci. Un paio di chilometri nella devastazione e si scorge Scano Montiferro, le chiazze nere che lambiscono il paese e fanno intuire il terrore di chi si è visto le fiamme alla porta.
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È dalla collina di Santa Vittoria, vicino a Sennariolo, che un numero, 20mila ettari di terreno distrutto, diventa un'immagine: intorno a Cuglieri è tutto nero, il rombo degli apparecchi è incessante, il caldo opprimente fa capire che il fuoco è ancora lì. Sulla strada verso Cuglieri un'auto carbonizzata sul ciglio della strada racconta di persone che hanno provato a scappare ma sono dovute tornare a piedi verso la struttura ricettiva di Gianluca Del Rio: "Avevamo otto persone nelle nostre camere - dice - Abbiamo subito messo in atto tutte le strategie di prevenzione, perché siamo informati su come proteggere i nostri ospiti. Purtroppo una coppia quando ha visto le fiamme avvicinarsi è scappata, abbiamo fatto di tutto per dissuaderli e far capire loro che era più pericoloso mettersi sulla strada, ma non c'è stato verso". Oggi il ristoratore prova a riaprire, ma racconta disperato: "Avevamo acquistato da poco un oliveto vicino a Cuglieri, volevamo produrre il nostro olio da alberi che avevano 500 anni, è in cenere. Un disastro".
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E c'è chi racconta di peggio. La Sardegna non è soltanto turismo, allevamento e agricoltura, nei roghi vanno distrutte piccole attività imprenditoriali che spesso non godono subito di risarcimenti e fanno fatica a riprendersi. A Cuglieri, dove la Coldiretti valuta sia andato distrutto il 90 per cento delle attività produttive, Carlo Inzis esce da quel che resta del suo negozio con la faccia e le mani sporche di fuliggine. Sta cercando di mettere in salvo quel che può del deposito di autoricambi e piccole macchine agricole, il più grande del settore nel Marghine e Planargia, distrutto dal fuoco sabato scorso. "Quando abbiamo visto le fiamme avvicinarsi al paese siamo corsi a bagnare tutto intorno al magazzino, e infatti il nostro orto qui dietro si è salvato. Ma vede questo terreno confinante che ancora fuma? Quello è proprietà del Comune, che ci aveva ammassato degli sfalci di palme da mesi. C'è stato poco da fare, con le fiamme alte i rifiuti hanno preso fuoco subito e da lì, con il vento che soffiava, è bastata una scintilla nel magazzino per far andare in cenere tutto. Qualcosa siamo riusciti a salvare, poco più su a mio cugino Filippo è andata peggio, il suo deposito di bibite è distrutto". Sull'altro lato del terreno comunale, Inzis indica il capannone accartocciato la cui foto è diventata un simbolo della devastazione di Cuglieri.
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